Fiore di cactus

Ciao a tutti!
Se cliccate qui potete leggere l’intervista che mi è stata fatta da Annalisa Panesi. Si parla di me (giusto un pochino), del blog ma anche, e soprattutto, del romanzo.
Sono molto emozionata… da oggi sono ufficialmente una Panesina.
Però non riesco a definirmi una scrittrice. Sono una ragazza che scrive, certo, ma di strada da fare ne ho tanta. Semplicemente, un giorno mi sono resa conto che carta e penna non mi bastavano più e allora ho creato un blog. Sono diventata una blogger per creare un contatto tra le persone. Con la speranza che questo spazio sia una sorta di rifugio anche per gli altri, non soltanto per me stessa, che chiunque decida di avvicinarcisi si senta come in una stanza piena di libri, al calore di un camino acceso, libero di starsene in pace per un po’.
Questo romanzo tecnicamente mi rende un’autrice, ma in realtà mi sento un semplice tramite: questa storia m’è piombata addosso con l’urgenza di essere raccontata, non mi ha lasciata altra scelta. Quindi eccola, adesso è anche vostra. Lasciarla andare così mi mette paura, nostalgia e gioia allo stesso tempo, ma so che ne avrete cura.

Non smetterò mai di ringraziare tutte le persone che mi sono state vicine in questi due anni, che hanno dato a cuore di cactus un’occasione e anche chi ha fatto sì che realizzassi il mio sogno più grande.
Le ragazze che mi hanno mostrato quant’è bella l’amicizia, quella sincera che è felice insieme a te.
Mia sorella, l’unica in grado di fotografarmi e rendermi bella, e mia mamma. Da un soprannome, guarda qua cos’è nato.
Tutte le persone che mi vogliono bene e che hanno fatto i salti di gioia quando (finalmente!) sono riuscita a raccontare questa avventura.
E ovviamente la Panesi Edizioni, che ha dato voce a tutto questo.

Fiore di cactus Panesi Edizioni

Disponibile su tutti gli store online in formato e-book e prossimamente anche in cartaceo.

AmazonKobo e ibs


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Questa storia

Il 21 Aprile 2015 ho iniziato a scrivere una storia.

Da qualche giorno delle persone passeggiavano per la mia testa, riflessi di me e dei miei sentimenti.

A volte erano insistenti, altre delicate. Stavano lì, giorno e notte, a bussare in attesa che aprissi loro la porta.

All’inizio ho scritto qualcosa su carta, idee disordinate, nomi. Poi ho creato il file al pc e ho iniziato a scrivere pagine e pagine di questa storia che m’è venuta a cercare il giorno prima dei miei ventitré anni.
E’ stata una delle cose più incredibili e difficili che abbia mai fatto. Mi ha fatto del bene ma anche del male, ho dovuto risvegliare cose che avevo con fatica addomesticato.

C’è tanto di quel cuore che mi sono sentita svuotata e ricolma allo stesso tempo.
Ho sorriso, ho riso e ho pianto come una scema mentre la scrivevo.
Per qualche mese l’ho messa da parte, in attesa di capire come concluderla. Nel frattempo mi è capitata l’occasione di partecipare a un concorso con un racconto breve, che alla fine è rientrato nel progetto della casa editrice. Poco dopo l’uscita dei risultati del concorso, è successo quello che nemmeno speravo potesse capitarmi. Era un sogno, un grande e complicato sogno, non credevo che un giorno sarebbe potuto diventare realtà. La Panesi Edizioni mi ha offerto di pubblicare un romanzo. Ho sperimentato così sulla mia pelle l’espressione “piangere di felicità”.

Per un po’ sono stata felice nel vero senso della parola, in pace col mondo e con me stessa. Poi sono tornate a galla tutte le mie solite paranoie, il pensiero di non meritare un’occasione del genere, di non esserne all’altezza. Per fortuna, ho accanto delle persone che sanno come farmi ragionare quando l’insicurezza prende il sopravvento.

Così mi sono seduta e il finale m’è venuto incontro.

Finché le cose non si sono concretizzate, mi sono sentita come fossi spettatrice di qualcosa che non stava realmente capitando a me, che sono cresciuta a pane e sacrifici, che mi è stato insegnato che prima dei sogni c’è la realtà. Ora che mi sto rendendo conto che è tutto vero, mi ritrovo in un vortice di emozioni contrastanti. Sono felice, certo, ma sto scivolando lentamente e inesorabilmente nel panico e nell’insicurezza paralizzante. La paura ormai mi ha afferrato lo stomaco (che presto potrebbe iniziare a divorarmi pur di calmarsi), la testa pare sul punto di esplodere, idem il cuore ma tutto sommato potrebbe trattarsi di un semplice infarto. Cerco di non pensarci, ma se ci penso, sento che vorrei riscrivere tutto, poi penso che in realtà non so scrivere, poi cerco di essere razionale. E alla fine mi sento bipolare e anche un po’ scema. Tutto nella norma, sembra (credo).

Non smetterò mai di ringraziare le persone che hanno creduto in me, una in particolare, che ha sempre avuto parole di riguardo nei miei confronti e che mi ha letteralmente “scoperta”. Mi dice sempre che non è necessario, ma è soltanto merito suo se adesso so come ci si sente quando un sogno si realizza. Se adesso so come ci si sente quando qualcuno crede così tanto e sinceramente in te.

Ringrazio anche con tutto il cuore chi ha materialmente lavorato a questo romanzo, una casa editrice che per me non è soltanto una semplice casa editrice. Sono persone speciali che mi hanno accolta con delicatezza e premura.

Senza ognuno di voi, che siete sempre stati qui tra le mie spine e i miei fiori, non ce l’avrei mai fatta. Ogni parola di questa storia è per voi, per la mia famiglia, per le cactusiane.

Non abbandonate mai i vostri sogni. Siate coraggiosi, anche se la paura tenta di ostacolarvi.

Nei prossimi giorni avrete ulteriori informazioni.

I pensieri che si scontrano tra loro nella mia testa bacata:

  1. L’ho scritto io?
  2. Fa schifo
  3. Tutti sapranno che fa schifo
  4. Le persone diranno di aver sprecato soldi
  5. Che palle, parla d’amore
  6. E se ho sbagliato qualcosa?
  7. Ma io non so scrivere!!!
  8. Qualcuno mi maledirà
  9. Cambio nome, nazionalità e connotati
  10. Di conseguenza, nessuno avrà più mie notizie

Tutto nella norma, insomma.

Francesca


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