Cara solitudine

Cara solitudine, è da un po’ che non parliamo. Credo sia perché ormai ho imparato ad apprezzarti, a considerarti una parte di me. Il nostro è un tacito consenso, un patto di non belligeranza.

Però scommetto che ricordi bene quando siamo entrate in guerra. Ero in piena adolescenza e all’improvviso il mondo aveva cambiato volto, era diventato ostile, crudele, spietato. Non mi piaceva stare da sola, lo odiavo, ne soffrivo ed ero bersaglio di individui penosi. Allora non lo capivo, ero convinta di meritarlo. Nonostante ti detestassi, sei stata l’amica che mi ha reso migliore. Mi hai arricchita, con te sono diventata la donna che sono. Bé, almeno un po’, per certi versi. Mi hai insegnato delle cose importanti che altrimenti non avrei compreso, ad esempio come riconoscere e distinguere le persone. O che a volte puoi avere accanto le persone che ti stanno più a cuore, ma sentirti sola comunque. Incompresa, spaesata, come un riflesso che non riesce a trovare la propria origine.

Grazie a te ho capito che il punto di partenza sono sempre stata io, non le persone a cui volevo bene. Ho capito di non dovermi aspettare dagli altri ciò che dovevo chiedere soltanto a me stessa.

Quanto sono cambiata. Si, la guerra è finita, sei diventata un’alleata. Eppure qualche volta colpisci dove fa più male. Qualche volta, ciò che mi hai insegnato sugli altri e su me stessa fa male come se mi stessero sbranando il cuore. In quei momenti, quando mi sento così abbandonata e rifiutata, lascerei tutto, non so per dove o come ma me ne andrei. Anche se nel profondo so che non aiuterebbe davvero. Perché in quei momenti, tutto quello che vorrei è una pausa dalla realtà che spesso inganna, illude, ferisce, umilia finché non resisti, stringi i denti, la goccia non trabocca dal vaso. Mi sento come in una bolla, invisibile agli occhi degli altri, sordi alla mia richiesta di aiuto. E comunque sento che qualsiasi cosa dica o faccia, nessuno capirebbe. Anzi, temo possa sminuire o infierire e quindi mi chiudo in me stessa. Sono sola. So che uscire da questa bolla è possibile, è una scelta dettata dall’amor proprio e dalla razionalità, ma ci sono delle volte in cui sarebbe di conforto avere qualcuno che mi porge una mano. Invece sono sempre io ad aiutare gli altri, quando poi si tratta di me spariscono tutti. Mi hai insegnato che pochi restano davvero e che chi dice cose come “Puoi contare su di me”, “Ci sarò sempre” e così via, al momento di dimostrarlo non ci sarà. E’ allora che devo volermi più bene e l’ho capito grazie a te. Grazie per tutte le volte che mi hai svelato la vera identità di una persona che amavo.

Ho capito che sei come l’autunno. Il suo arrivo preannuncia una fine, un ciclo che si chiude, la morte, ma anche un rinnovo, la rinascita. Avvolgi il cuore con la tua presenza col solo scopo di dare un insegnamento: bisogna lasciare andare ciò che non ci serve più per fare spazio a ciò di cui invece abbiamo bisogno. Bisogna far morire ciò che ci ha fatto del male, per permettere a ciò che potrebbe farci del bene di nascere.

Molti non ti apprezzano come meriteresti, un po’ come succede all’amore, paradossalmente. Eppure, secondo me, soltanto imparando a comprenderti possiamo accogliere un sentimento, scoprire che persone siamo, cosa desideriamo, cosa fa per noi. Sembra difficile, invece non lo è poi così tanto. Purtroppo molti non capiscono che a volte sei perfino necessaria, fondamentale. Io l’ho capito e anche se non è facile, anche se a volte il dolore sembra incolmabile, con te ho imparato a dare il giusto valore a me stessa. Quindi, ti ringrazio.

Francesca Lizzio

“La solitudine è segno di un disperato bisogno di te stessa.”

Rupi Kaur


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