Coraggio

Ci sono gesti che non dimenticherò mai. Quando una ragazza mi ha scritto che oltre ad averlo adorato, l’avrebbe regalato alla migliore amica per il compleanno. Quando un’altra mi ha raccontato del suo periodo non roseo che però è stato un po’ più leggero perché si è ritrovata tra queste pagine. O quando un’altra mi ha detto di aver tormentato le amiche finendo col contagiarle, dicendomi che più o meno tutti abbiamo un cuore di cactus.

Quante volte mi avete fatto sorridere, ridere, commuovere.

Grazie. Grazie per i messaggi, per le vostre foto, mi auguro che questa storia vi faccia bene e che attraverso Sara vogliate più bene a voi stesse.

Nella vita nulla è facile, nulla è solo rose e fiori. Le delusioni sono sempre dietro l’angolo, la cattiveria e l’invidia sono sempre in agguato. Però quando penso al buono che lotta per resistere, in me, in voi, mi faccio coraggio. Quindi, anche se non è facile, non dobbiamo cedere. Vi auguro proprio questo e di avere accanto qualcuno che vi sostenga, che vi ricordi che perfino i cactus fioriscono e quindi anche voi potete farcela.

Ci sono gesti che non dimenticherò mai

Francesca


segui cuore di cactus su Facebook

Annunci

Io viaggio da sola

Io viaggio da sola di Maria Perosino.

Io viaggio da sola Maria Perosino

 

Un kit di sopravvivenza per cavarsela tra alberghi, treni, piazze deserte, amori e agguati di malinconia. Un libro che fa bene al cuore, al cervello e a numerosi altri organi. Perché <<viaggiare da sole non significa affatto essere sole. Significa che vi dovete arrangiare a portare la valigia>>.

 

 

 

Ho amato questo libro ancor prima di cominciarlo, appena ho letto l’epigrafe. E l’ho amato fino alla fine.

Questo romanzo è un piccolo manuale per le donne che amano (o vorrebbero imparare) stare da sole. Per le donne che sperimentano la vita in prima persona, piuttosto che stare ad aspettare gli altri che, diciamolo, spesso non ci accompagnano. Perché, cito “Forse è meglio mangiare le ostriche in due invece che da soli, ma non mangiarle del tutto è ancora peggio.”

Maria Perosino anche stavolta m’ispira, raccontando i viaggi della sua vita e dando una lezione che io stessa condivido da sempre: la solitudine non è una condizione di inferiorità, in cui ci si deve risparmiare di vivere qualsiasi esperienza in vista di un futuro in due che non è detto ci sarà (e che non è detto possa essere migliore dell’esperienza fatta al singolare). E’ un invito a vivere la vita come viene, adesso, subito, senza stare a pensare agli altri ma soltanto a noi stesse, senza rimpianti. L’unica opinione che conta è la nostra, se gli altri considerano “solitudine” e “tristezza” sinonimi è un problema che non ci riguarda.

L’autrice con vivace semplicità e ironia, mette nero su bianco il suo mondo interiore regalandoci una grande lezione: apprezzare e valorizzare noi stesse. Una botta d’autostima che spesso dimentichiamo di coltivare, un incoraggiamento a scoprire di cosa siamo capaci non soltanto nel caso di un viaggio da sole, ma sempre, nella vita di tutti i giorni. Dovremmo imparare a contare su di noi sempre, specialmente quando la tristezza fa capolino. E’ allora che dobbiamo ripassare mentalmente tutte le volte che ce l’abbiamo fatta, da sole, appunto.

Questo libro è un vero e proprio kit di sopravvivenza che ogni donna dovrebbe tenere a portata di mano, ricco di emozioni palpabili e intriso di sincerità.   

Francesca Lizzio


©Copyright 2017

segui cuore di cactus su Facebook

Il bene che mi fate

Messaggio Valeria - Copia
m
Voi non avete idea del bene che mi fate quando mi scrivete questi messaggi. Siete in grado di farmi sorridere anche nei momenti in cui mi sento sopraffatta dai problemi, dalle preoccupazioni, dalla quotidianità, quando qualcosa va storto o addirittura sono giù di corda.
Quindi sono io che vi ringrazio.

Francesca


segui cuore di cactus su Facebook

Cara solitudine

Cara solitudine, è da un po’ che non parliamo. Credo sia perché ormai ho imparato ad apprezzarti, a considerarti una parte di me. Il nostro è un tacito consenso, un patto di non belligeranza.

Però scommetto che ricordi bene quando siamo entrate in guerra. Ero in piena adolescenza e all’improvviso il mondo aveva cambiato volto, era diventato ostile, crudele, spietato. Non mi piaceva stare da sola, lo odiavo, ne soffrivo ed ero bersaglio di individui penosi. Allora non lo capivo, ero convinta di meritarlo. Nonostante ti detestassi, sei stata l’amica che mi ha reso migliore. Mi hai arricchita, con te sono diventata la donna che sono. Bé, almeno un po’, per certi versi. Mi hai insegnato delle cose importanti che altrimenti non avrei compreso, ad esempio come riconoscere e distinguere le persone. O che a volte puoi avere accanto le persone che ti stanno più a cuore, ma sentirti sola comunque. Incompresa, spaesata, come un riflesso che non riesce a trovare la propria origine.

Grazie a te ho capito che il punto di partenza sono sempre stata io, non le persone a cui volevo bene. Ho capito di non dovermi aspettare dagli altri ciò che dovevo chiedere soltanto a me stessa.

Quanto sono cambiata. Si, la guerra è finita, sei diventata un’alleata. Eppure qualche volta colpisci dove fa più male. Qualche volta, ciò che mi hai insegnato sugli altri e su me stessa fa male come se mi stessero sbranando il cuore. In quei momenti, quando mi sento così abbandonata e rifiutata, lascerei tutto, non so per dove o come ma me ne andrei. Anche se nel profondo so che non aiuterebbe davvero. Perché in quei momenti, tutto quello che vorrei è una pausa dalla realtà che spesso inganna, illude, ferisce, umilia finché non resisti, stringi i denti, la goccia non trabocca dal vaso. Mi sento come in una bolla, invisibile agli occhi degli altri, sordi alla mia richiesta di aiuto. E comunque sento che qualsiasi cosa dica o faccia, nessuno capirebbe. Anzi, temo possa sminuire o infierire e quindi mi chiudo in me stessa. Sono sola. So che uscire da questa bolla è possibile, è una scelta dettata dall’amor proprio e dalla razionalità, ma ci sono delle volte in cui sarebbe di conforto avere qualcuno che mi porge una mano. Invece sono sempre io ad aiutare gli altri, quando poi si tratta di me spariscono tutti. Mi hai insegnato che pochi restano davvero e che chi dice cose come “Puoi contare su di me”, “Ci sarò sempre” e così via, al momento di dimostrarlo non ci sarà. E’ allora che devo volermi più bene e l’ho capito grazie a te. Grazie per tutte le volte che mi hai svelato la vera identità di una persona che amavo.

Ho capito che sei come l’autunno. Il suo arrivo preannuncia una fine, un ciclo che si chiude, la morte, ma anche un rinnovo, la rinascita. Avvolgi il cuore con la tua presenza col solo scopo di dare un insegnamento: bisogna lasciare andare ciò che non ci serve più per fare spazio a ciò di cui invece abbiamo bisogno. Bisogna far morire ciò che ci ha fatto del male, per permettere a ciò che potrebbe farci del bene di nascere.

Molti non ti apprezzano come meriteresti, un po’ come succede all’amore, paradossalmente. Eppure, secondo me, soltanto imparando a comprenderti possiamo accogliere un sentimento, scoprire che persone siamo, cosa desideriamo, cosa fa per noi. Sembra difficile, invece non lo è poi così tanto. Purtroppo molti non capiscono che a volte sei perfino necessaria, fondamentale. Io l’ho capito e anche se non è facile, anche se a volte il dolore sembra incolmabile, con te ho imparato a dare il giusto valore a me stessa. Quindi, ti ringrazio.

Francesca Lizzio

“La solitudine è segno di un disperato bisogno di te stessa.”

Rupi Kaur


©Copyright 2017

segui cuore di cactus su Facebook

Milk and honey

Milk and honey di Rupi Kaur.

Milk and Honey

 

Una raccolta di testi di amore, perdita, trauma, violenza, guarigione e femminilità che si divide in quattro capitoli, ognuno con un obiettivo diverso. Accompagna chi legge in un viaggio attraverso i momenti più amari della vita e vi trova dolcezza, perché la dolcezza è dappertutto se solo si è disposti a cercarla.

 

 

 

Versi profondi che toccano temi come il dolore, l’abbandono, la violenza sessuale, l’egoismo, l’inganno, la passione, l’amore, in modo schietto e onesto.

L’autrice trascina in modo semplice quanto intenso, delicato e intimo. Durante la lettura è impossibile non sentire il cuore spalancarsi perché grato di essere compreso, di aver trovato una voce che rivela ciò che racchiude in sé.

Senti tutto: la fiducia tradita, l’amore bugiardo, la figura paterna che marchia inevitabilmente, il proprio corpo violato, l’amore di cui si sente la mancanza, l’importanza di amare noi stesse.

Attraverso l’amarezza, Rupi Kaur ci ricorda che nonostante tutto la dolcezza, il bene, esiste. Dobbiamo soltanto non smarrire la forza e la voglia di cercarlo e tenercelo stretto quando finalmente si lascerà trovare.

Il messaggio che ho trovato nelle sue parole è, essenzialmente, uno: amati e ama con sincerità.

Francesca Lizzio


©Copyright 2017

segui cuore di cactus su Facebook

Lo sento

Hai presente quando ti capita qualcosa di bello (o di brutto), quando hai bisogno di sfogarti, di farti una risata e anche se hai tante persone vicino, ti viene in mente sempre la stessa, prima di tutte le altre? Però è peggio quando il cuore non prende neanche in considerazione le alternative. Che poi è brutto definirle “alternative”, ma in quel momento ti senti così.

In questi casi di solito rompo le scatole alle amiche, a chi mi sta vicino. Quando è grave mi chiudo in me stessa, in una sorta di esilio. Non mi sopporto, mi sto antipatica, non parlo. Si, lo so, non è sano, un giorno mi confermeranno che ho qualche problema. Ma io sono così, sto zitta, per conto mio e aspetto che passi. Niente trucchi, niente soluzioni ad effetto. Aspetto, sono grande in questo. Perché so che alla fine capirò qualcosa di importante. Tipo che sono l’amore che ti sei perso.

Quante cazzate si fanno nella vita sperando invece che ne valga la pena.

Ho toccato con mano tanta di quella cattiveria, invidia, falsità che adesso sai che faccio? Ogni volta che mi ricapita guardo il lato positivo: quando mi lascerò alle spalle questo dolore, questa delusione, avrò meno male e negatività nella mia vita. Capisci? Ho trovato un modo per non stare di merda troppo a lungo quando una persona mi ferisce. Sembra semplice, non lo è, ma almeno è possibile.

Sono serena. Non ho tutto quello che vorrei e di cui avrei bisogno, ma so quello che voglio e direi che va bene anche così.

Le spine che tanto ho odiato sono diventate selettive, mirate. Fanno parte di me, c’è poco da fare, non spariranno mai. Però almeno adesso non fanno più tante storie se è il caso sbocciare. Per te sarà una magra consolazione, ma per me è una gran cosa. Se le toccassi adesso lo sentiresti che è tutto diverso.

Ma voi uomini dopotutto siete così, andate avanti, poi però rimuginate, riflettete, riconsiderate. Forse vi pentite, tornate. Noi donne invece siamo l’esatto contrario. Prima pensiamo, consideriamo, riflettiamo. Decidiamo di comportarci coerentemente a ciò che sentiamo. Abbiamo più sangue freddo, paradossalmente. Difficilmente torniamo indietro.

Questa è l’ultima volta che ti scrivo. Non so come stai, spero bene, non ho mai voluto il contrario, ma non ho più bisogno di guardarmi indietro. Ho bisogno di essere felice, non so come si fa ma lo scoprirò. Mi affiderò a me stessa, come sempre, ormai ho appurato che funziona.

D’ora in poi me la caverò meglio, lo sento. Nonostante tutto, nonostante gli altri, nonostante le spine.

Francesca Lizzio


©Copyright 2017

segui cuore di cactus su Facebook