Due anni

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Due anni fa nasceva questo angolo spinoso. Ne sono successe di cose da allora.

Ho trovato un rifugio dove posso essere sempre me stessa.

Ho conosciuto delle persone straordinarie.

Ho scritto un racconticino.

Non conoscevo la piattaforma, non avevo idea di come gestire tutto, eppure ce l’ho fatta e tra dubbi, incertezze e varie difficoltà sono ancora qui.

Ultimamente mi sono resa conto che molte persone che affermano di amare scrivere sono sempre a caccia di qualcuno da usare e sfruttare per farsi strada. Ogni cosa nella vita, inclusa la scrittura che dovrebbe essere pura e libera, si riduce ad una competizione all’ultimo sangue.

Io non ho alcun interesse nel competere in una gara puramente immaginaria, piuttosto prendo (e ho preso) le distanze da questo genere di persone. Io voglio scrivere e basta. Sarò banale, ripetitiva, impopolare, eppure è tutto quello che voglio. Scrivere quello che sento e penso, come mi pare e augurarmi di essere in qualche modo di conforto per qualcuno.

Tutto quello che ho ottenuto da quando esiste questo blog, l’ho avuto soltanto per merito mio. In modo limpido, pulito, senza elemosinare, senza presunzione e niente può competere con la soddisfazione di riuscire in qualcosa con le proprie forze, onestamente.

Credo che se amassero davvero scrivere rispetterebbero le parole (e i pensieri) degli altri, perché la scrittura è fatta anche di rispetto oltre che di amore. Se mettessero davvero il cuore in quello che fanno lascerebbero in pace gli altri, non avrebbero alcun motivo di “starli a guardare”.

Comunque. Il mese scorso ho attraversato un periodo “senza parole”, più lungo del solito tra l’altro e per un po’ sono rimasta tramortita. A volte ho paura di restare definitivamente senza parole, come mi è successo in passato. Allora mi chiedo, cosa accadrebbe al blog? Dopo tutto questo tempo? Ancora non capisco come ho fatto, dove ho preso il coraggio e allora per uscire da questo circolo vizioso mi vado a rileggere le vostre parole. Quelle belle, di ringraziamento, di sostegno. Quelle che anche se ho paura, anche se non so dove sto andando, mi ricordano che ne vale la pena. E che scrivere, pur non sapendolo fare come forse si dovrebbe, mi permette di essere tutto quello che sono liberamente.

Quindi grazie di essere sempre (e ancora) qui.

Il fatto che il blog registri ogni giorno delle visite, anche quando magari non pubblico qualcosa da un po’, mi riempie il cuore di gioia. Non ho ancora capito come sia possibile, ma grazie. Grazie del tempo che dedicate a questo angolino, dei messaggi che mi inviate. Grazie a chi ha creduto fin dall’inizio in tutto questo e non vuole saperne di smettere. Grazie a chi è capitato qui su consiglio di qualcuno o per sbaglio e non se n’è più andato. Grazie di avermi permesso di conoscervi come meglio si può, anche se virtualmente.

Grazie per questi due anni insieme.

Ancora una cosa: siate gentili. Ultimamente incontro persone che restano esterrefatte davanti alla gentilezza e non è giusto. Non è giusto che la normalità sia priva di empatia e tenerezza, abbiamo tutti fretta, non c’è spazio per le emozioni, siamo tutti concentrati sulla nostra vita e sembra che non esista nient’altro. C’è troppa indifferenza. Restiamo umani, per favore.

Ricordate il regalo di cui ho accennato poco tempo fa? Non manca molto, promesso.

Francesca


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Da consumare entro il

Per me i rapporti hanno una data di scadenza. Tutti, anche quelli più importanti, belli, che non penseresti mai possano finire.

Perché si cambia, perché non ci si trova più, perché il tempo da trascorrere insieme ha fatto il suo corso. Quello che c’era da imparare, quello che c’era da perdere e acquisire è andato, fa parte di noi.

Ogni persona che incontriamo lascia un segno del suo passaggio e soprattutto il dubbio misto a certezza che niente dura per sempre. Si è destinati a fare soltanto un certo numero di passi insieme, a condividere tutto quello che c’è da sperimentare soltanto finché c’è ancora ragione di stare insieme. Finché ci fa stare bene, finché non si è costretti a illuderci che l’amore possa colmare distanze e differenze troppo marcate. Finché ci si sceglie perché non si concepiscono alternative e non per comodità, abitudine, morale.

Questo è quello che so. Finiscono i rapporti familiari, figuriamoci tutti gli altri.

Non serve fare i salti mortali col cuore in mano, porre paletti e confini imposti dalla gelosia, farsi tappeto per chi ormai ci sta scivolando tra le dita, sta passando, sta andando via.

Se ti basta una piccola e inconsistente “distrazione” per sostituirmi vai pure, ma abbi la decenza di non tornare. Se non mi scegli più, buona vita.

Se ti basta un niente per mettermi da parte magari non mi meriti.

Se non troviamo più quello che una volta ci ha unito, forse non abbiamo più nulla da vivere insieme, siamo passato che non deve aggrapparsi al presente.

Ho sempre sperato di vincere senza sporcarmi le mani, di essere scelta perché non esisteva paragone che potesse reggere con me. Invece mi sono sempre sentita come una sorta di museo. Le persone entravano, prendevano confidenza, imparavano a farsi spazio, ammiravano il luogo e i suoi tesori finché un giorno improvvisamente ne avevano abbastanza, diventavo terreno per polvere e macerie. Distruggevano tutto quello che potevano e sparivano ed io lì, a raccogliere i pezzi.

Mi sono sempre sentita come niente che avesse importanza, che valesse la pena scegliere. Per questo ho imparato a scegliere sempre me. La mia serenità, la mia autostima, il mio amor proprio.

Perché se i rapporti sono destinati a consumarsi e sparire, io invece sono qui. Perché se è vero che tutto finisce, devo sapere da chi tornare, che appartengo a me stessa comunque vada.

Perché la verità è che gli altri sono soltanto la cornice, l’opera siamo noi stessi. Soltanto noi.

Francesca Lizzio


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Chiediamo perdono all’amore

Per tutte le volte che scegliamo di accontentarci ed essere infelici.

Per tutte le volte in cui pensiamo “se non soffro allora non è vero”.

Per tutte le volte che accettiamo di stare con qualcuno soltanto perché abbiamo paura di stare da soli.

Per tutte le volte che il dolore abita i nostri cuori e picchia i nostri corpi.

Per tutte le volte in cui nutriamo rancore e disprezzo verso un sentimento che non ha colpe.

Per tutte le volte in cui non l’abbiamo compreso veramente.

Per tutte le volte che non rispettiamo gli altri, oltre che noi stessi.

Per tutte le volte in cui scegliamo l’indifferenza davanti alle ingiustizie.

Per tutte le volte in cui diamo spazio alla cattiveria e all’invidia.

Per tutte le volte in cui non siamo gentili.

Per tutte le guerre, i soprusi, le violenze.

Per tutte le volte che gli rendiamo impossibile esistere.

Per tutto ciò che viene detto e fatto di sbagliato ogni giorno nel suo nome.

Chiediamo perdono all’amore.

Anche se, forse, non lo meritiamo.

Francesca Lizzio


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