Il nostro destino

Di fronte ai recenti avvenimenti in Afghanistan mi trovo davvero costernata. Vedere i video e le foto che ritraggono le persone che si accalcano nel tentativo di scappare, assistere via via alla scomparsa di ogni traccia di libertà, è una ferita che d’ora in poi farà parte della memoria storica collettiva. Come può l’uomo essere capace di tanta disumanità?

Dopo vent’anni di lotte, migliaia di vittime, disperazione e violenza di ogni tipo, siamo di nuovo al punto di partenza. Che senso ha avuto? Era davvero necessario “esportare la democrazia” per poi accorgersi che non era possibile? O i motivi per cui gli USA hanno voluto intraprendere questa strada erano altri?

In tutto questo, le donne che negli ultimi vent’anni hanno abbracciato i valori occidentali, adesso verranno punite per aver commesso un “peccato mortale”. In un clima d’oppressione, tra bombe e mine, vivranno nel terrore. Recluse in casa, senza la possibilità di studiare, lavorare, costrette a soddisfare le voglie e gli ordini del proprio uomo/padrone. Le bambine verranno assegnate come spose ai guerrieri talebani. Private di tutto, dei libri, dei vestiti eccetto il burqua, niente cellulare, niente televisione. Non potranno sognare un viaggio, una carriera, una sera al cinema con le amiche, non potranno nemmeno mettere un piede fuori casa senza la presenza di un uomo. Stuprate e ridotte a schiave, private di libertà che avevano appena assaporato. Oggetti, qualcosa di meno degli animali.

Quello che sta capitando riguarda tutti, volgere lo sguardo altrove è un atto di egoismo dettato da un senso di falsa sicurezza, al riparo nelle nostre case. Abbiamo solo avuto la fortuna di nascere nel Paese giusto malgrado noi donne veniamo costantemente svilite, maltrattate, violentate e ammazzate in qualsiasi angolo del pianeta. In un modo o nell’altro, è questo il nostro destino. Così va il mondo da sempre, per quanti sforzi si possano fare per cercare di migliorarlo, alla fine ci sarà sempre qualcuno che vanificherà tutto.

Se c’è una cosa di cui sono convinta è che sta a noi donne aiutare le altre che necessitano di un qualsiasi supporto. Molto spesso invece siamo nemiche, spietate e indifferenti alle difficoltà altrui.

“A me non può succedere”, “Al primo schiaffo me ne sarei andata”, “Io l’avrei denunciato subito”.

È facile sentirsi forti quando si tratta di un dolore che non ci appartiene, quando non viviamo sulla nostra pelle l’orrore, la privazione della dignità, la paura di morire.

Le donne afghane non hanno nessuno a cui chiedere aiuto. Non ci sarà mai un giudice o un poliziotto a difenderle. Perfino in Italia subiamo molestie e discriminazioni soltanto perché siamo donne, tutelate pure a stento, figuriamoci in un luogo come l’Afghanistan.

In un mondo governato dagli uomini che ancora oggi impongono la propria volontà sulle donne, forse mai come adesso dovremmo stringere un’alleanza, una coalizione in difesa della nostra esistenza.

Quello che sta accadendo in Afghanistan è la prova che dei vent’anni di guerre e rappresaglie non resta che la certezza che noi donne, ovunque ci troviamo, non possiamo aspirare a una vita degna di essere vissuta.

Francesca Lizzio


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