La felicità

Sono sempre stata la cinica del gruppo. O la stronza, dipende dalle circostanze. Fatto sta che tutte le volte che tra amiche si tocca l’argomento “uomini”, ecco che esce fuori il mio lato amaro. Vuoi perché col tempo ho imparato a conoscerli, vuoi perché fin da subito non mi sono mai fidata di loro del tutto.

E così, proprio io che una volta ero fermamente convinta che nonostante tutto il mio “happy ending” se ne stava da qualche parte, alla fine mi sono ritrovata a tenere ogni maschio sulla corda.

Se da un lato le mie amiche qualche volta mi rimproverano di essere troppo difficile/diffidente, dall’altro mi sono accorta che qualche maschio che non si arrende alle mie barriere c’è.

Ho scoperto poi di non essere altro che una sfida da vincere e buttare successivamente nel dimenticatoio. Fa niente, è esperienza, fa curriculum.

Perso il desiderio (e la speranza) dell’happy ending, anche quel po’ di romanticismo che avevo è andato a farsi benedire. Accumulando delusioni, ferite e rimpianti, complice il fatto di non aver mai vissuto la singletudine come un dramma, ho capito che stare da sola mi piace troppo. Ho capito che il mio “finale” altro non è che l’inizio di un amore che ogni donna dovrebbe avere: quello per me stessa.

Ad un certo punto mi sono stancata delle solite frasi da manuale Io ci tengo a te, ma non sono pronto per una storia importante (quindi preferisci perdermi? Ok, addio allora), Ho sofferto tanto in passato/Non me la sento di definire il nostro rapporto/Io sono fatto così, se non ti sta bene quella è la porta (oh povero, a me invece mai nessuno mi ha preso per il culo o spezzato il cuore/wow, che atteggiamento maturo/allora sei stronzo, quella è la porta).

Credetemi quando dico che un uomo che vi vuole veramente col cavolo vi lascia andare, inventa scuse o sparisce.

Ad un certo punto ho deciso di stare da sola. Perché gli uomini, alla faccia del “sesso forte”, non hanno né le capacità né il coraggio di investire in una relazione. Perché non ne potevo più di non essere mai “abbastanza” o di essere “troppo” per qualcuno che in realtà non mi ha mai voluto veramente. Perché non merito una persona che mi fa sentire insicura, che mi fa odiare il mio corpo o il mio carattere, che mi dà per scontata. Perché non sono una che si accontenta. Perché questo per me non è amore.

Stare da sola è fantastico. Non devi rendere conto a nessuno di quello che fai, dove vai, con chi vai. Sei libera. E’ anche vero che la solitudine a volte sa essere una gran bastarda, eppure soltanto grazie a lei possiamo fare chiarezza dentro di noi. Grazie a lei saremo in grado di scegliere su quale treno salire, non prenderemo al volo il primo che passa. Grazie a lei saremo in grado di decidere se riprovarci o lasciare le cose come stanno, con assoluta consapevolezza.

Oggi i rapporti non valgono niente, siamo tutti facilmente sostituibili, messi in vetrina finché fa comodo, esposti agli occhi di tutti ma incapaci di guardarci l’un l’altro. Sfiliamo in una piazza in cui tutto è in mostra, ma nessuno ci sceglie mai per quello che realmente siamo. In una società dove valori e sentimenti non contano più nulla, essere single è legittima difesa. E’, tra le altre cose, un’occasione preziosa per imparare ad amarci come nessun altro farà mai.

Per cui, quando si parla d’amore io sono la guastafeste, quella che dice cose come Se è sparito è perché non era veramente così interessato, Non dargli troppe certezze, ti darà per scontata, non cercherà di conquistarti, Tienigli testa, non essere sempre accondiscendente, Fatti desiderare, non concedere tutto subito, deve capire che sei preziosa e non come le altre, Hai una vita senza di lui, non deve pensare che trascorri tutto il giorno in attesa che si faccia vivo e se la sincerità è sempre la strada migliore, devo dire che non sempre è apprezzata.

Per fortuna le persone intelligenti sanno che in queste parole amare ci metto tutto il mio cuore, le pronuncio per il loro bene.

Quello che predico da sempre, a costo di fare la parte dell’egoista pur non sentendomici, è che non bisogna aspettarsi la felicità da un uomo. Prima di tutto perché se non siamo in grado di camminare con le nostre gambe, aggrapparci a un’altra persona equivale ad annullare entrambi. Non è giusto né sano. E poi perché questo fatidico uomo, nessuno ci ha garantito che ci troverà.

Tra l’altro un uomo deve essere un complice, non un salvagente (e vale anche al contrario: crocerossina/Penelope anche no). Considerate che a loro la nostra totale dedizione neanche piace. Se avete degli amici chiedeteglielo. Una donna che cambia la sua intera esistenza per un uomo, la trovano disperata. Una donna sempre disponibile, sempre reperibile, li annoia. Trovano affascinante il fatto che abbiamo una vita, delle passioni, degli impegni, un carattere. Chiaramente sto parlando di uomini intelligenti, non confondiamoci.

La felicità è scoprire che donne siamo. Realizzarci come individui. Avere delle amiche con cui sfondarsi di cibo spazzatura. Mandare al diavolo quello stronzo che non ci merita.

La felicità è investire su noi stesse, non su una persona che oggi c’è e domani chi lo sa.

Quello che bisognerebbe imparare fin da bambine, se soltanto non vivessimo in una realtà profondamente maschilista, è che il nostro “finale felice” non deve essere votato al sacrificio, al completo annullamento. E’ da pazzi spegnersi in questo modo.

Abbiate sempre la voglia (e il diritto) di scoprire e dar voce a voi stesse.

Francesca Lizzio

Il cinismo è un modo spiacevole di dire la verità.

Lillian Hellman


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