Niente dura per sempre

Ci siamo conosciute il giorno di S. Martino, ballavamo e pestavamo l’uva nel cortile dell’asilo. In realtà tu ballavi, io invece gironzolavo tra i tavoli con un succo di frutta in mano e un tovagliolo di carta nell’altra. Appena ci siamo incrociate ci siamo rese conto di avere trovato un tesoro.

Quel giorno iniziò la nostra avventura, il nostro viaggio.

In ogni mio ricordo ci sei tu con la tua risata assurda e contagiosa, io e te con la merenda in mano a vagare per la scuola, io e te a ridere e a chiacchierare troppo, io e te appiccicate o separate ma comunque indivisibili, io e te a sentirci dire quanto siamo incorreggibili.

17 anni preziosi e indimenticabili.

Eravamo due bambine diverse, tu con la tua serenità e il tuo sorriso sicuro, io sempre con un diavolo per capello e il sorriso innocente. Se per caso qualcuno si azzardava a farti male io gliene davo il doppio, se c’era qualcosa di “pericoloso” da combinare ero in prima fila e tu lì a guardarti la scena “sei pazza” mi dicevi e ridevi, fin quando non trovavi il coraggio di unirti alle mie malefatte.

Così simili eppure opposte, io ero sempre quella che stava sul portapacchi delle bici degli altri con le braccia spalancate, tu preferivi girare e rigirare fino alla nausea sulla giostra, io prendevo la rincorsa pure per scendere da una scivola e sistematicamente mi andavo a schiantare da qualche parte, tu correvi al riparo “perché non si sa mai”, io tornavo a fare la pazza anche dopo le corse in ospedale e tu invece non ci hai mai messo piede.

Tu eri la teoria, io ero la pratica. Alla fine è crollato tutto.

Siamo state lontane durante il liceo ma mai troppo lontane da perderci, l’affetto ha resistito, il bene non è scomparso. Spesso però mi chiedevo se molte cose avrebbero potuto essere diverse con te al mio fianco, se anche per te la vita sarebbe stata più semplice. Se fin da bambine certe cose fatte diversamente ci avrebbero fatto più bene. Magari tu avresti avuto meno paura della vita e io sarei stata meno arrabbiata con lei.

Ci sono foto di mille recite, recite in cui finivamo sempre per distrarci, in cui venivamo sempre separate e un attimo dopo eravamo di nuovo l’una accanto all’altra, foto in cui siamo colte alla sprovvista, ce n’è una in cui tu ti trattieni a stento dal ridere e io sono accanto a te con uno sguardo invasato, chinata nell’illusione che nessuno si accorga che nel bel mezzo della recita stavamo lì a ridere per chissà quale motivo, un’altra in cui festeggiavamo la natura e crescendo ci siamo rese conto che la parte dell’erba mi calava proprio a pennello (per il mio modo di essere, ovviamente) mentre a te quella dell’albero un po’ meno (per la tua antipatia per l’aria aperta), un’altra in cui dovevamo litigare in dialetto e invece durante le prove siamo finite per ridere e abbracciarci e neanche il gran giorno siamo state tanto credibili.

Ci sono foto in cui siamo solo dei pulcini, altre in cui inizia a manifestarsi il carattere (tu sempre serena e tranquilla, io sempre con la testa tra le nuvole), altre in cui iniziano a vedersi i cambiamenti della crescita (tu seria seria, io coi primi sintomi della timidezza che trasformano il mio sorriso rendendolo ebete), altre in cui ci siamo rese conto che stavamo sbocciando.

Col tempo eravamo riuscite a crearci un mondo tutto nostro, una cerchia di amici con cui poter essere semplicemente noi stesse, libere e felici. Ridevamo fino alle lacrime, la pazzia di uno diventava la pazzia del gruppo, non ci annoiavamo mai.

Non ci avrei creduto se mi avessero detto che un giorno sarebbe cambiato tutto, avrei cominciato a perdere certezze, persone, mi sarei resa conto di quanto è facile ritrovarsi soli.

Entrate nell’adolescenza ci siamo accorte di quanto stessimo veramente cambiando, “Ci metti troppa passione, ti brucerai” mi dicevi quando ti parlavo di un ragazzo, “Se non ci provi non puoi saperlo” ti rispondevo io e tu scuotevi la testa con decisione “No, sono tutti uguali. Non mi interessa”.

Ero convinta che sbagliassi, ma in realtà sbagliavo anch’io. Tu partivi con l’idea che fossero tutti gli stessi e nemmeno ci provavi, io partivo sapendo che tanto volente o nolente sarebbe finita, perché è sempre così e non puoi farci niente. Che comunque sarebbe andata soltanto noi saremmo durate per sempre.

“Ti pentirai” mi dicevi con quel tuo sguardo deciso.

Si, mi sono bruciata, avevi ragione ma non mi pento, perché in tutto quello che ho fatto ho sempre messo me stessa consapevolmente.

Tu mettevi al primo posto la paura, io speravo soltanto di non perdere il sorriso per colpa del cuore. Tu preferivi restare a guardare, io sognavo di volare. Alla fine io sono precipitata e tu hai cominciato a ripetermi continuamente “Lascia perdere”. E ho lasciato perdere.

“Lo dico per te, lo sai, non voglio che soffri” mi dicevi e dentro di me pensavo “Lo so, ma così non vivi”, “Non vedi come va a finire? Lo dici sempre anche tu” continuavi e si, lo dicevo sempre anch’io, ma le mie parole derivavano da una speranza tradita e non da una convinzione senza via d’uscita.

Più crescevamo, più usciva fuori la nostra diversità. Io ero certa che fosse un punto di forza, che fosse bello. Tu invece hai preferito farne un punto di rottura.

“Boh, chissà cos’eri in un’altra vita” mi dicevi ridendo quando correvo verso il prato dove andavamo sempre, lanciavo la borsa dove capitava prima e mi sdraiavo senza pensarci due volte.

“E dai, vieni anche tu!” ti rispondevo esaltata, “Bleah! Che schifo, lo sai che non mi piace” esclamavi subito perlustrando i dintorni.

Adoravo la nostra amicizia non soltanto per le sue “vecchie” radici, ma perché era l’unica cosa che mi era rimasta di veramente bello. L’unica cosa che ancora durava, che ancora mi dava speranza.

Potevamo essere noi stesse senza paura, dirci tutto sapendo che l’altra non avrebbe giudicato, sapendo che l’altra sarebbe stata lì e basta, con sincerità.

Ancora ricordo quelle volte in cui dicevi “i nostri figli cresceranno insieme, andranno a scuola insieme e si vorranno bene come noi” e io ridevo e aggiungevo “si, magari diventiamo pure consuocere”, e allora ridevi anche tu e i progetti aumentavano, i sogni crescevano e imparavamo che l’amicizia veramente non conosce limiti.

Rileggo a volte i tuoi sms e rido, altre volte mi si scioglie il cuore “ci sosterremo sempre”, “saremo sempre insieme”, “sei speciale e unica, averti vicina mi rende felice”.

Il tuo “ti voglio bene” era l’unica certezza che pensavo non avrei perso mai. Invece a poco a poco ho scoperto che niente dura per sempre. Nemmeno noi.

17 anni ignorati come se nulla fosse, improvvisamente privati del loro valore.

Per qualche assurdo motivo arriva sempre il momento in cui il mio impegno, la mia volontà, la mia forza, il mio affetto, non sono abbastanza. Arriva sempre il momento in cui vengo colpita senza preavviso, tutto succede senza che quasi me ne rendo conto, senza poterlo evitare. Una storia che si ripete all’infinito. E fine, è finito tutto, non resta più niente, non conta più niente.

Non ci vedremo più, non ci sentiremo più, non mi sveglierò più la mattina sapendo che tu sei ancora con me. Mi faranno male i soprannomi che mi hai dato quando sarà qualcun altro ad usarli, qualcuno non ancora informato, i nostri filmini, le nostre fotografie. Ogni volta che mi guarderò indietro sarai in mezzo a tutte quelle altre cose che non ci sono più.

Non capirò mai perché le persone abbiano la necessità di farmi del male e perdermi prima di capire l’importanza che ho, ma so che così come tutti sono sempre tornati indietro tu sarai l’unica a non farlo. So che adesso avrò un altro posto vuoto nel cuore ma non ti tratterrò, così come mai ho fatto (perché resto del parere che per quello che si vuole si rischia sempre e soprattutto ci si impegna per tenerlo in vita). So che nella vita si supera tutto, si va avanti anche quando non ci crediamo, ma so anche che non smetterò mai di guardarmi e toccarmi certe cicatrici perché il dolore e la delusione che mi hanno causato ormai mi hanno troppo disincantata. Non mi metterò più in gioco come un’illusa, non rincorrerò più nessuno e soprattutto non darò più “troppo” di me.

Forse è meglio starsene in pace da soli, non contare su nessuno, non credere in niente e lasciare perdere veramente.

Perché la verità è che le persone come me saranno sempre ammirate e desiderate da tutti, ma alla fine ne avranno paura e le lasceranno sole a inaridirsi.

E a questo punto è meglio così.

17 Ottobre 2013

Francesca Lizzio


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