Il regalo più grande

E’ cominciato tutto con una canzone, era stato Masini ad unirci quella mattina uguale a tante altre. Nello stesso momento abbiamo iniziato ad intonarla, ci siamo guardate meravigliate e abbiamo esclamato “Piace anche a te?!?”, mentre gli altri ci guardavano come se fossimo state due pazze visionarie, “Masini? E chi è questo?” dicevano.

Da lì è iniziata la tua missione, la tua ultima missione.

Io odiavo il mondo intero, avevo chiuso il cuore con chiodi e catene, l’avevo gettato in un pozzo senza fondo e tu eri decisa a tirarlo fuori da quel luogo angusto. Vivevo decisa a tenere a distanza chiunque, non volevo sentimenti, non volevo emozioni, non volevo nessuno perché sapevo che tutti se ne andavano, perché sapevo che nessuno manteneva le promesse, perché non volevo più combattere da sola.

“Non chiuderti” mi dicevi, quando era chiaro come il sole che avevo perso la forza e la voglia di aprirmi.

Mi guardavi con quegli occhi attenti ed io mi chiedevo perché sprecassi le tue energie per una causa persa come me, perché perdere il tempo che ti restava con una come me?
Parlava il cinismo, la speranza l’avevo seppellita e tu lo sapevi, tu sapevi sempre tutto, con quegli occhi sembravi vedessi oltre, sembrava che conoscessi tutto quello che mi passava per la testa, tutto quello che purtroppo non riuscivo a smettere di provare.

Cercavo di evitarti, non volevo imparare a volerti bene, non volevo averti come amica, non volevo arrivare al giorno in cui avrei dovuto dirti addio.

“Non perdere la speranza” mi incoraggiavi ed io soffocavo la rabbia, quella rabbia che cresceva dentro di me e mi divorava giorno per giorno, quella rabbia che aveva imparato a ringhiare da quella volta in cui mi hai raggiunta in cortile mentre fumavo e mi hai detto “Devi smettere, tu puoi scegliere” e mi sono sentita morire, mi sono sentita il cuore catapultato fuori da quel pozzo, mi è mancato il respiro e sono corsa in bagno a piangere perché incoraggiavi una qualunque come me e tu invece, non potevi scegliere.

Alla nostra età ci eravamo ritrovate a fare i conti con la consapevolezza del “vivi questo momento come se fosse l’ultimo”, perché con te era tutto l’ultimo momento, tutto era per l’ultima volta.

“Fidati, le cose cambieranno” mi assicuravi ed io non ci credevo, il mondo mi trattava sempre come uno scarto, avevo perso quella sicurezza e quella fiducia nelle cose e nelle persone. Non capivo come facevi ad essere così forte, quando tu per prima avresti avuto il diritto di odiare tutto e tutti.

Davi acqua alle mie spine con la certezza di poterle trasformare in fiori, davi sole alle mie giornate con il desiderio di vedermi tornare a sorridere, davi tutto quello che avevi con la speranza che un giorno non mi sarei mai più sentita inutile. Mi spingevi ad esistere perché la vita è una sola, perché la vita è anche questo e devi imparare ad accettarlo anche se è ingiusto, anche se fa male, perché anche se a volte la fine arriva troppo presto è importante pensare che almeno c’è stato un inizio, che ogni cosa ti servirà ad essere la persona che sei destinata ad essere. E io invece volevo distruggere tutto, non riuscivo a darmi pace perché non potevo sconfiggere quel male che ti ha spento.

Quel giorno stavano tutti a scattarsi foto, “Vieni, ce ne facciamo un paio anche noi” e io subito ho scosso la testa, “Meglio di no, vengo sempre male, non mi piaccio mai” e non era una scusa inventata, era vero, ma in quel momento non era la verità. Odiavo le foto perché è lì che restano le persone quando se ne vanno, è lì che restano le risate, le emozioni. Le odiavo perché alla fine restavano solo quelle e le lacrime.

Tu allora hai sollevato le spalle e hai detto “Vabbé, tanto per certi ricordi non c’è bisogno di una foto” e avevi ragione ma nessuno mai potrà immaginare quanto me ne sono pentita, quanto mi dispiace essermi difesa quando non era necessario. Quelle sono foto che rimpiangerò sempre, ricordi preziosi che avrei potuto e dovuto immortalare.

Mi sentivo vuota e piena, agguerrita e sconfitta. Assaporavo i nostri momenti con amarezza, col sale delle lacrime incrostato nelle vene, perché mi rifiutavo di piangerlo.

Erano giorni che il cielo stava cupo e grigio. Squillò il cellulare e capii, il cuore si rende conto sempre prima della testa, sa sempre cos’è successo. A quel punto iniziò a piovere e desiderai con tutta l’anima di sparire per le strade proprio come quella pioggia, di potere essere giustificata così come io giustificavo il cielo che aveva deciso di lasciarsi andare proprio quel giorno.

Ti ho detto addio sotto un diluvio, davanti a un mondo che odiavo con tutta me stessa, mentre consolavo e davo forza a tutti e nessuno pensava a me.

Ero tornata sola, più sola di prima, scoprendo che ci si può sentire sempre più soli di quanto non ci si senta già. A fronteggiare problemi e tragedie più grandi di me.

Poi mi resi conto che avevo smesso di fumare. Mi resi conto che la tua missione di pace forse non era davvero una causa persa. Mi resi conto di potere scegliere.

Alla fine decisi che avrei fatto tesoro della tua esistenza, che per la mia vita saresti stata il regalo più grande, che la tua fede in me mi avrebbe dato la forza di vivere ogni volta in cui il mondo mi avrebbe fatto del male o impaurita.

Ti penso sempre, con il “grazie” più grande che forse pronuncerò mai.

Ogni tanto mi sento ancora piccola e incapace ma poi mi tornano in mente i tuoi occhi fiduciosi e torno a respirare. Mi lascio incoraggiare dalle tue parole, dai nostri ricordi e da tutto quello che ci legherà per sempre. So che mi aiuterai a ritrovare la strada quando mi perderò, a credere ancora quando girerò le spalle al cuore e imporrò l’armatura alla testa.

Ti voglio bene come il primo giorno, quando me ne stavo in un angolo a leggere “Io sono di legno” con le mie spine bene in vista e tu, con quei tuoi occhi attenti, mi hai raggiunta e mi hai detto “Wow, sei una tosta. Ci troveremo bene insieme” e io sicuramente avrò fatto qualche espressione strana delle mie, perché subito dopo mi hai sorriso e hai aggiunto “Puoi credermi sulla parola, il mio sesto senso non sbaglia mai”.

Quel giorno ti risposi “Vedremo” con sorpresa e curiosità travestite da ostilità.

Oggi ti rispondo che avevi ragione e meno male, altrimenti chissà se mai qualcuno mi avrebbe cambiato la vita come hai fatto tu.

Avrei voluto sapere cosa hai visto in me al punto da volermi così bene, lo sai, non ho mai creduto di essere niente di speciale. Non ti ringrazierò mai abbastanza comunque, hai dato un senso a quei giorni che altrimenti avrei buttato nel dimenticatoio.

Forse un giorno ci sarà qualcuno che vorrà credere in me come hai fatto tu. Lo sai, sono una scettica, dubito sempre di tutto e poi sono convinta che certe amicizie e certi amori capitano soltanto una volta.

Io ero il cactus e tu la volpe. Quindi pensaci tu, mi fido. Ho smesso di credere da tempo, ma non smetterò mai di credere in te.

29 Gennaio 2014

Francesca Lizzio


©Copyright 2015

segui cuore di cactus su Facebook


Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...