Tre anni

20 Febbraio -

L’anno scorso stavo per annunciare quella che alla fine si è rivelata una sorpresa più per me che per voi, ovvero l’uscita del mio romanzo d’esordio.

Oggi sono tre anni che esiste questo piccolo spazio sul web e come ogni anno, voglio ringraziarvi. Vi ringrazio perché la vostra presenza non l’ho mai data per scontata, ne sono grata ogni giorno e spesso mi chiedo ancora come sia possibile che abbia avuto questa fortuna. Io, che sono una specie di Legge di Murphy vivente.

Quest’anno è stato particolarmente intenso, questo cuore alla fine è sbocciato e il libro che ne è venuto fuori lo tengo sempre a portata di mano, per non dimenticare il coraggio che sono riuscita a tirar fuori in un modo che non credevo potesse appartenermi. Ci penso soprattutto quando ho paura, quando mi sento imbranata o immeritevole di qualsiasi cosa bella.

Mi lascio alle spalle diverse persone sbagliate e meno male, riconoscerle e lasciarle andare col tempo è diventato più facile. In compenso, ne ho accanto molte che sono veramente felici per me. Per alcune di queste c’è la geografia a metterci i bastoni tra le ruote ma non importa, perché riusciamo comunque ad essere presenti l’un per le altre.

Non so quando il libro approderà anche in libreria, siete sempre di più a chiedermelo, purtroppo non è semplice. Credetemi, è anche un mio desiderio, ma come ho spiegato un po’ di tempo fa non dipende da me ma dai lettori, da chi crede in lui oltre me e la casa editrice. Solo allora anche le librerie si fideranno.

Mi piacerebbe incontrarvi, ma so che non è facile. In Ottobre avrei voluto partecipare alla fiera del libro che si terrà a Genova, ma non sono sicura di potervi fare questa promessa. Quindi, se mai capiterete a Catania fatemelo sapere, che qualcosa si può sempre organizzare.

La seconda storia che da qualche mese sto scrivendo non fa che sorprendermi. E’ tutto totalmente diverso dalla prima volta. A dirla tutta ogni tanto sono costretta a metterla da parte, per capire come voglio portarla avanti ma anche per tornare da Sara. Qualche volta mi sento come se la stessi trascurando e allo stesso tempo come se fosse sempre meno mia. Sto ancora cercando di lasciarla andare, ammesso che sia possibile riuscirci. Inizio a dubitarne.

Non è l’unico progetto a cui sto lavorando, comunque. Curiosi?

Bé, stress e routine permettendo, mi auguro quindi di riuscire a concludere qualcosa di nuovo, quest’anno.

Insomma, vi ringrazio. Grazie per chi è presente qui su WordPress, su Facebook, su Instagram. Grazie a chi condivide frasi e foto del libro, a chi mi scrive, a chi lascia una recensione. Vorrei potervi incontrare tutti, uno ad uno, per abbracciarvi e ringraziarvi come si deve.

E mi raccomando, se credete in qualcosa non mollate. Anche se la strada per raggiungerla è lastricata di difficoltà, intoppi, problemi. Niente piove dal cielo, niente ci è garantito, dobbiamo fare affidamento su noi stessi, sulla nostra forza di volontà. Non importa se avrete qualcuno contro, se servirà del tempo, se vi sentirete soli, perché quando finalmente ce l’avrete fatta, l’orgoglio e la felicità che proverete vi ripagheranno. Abbiate cura dei vostri sogni, la vita può sempre sorprendere.

20 Febbraio

Grazie per questi tre anni insieme.

Francesca


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Stai tranquilla, io sto bene

Stai tranquilla, io sto bene di Olivier Adam.

IMG_20180215_145846Per Claire la vita scorre con la stessa regolarità anonima del nastro che trasporta i prodotti verso la cassa del supermercato in cui lavora. Claire ha vent’anni e un dolore con cui non riesce a dialogare: il suo adorato fratello Loïc è scomparso dopo un aspro litigio con il padre. Ogni tanto le arriva qualche breve cartolina, indirizzata solo a lei, come labile traccia dell’inspiegabile fuga. Ma un giorno Claire decide di non aspettare più: parte alla ricerca del fratello nella località di mare da cui ha scritto e all’improvviso scopre le trame di una menzogna di famiglia sapientemente tessuta.

Claire, ragazza arresa e disincantata, vive una condizione di totale apatia, va avanti per inerzia in una quotidianità a cui non osa chiedere di più. Non vuole niente, non s’aspetta niente. Si dispera in silenzio. Tutto ciò in cui non riesce a smettere di credere riguarda suo fratello, scomparso improvvisamente e senza nessuna spiegazione.

Dopo un furioso litigio col padre, Loïc decide di lasciarsi tutto alle spalle e parte senza pensarci due volte. Claire a quel punto è devastata dal dolore, smette di mangiare, di uscire, di ridere, di vivere la vita con la gioia e la spensieratezza che aveva sempre condiviso con l’adorato fratello.

Finché un giorno, a casa arriva una lettera. E’ Loïc, dice “ti penso, ti bacio, sto bene, stai tranquilla”. Ma non tornerà. Ed è così che Claire decide di andare a cercarlo.

Una storia cruda, intrisa di dolore e di sentimenti.

L’autore ha uno stile tagliente, scorrevole, schietto.

Claire ha deciso di prendere la vita così come viene, non le interessa raggiungere nessun obiettivo, vive semplicemente in attesa del ritorno del fratello. E mentre lei vive rassegnata al senso di vuoto e abbandono, i genitori si struggono, annientati dal senso di colpa, prede di quelle eterne domande “Abbiamo affrontato tutto nel modo migliore?”, “Potevamo fare di più?”, “Tornerà a stare bene davvero?”.

Una storia fatta di resistenza, mancanza e amore.

Fino a che punto siamo disposti ad arrivare per proteggere qualcuno che amiamo, per aiutarlo, per salvarlo?

Francesca Lizzio


©Copyright 2018

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Solitudini

Solitudini di Paolo Crepet.

Solitudini di Paolo Crepet.jpg“Viviamo uno strano paradosso: nessuno può dirsi solo, eppure tutti, in qualche misura, sentiamo, e temiamo di esserlo. Mai come oggi godiamo di un’incredibile abbondanza di strumenti per comunicare, eppure manchiamo dell’essenziale per dire e sentire. I mezzi di comunicazione di massa ci governano, modificano i nostri comportamenti, entrano nella nostra quotidianità alterandone regole ed equilibri secolari, eppure non possiamo fingere di non accorgerci di quanto la nostra affettività si sia così profondamente desertificata.” Così Paolo Crepet introduce le quattro storie narrate dai protagonisti in prima persona. Una donna che ha avuto molti uomini senza amarne nessuno. Un adolescente incapace di relazioni familiari che comunica solo su Internet. Una ragazza anoressica che cerca l’attenzione materna. Una madre che perde una figlia per malattia e il marito per disperazione.

Quattro storie sulla solitudine, sulla disperazione e sul dolore in tutte le sue declinazioni.

Una ragazza alla disperata ricerca di attenzioni, maltrattata dal padre. Infelice, inevitabilmente sviluppa il senso dell’abbandono e coltiva l’amore distorto. Questo smarrimento la spinge ad ogni costo a ritrovare se stessa nei modi sbagliati, convincendola che non le spetta niente di più, niente di meglio.

La solitudine di un ragazzo che subisce l’infelicità dei genitori e che, per forza di cose, diventa anche sua. Apatico, arreso. Inizia un “gioco” in chat con una ragazza, fatto di confessioni, confidenze, pensieri mai rivelati a nessun altro, ma neanche quello gli è d’aiuto.

Una donna in attesa di un figlio che non vuole, scrive alla madre ripercorrendo l’infanzia e l’adolescenza. Cerca aiuto, conforto, sostegno da una madre che però non l’ha mai fatta sentire amata. Senza recriminare, tenta di spiegarle come si è sempre sentita.

Una madre che assiste impotente la figlia colpita da un cancro, che cerca in ogni modo di essere forte per lei anche se pensa di non esserne assolutamente in grado. Eppure questa forza è insita in noi donne per natura, gli uomini non la possiedono, tant’è che il marito reagisce in modo opposto, rifiutando il dolore e facendo di tutto per evitarlo.

Perché leggere queste storie? Perché chiunque di noi può riconoscersi in queste persone, in questi sentimenti, in questi dolori. Perché purtroppo la vita il più delle volte è formata da eventi che ci cambieranno per sempre e ritrovarsi da qualche parte può essere d’aiuto, oltre che un conforto.

Francesca Lizzio


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Questione di karma

Io sono una che ormai crede in poche cose, una di queste è che la vita è una questione di karma.

Le coincidenze esistono, ma non sempre. L’universo trova il modo di pareggiare i conti attraverso la giustizia cosmica: nel senso che se non esiste giustizia tra le persone, ci pensa lui.

In vita mia ne ho viste tante, sulla mia pelle è stata riversata una quantità di cattiveria e invidia inconcepibile per me stessa e per chi mi vuole bene, ci sono stati periodi in cui mi sentivo uno zerbino, una scarpa vecchia, un rifiuto, un deserto.

Col tempo però ho constatato che è vero quando dicono che nella vita tutto torna, sia il bene che il male. Ero la prima a non crederci, una poi ci fa il callo al male purtroppo, si abitua a vedere che le cose vanno sempre e soltanto in un unico modo, il peggiore. Ma poi l’ho visto coi miei occhi e mi sono innamorata di questa giustizia cosmica che non butta niente, non spreca niente, rende tutto al momento più opportuno e tu non devi fare altro che prendere in mano il tuo dolore e ripetere a te stessa che non sarà sempre così, non ti sentirai sempre così.

Bisogna farsi coraggio, non soffrire più del dovuto per chi ci fa del male, non pentirsi dell’affetto che si è nutrito per questo qualcuno, ma semplicemente andare avanti con la consapevolezza di non essere meschini e cattivi.

Tempo al tempo, ognuno di noi avrà quello che merita, ne sono sicura. Mia madre dice sempre che la vita è un boomerang, quello che metti in circolo torna indietro e qualche volta pure con gli interessi. Perciò quando vi capiterà qualcosa di ingiusto, di crudele, di spietato, non temete. Non provate rancore, rabbia, non serve a niente. Nemmeno soffrire serve, ma quella è una tappa obbligata che in fondo ci aiuta a voltare pagina, quindi almeno un po’ serve eccome.

Vogliate bene, non pentitevi di essere buoni anche se gli altri vi trattano da ingenui, vi usano, vi illudono. Lo fanno perché siete migliori di loro e questo gli logora l’anima. Quel bene che avete indirizzato verso le persone sbagliate troverà il modo di tornare da voi.

Difendetevi, certo, prendete le distanze se è necessario, lasciate andare quando è meglio per voi, usate la testa quando il cuore non ce la fa più. E’ giusto così, non dubitatene. Il dolore passerà, la vita è testarda e va sempre avanti. Al resto ci penserà il karma, abbiate fede.

Francesca Lizzio


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