Quelli che siamo stati

Stamattina mi sono svegliata e mi sono resa conto di non ricordare più il suono della tua voce. Chissà perché proprio oggi, che giorno è, che giorno è stato, ho dimenticato anche questo?

Tra tutti gli abbracci maschili che mi sono stati offerti, soltanto nel tuo volevo perdermi. Questo lo ricordo. Ricordo anche che non correvo rischi fra le tue mani di bussola.

Avrei fatto le valigie e sarei venuta a vivere con te, ricordo bene anche questo. Ricordo anche come mi ha afferrato il cuore la paura in quel momento.

Non ti pensavo da così tanto tempo che oggi mi pare strano ricordarti senza sapere perché.

Perché mi manchi? Si, è vero, a volte mi manchi. Per la precisione, tutte le volte in cui mi cade il mondo addosso e non riesco a rialzarmi. Per fortuna non succede spesso che mi ritrovi a desiderare di correre da te. Per fortuna alla fine da sola ce la faccio.

Nessuna bussola ci ha fatto più ritrovare. Piuttosto, ho scoperto e imparato che quando le uso io certe parole, non vengo mai né capita né perdonata. Sono sempre io quella che deve capire, perdonare, passare oltre e quante volte l’ho fatto, ho perso il conto di tutte le volte che ho abbracciato chi mi aveva ferito.

Vorrei prendere un treno, un aereo ma non per scappare che lo so che così non si risolve nulla, ma per poterti incontrare di nuovo per la prima volta. Farei tutto diversamente e l’unica paura che avrei sarebbe quella di non riuscire a darti tutto l’amore che ho. Il resto lo lascerei alle tue mani.

Il resto lo lascio a quelli che siamo stati.

Francesca Lizzio


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Certe donne

E’ prerogativa di certe donne non sentirsi mai abbastanza.

Ci sono quelle che colpiscono per un sorriso distratto, una mano passata così tra i capelli, quelle con delle occhiaie che nemmeno tre chili di trucco riescono a nascondere o che invece se ne fregano e non vogliono nasconderle, quelle con lo sguardo lontano, quelle che si truccano tanto, quelle che si truccano poco o niente.

Ci sono quelle che “No, non ce la faccio” e invece alla fine ce la fanno, quelle che inciampano, sbattono, prendono in pieno porte, muri, mobili e ridono anche se così si saranno assicurate un bell’ematoma.

Ci sono quelle che “No, non ci credo più. Vada al diavolo lui e pure tutti gli altri” e dicono sul serio, quelle che vorrebbero dire sul serio ma non ci riescono, quelle che “Io però continuo a sperarci”, quelle che sognano e non lo dicono a nessuno, quelle che leggono, quelle che scrivono.

Ci sono quelle che si sentono invisibili oppure pagherebbero per esserlo (almeno per un po’, ogni tanto), quelle che corrono dalla mattina alla sera stando a sentire tutti e dimenticando se stesse, quelle che si incazzano per bene e mandano tutti a fanculo “Basta, decido io, faccio a modo mio”.

Ci sono quelle che si sono spaccate la testa mille volte e si sono stufate “No, grazie, ho smesso”, quelle che guariscono e dicono “Ma si, dai, riproviamoci”, quelle che non sanno perdonare perché fa troppo male, quelle che perdonano appena un gesto o una parola fa sciogliere loro il cuore.

Ci sono quelle che affrontano situazioni impossibili e anche se si sentono il mondo addosso, anche se si sentono insignificanti e sconfitte, riescono a superarle pur non credendosi forti abbastanza.

Ci sono quelle che non sanno parlare, quelle che parlano troppo, quelle che il cuore non lo abbandonano manco a legnate, quelle che lo prendono a legnate.

Ci sono quelle che stanno alla fermata dell’autobus con le cuffie nelle orecchie e la musica nemmeno la sentono, troppo impegnate a chiedersi perché e per come, quelle che si sentono le pecore nere dappertutto, quelle che piangono in silenzio, quelle che lo urlano al mondo quando sono a pezzi.

Ci sono quelle che si nascondono per non essere notate, quelle che sperano sempre di essere notate, quelle fortunate che hanno delle amiche pronte a tutto e in qualunque momento, quelle che hanno smesso di credere pure nell’amicizia.

Ci sono quelle che pensano, pensano, finché non crollano, quelle che fanno, fanno, così non devono fermarsi a pensare e crollare, quelle che non hanno nessuno, quelle che hanno qualcuno ma in fondo è come se non avessero nessuno.

Ci sono quelle che scelgono, quelle che non vengono mai scelte, quelle che non si piacciono ma dovrebbero, quelle che finalmente lo capiscono e iniziano ad amarsi, quelle che si sanno aiutare da sole, quelle che ogni tanto si fanno aiutare (che ogni tanto ci vuole).

Ci sono quelle che hanno deciso di ammazzare la speranza visto che è l’ultima a morire, quelle che non smettono di difenderla anche dopo infiniti calci in culo, quelle del bicchiere mezzo pieno, quelle del bicchiere mezzo vuoto, quelle che il bicchiere se lo scolano e arrivederci e grazie, quelle che ballano, quelle che lo fanno solo con dell’alcol in circolo.

Ci sono quelle che coi sentimenti non sanno giocare e fanno la guerra col mondo quando scoprono che lo stronzo di turno le ha prese solo in giro, quelle che a quel punto iniziano a fare come quello stronzo “Chi se ne frega, così non soffro più”.

Ci sono quelle che si cercano e non si trovano, quelle che si trovano e non si perdono più, quelle che si perdono per poi ritrovarsi, quelle che scappano, quelle che aspettano.

Io credo che queste donne siano più forti e più belle di quello che pensano. Vorrei non si sentissero diverse dalle altre, che se ne fregassero, perché sono tutta un’altra storia e con loro non c’entrano niente. So che non è facile ma è possibile.

Siate come la terra che malgrado il cemento, riesce sempre a fiorire.

Francesca Lizzio


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