Il futuro è un’incognita per tutti

Oggi ho un paio di cose da dirvi, ma prima devo raccontarvi due delle strane vicende che mi sono successe ultimamente.

La prima, riguarda una persona che in passato sembrava sinceramente legata a ciò che scrivevo. Per un po’ è scomparsa, per poi riapparire con una richiesta di pubblicità. Purtroppo sono arrivata al punto in cui raramente accetto richieste simili per colpa di persone che all’inizio, quando appunto accettavo, oltre a non ringraziarmi si rivolgevano nel modo più arrogante e maleducato possibile. Scema io, lo so. Ad ogni modo, a questa persona ho risposto specificando che fosse un’eccezione da parte mia, dato che ormai sono anche costretta ad ignorare certi messaggi, che mi dispiaceva non poterla accontentare. Le ho spiegato che la mia situazione quotidiana ormai è questa, chiunque vuole qualcosa da me senza riflettere sul trattamento ingiusto che ricevo. L’indomani non ero più tra le sue amicizie.

La seconda, riguarda una persona che voleva che leggessi i suoi scritti. All’inizio l’ho fatto, poi è successo che quando mi ha contattata nuovamente ho avuto l’ardire di non accorrere all’istante. Un paio di giorni dopo, quando ho potuto leggere il messaggio contenente la solita richiesta, ho visto che mi aveva rimossa dalle sue amicizie.

Ora, io capisco. Il mondo è una giungla e per affermarsi bisogna essere avvoltoi, ma davvero è questo il modo di trattare le persone? Tra l’altro, mi dispiace deludervi, ma arrivando a me non vi si aprirà nessuna strada perché non sono famosa, non sono ricca, i miei problemi e le mie paure non sono magicamente scomparsi. Tutto quello che faccio lo faccio da sola, senza pretendere, elemosinare o ricevere aiuto da nessuno.

Scrivo spesso sul mio profilo Facebook che non ho Messenger sul cellulare e quindi per questa ragione non rispondo più o meno subito ai messaggi, ma nonostante la mia disponibilità (ingenua, a questo punto) vengo trattata così. Senza contare che al di là dei social, del blog, del libro, ho una vita come chiunque altro, ci sta che non sono online ventiquattro ore su ventiquattro e sette giorni su sette. Tra le altre cose, io stessa scrivo su un blog da quasi tre anni, eppure non mi permetterei mai di tempestare di messaggi chiunque, pretendendo quando mi pare e piace che corra a leggere immediatamente l’ultimo articolo. Non lo faccio con chi conosco di persona e da una vita, figuriamoci con gli estranei.

Mi dispiace tanto scrivere post del genere, cerco sempre di evitare, ma ad un certo punto mi vedo costretta.

Quest’estate ho dovuto smettere per un po’ di controllare le e-mail, perché ogni giorno c’era chi mi contattava con la pretesa di avere il libro gratis (nonostante fosse scontato al 50%) e adesso, per un po’, non controllerò la posta di Facebook e di Instagram.

Quello che faccio sul web per me è importante, ci metto l’anima e ogni altra parte di me, ma vi assicuro che quello che ho, per poco che sia, me lo sono sudato e continuo a sudarmelo. Il futuro è un’incognita per tutti, inclusa la sottoscritta, per questo non smetterò mai di dirvi che dovete credere in voi e nei vostri sogni con tutto il cuore, dovete sviluppare e nutrire le vostre capacità senza stare a pensare agli altri, a paragonarvi agli altri o ad invidiarli. Se voi per primi non credete in ciò che fate, negli individui che siete, nessun altro lo farà.

Voglio concludere ringraziando le persone che hanno contribuito a rendere importante e speciale il mio 2017. Non mi aspetto niente dal 2018, l’unica cosa in cui spero è riuscire ad incontrare altre persone belle come voi.

Vi auguro di riuscire ad ottenere ciò che desiderate con le vostre forze, così non solo assaporerete l’orgoglio di avercela fatta da soli, ma non dovrete nemmeno sdebitarvi o dire “grazie” a nessuno all’infuori di voi stessi.

Vi auguro la serenità nonostante le difficoltà, di avere vicino persone che vi vogliono bene veramente e di avere la forza di liberarvi di quelle che non ve ne vogliono.

Vi auguro di non perdere la speranza nelle persone, anche se è davvero difficile.

Vi auguro di essere coraggiosi soprattutto quando pensate di mollare, di non farcela, che non ne vale la pena. In realtà ne vale eccome, sempre.

Scelgo ancora di non avere Messenger sul cellulare, ma se volete scrivetemi dove preferite, quando potrò vi risponderò.

E come ho scritto qualche mese fa su un post simile, chi ha cuore capirà.

Francesca


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Il diritto di vivere a modo mio

Perché il pensiero comune vuole che la parola “single” sia sinonimo di sfiga e infelicità?

Questa vita è meno pesante se la condividi con qualcuno. Non è detto. Deve essere il qualcuno giusto e mica cresce sugli alberi.

Non ho mai preteso che il mio modo di vedere le cose fosse l’unico sensato, giusto, ma se c’è una cosa che pretendo è il diritto di vivere a modo mio.

Dal mio vissuto ho imparato certe cose sull’amore e sono arrivata alle mie conclusioni, come chiunque altro. Ho scelto di affidarmi alla testa, ma non significa che trascuro il cuore. Semplicemente me ne prendo cura e lo faccio vivere a modo mio.

Un giorno vorrò un figlio, magari potrò anche permettermi di compiere questo passo e spero di poterlo adottare. Con o senza un compagno. Perché la vita è difficile, trovare un lavoro stabile è un’impresa, ma trovare un compagno lo è anche di più. Non sta scritto da nessuna parte che lo troverò sicuramente, tra l’altro.

Ad ogni modo, in Italia ai single non è ancora permesso adottare, si è costretti ad aspettare che la civiltà giunga finalmente anche qui. Ci sono persone che nemmeno in un’altra vita meriterebbero di avere dei figli, eppure in questo Paese il problema è un altro. Cioè che io, donna indipendente, sana mentalmente e fisicamente, non ho il diritto di desiderare una famiglia perché non ho un compagno, come se averlo fosse una garanzia di serenità e felicità per i figli e per me stessa. Perché da sola non valgo nulla, sempre e comunque, in qualsiasi ambito e circostanza, figuriamoci.

C’è sempre la via classica, mi sono sentita dire. Inizialmente sono rimasta basita, poi ho lasciato perdere. Perché non si può spiegare il sentimento che c’è dietro il volere adottare e anche riuscendoci, non tutti sono in grado di comprenderlo.

Ci dicono che siamo generazioni senza sogni, ambizioni e volontà, ma la verità è che il futuro ci sembra un’identità astratta e il presente è un inferno. Non siamo pigri, siamo realisti.

E’ vero, formare una nuova famiglia oggi è quasi un atto di incoscienza. Tra guerre, attacchi terroristici, cambiamenti climatici, incidenti nucleari, ingiustizie di vario genere, stiamo distruggendo il pianeta e noi stessi. Eppure avere un figlio resta un mio desiderio e voglio adottarlo, perché nessuno merita di vivere solo e infelice, soprattutto un bambino e nel mondo ce ne sono tanti, troppi. Avevo sedici anni quando l’ho deciso, non lo dimenticherò mai e negli anni questo desiderio non mi ha lasciata, anzi, si è intensificato. Spero che prima o poi anche nel nostro Paese sarà possibile compiere questo gesto d’amore.

L’amore è un impegno, è costanza, soltanto perché sono single non vuol dire che non so cosa significa, che non sono in grado di amare. I single sanno cos’è l’amore, a volte anche meglio di chi è impegnato in una relazione.

Ognuno di noi dà un significato tutto suo a questo sentimento e nessuno può dirci che è sbagliato soltanto perché è diverso. Il significato che ha per me non ha nulla a che fare col matrimonio ad esempio, ma non per questo giudico e condanno le persone che scelgono di sposarsi.

Chiunque ha il diritto di amare a modo suo.

*film che adoro su questo argomento: The blind side, L’incredibile vita di Timothy Green, Lion – la strada verso casa. Ve li consiglio!

Francesca Lizzio


©Copyright 2018

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Non c’è niente di più bello

Una parola ricorrente quando viene descritto è “meraviglioso”, ma per me la meraviglia siete voi, che vi date l’occasione di scoprire qualcosa di nuovo, di sorprendervi, di trovare una parte di voi nelle storie degli altri.

Non c’è niente di più bello.

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Dal gruppo Facebook Le cactusiane.

Francesca


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Dipende tutto da voi

L’ho cercato dicendomi “Non apparirà nulla che mi riguardi”, poi però pensando ad uno sbaglio ho fatto un altro tentativo e alla fine niente non ci credo.

fiore di cactus -

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Che emozione è stato ricevere questo messaggio!
Ho voluto condividerlo con voi non soltanto per la gioia e la tenerezza che mi ha suscitato, ma perché quel “al momento” potrebbe trasformarsi in altro, prima o poi.
Dipende tutto da voi, dalle vostre recensioni, dalle vostre richieste, perché dovete sapere che alla parola “emergente” molti non sempre se la sentono di rischiare.
Dare vita a un libro paradossalmente è la parte facile, l’autore potrà metterci tutto se stesso, ma alla fine il suo destino passerà nelle mani dei lettori.
Ne approfitto per ringraziarvi, perché tutto l’affetto e addirittura l’ammirazione che ricevo è più di quanto abbia mai osato sperare.

Francesca


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Perché sei single?

“Perché sei single?”.

Quante volte ce lo sentiamo chiedere? E quante volte diamo una risposta sincera?

Non ci credo più.

Non voglio impegni, voglio solo divertirmi.

Non riesco a stare con una sola persona.

E’ più facile.

Voglio stare da sola.

Io sono single perché da sola sto bene e perché non trovo quello che voglio. Mi spiego meglio: non voglio quello che oggi è considerato normale, perché “funziona così”.

Mi sono sentita dire cose come “Sei antica”, “Sembri una pensionata”, “Ma vivi e basta, quanto la fai lunga”.

Avete presente “Oggi sono io”, la canzone di Alex Britti? Ecco, per me l’amore è questo. Come faccio, quindi, ad andare contro la mia natura? E anche se ci riuscissi, sarebbe giusto? Davvero mi sentirei bene con me stessa?

Credo che sarebbe tutto più semplice se ognuno di noi sviluppasse più amor proprio, allora si che le persone come me non subirebbero il famoso terzo grado.

Non mi interessa se sono “antica”, se la via più facile è la più praticata, quindi non la mia, non ho mai percorso la stessa strada degli altri. Avrò preso qualche svolta sbagliata, come tutti, qualche incrocio fuorviante che alla fine mi ha riportata al punto di partenza. Però nonostante tutto sono rimasta fedele a me stessa, ai miei principi, ai miei desideri e non è da tutti.

Quante persone scambiano l’amore con qualcosa che di amorevole non ha nulla? La mancanza di rispetto, il tradimento, l’egoismo, la violenza verbale o fisica, la sottomissione totale all’infelicità.

So bene che andare controcorrente non è semplice, hai tutti contro, sei sola. Però non riesco a mandar giù questa superficialità, addirittura indossarla e farla mia, questo insano gioco del chi se ne frega di più tra uomo e donna dove alla fine nessuno dei due si rivela razionale perché “così vanno le cose, ormai”. Ma quale ormai, scherziamo? Davvero non c’è modo di cambiare questa sottospecie di accordo tacito?

E quindi, le persone come me stanno da sole. Qualche volta ci sentiamo come se fossimo portatori di qualche virus, temuti e tenuti a distanza, come se fosse contagiosa la nostra decisione di volere di più. Magari siamo degli illusi, qualche volta sono la prima a pensarlo. Magari invece è questa la via più prossima per la felicità, continuo a sperarlo, nonostante tutto.

Insomma, rompe sentirci porre questa domanda, la tentazione di rispondere “Cazzi miei” o “Che cacchio vuoi anche tu da me?” è forte, lo so. Ma è vero, non tutti lo capiscono. Non tutti riescono a capacitarsi del fatto che qualcuno possa decidere volontariamente di stare da solo, proprio perché non tutti ci riescono. Non è da tutti saper stare da soli.

Per non parlare del fatto che se questa decisione è presa da un uomo è normale e accettabile, se è una donna a prenderla allora ha qualche problema. Se vi viene rifilato questo commento puramente sessista, cedete pure alla tentazione di rispondere come avreste voluto fin dall’inizio e vedrete che non vi chiederanno più perché siete votate alla singletudine.

Quant’è difficile la vita di un single che, per forza di cose, deve interagire con chi non lo comprende. Quant’è difficile la vita per chi mette il cuore in tutto perché è fatto così, non riesce ad amalgamarsi, ad adeguarsi a chi è troppo diverso da lui.

Non siamo sempre contenti di essere diversi, sia chiaro. Aprire il cuore è un passo che spesso e volentieri ci si ritorce contro, ma è più forte di noi non riuscire ad ignorare la sua voce. La sensibilità è la nostra pelle, la nostra forma, la nostra identità.

Non è vero che essere single vuol dire essere sfigati, acidi, antipatici, infelici, così come non è vero che ogni coppia è realmente innamorata e quindi felice.

Capiterà ancora che vi sentirete incomprese, pesci fuor d’acqua, ma non arrendetevi. Opponetevi ad oltranza a quell’ormai che sta snaturando i rapporti. Cercate l’amore a modo vostro. Restate fedeli a voi stesse.

Francesca Lizzio


©Copyright 2017

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Le persone che

Non ho mai ricevuto delle scuse. Da chi?

Da chi ha fatto a pezzi la mia autostima da adolescente, per esempio. Da chi mi ha privata della serenità e della spensieratezza che avrei dovuto sperimentare in quegli anni. Da chi non mi ha aiutata e anzi, ha scaraventato nel mio cuore altro dolore.

Da chi non ha dato alcun peso al fatto di aver distrutto qualcosa dentro di me che non ho mai più riavuto.

Da chi non ha capito cosa ci fosse dietro la mia timidezza, la mia riservatezza, troppo impegnato a giudicarmi, a farsi un’idea di me senza nemmeno prendersi il disturbo di riflettere prima di dare fiato alla bocca.

Da chi mi ha ferita, senza tenere conto del mio affetto.

Da chi mi ha usata, solo per soddisfare il suo interesse.

Da chi mi ha illusa, solo per godere della mia tristezza.

Da chi ha fatto si che la mia capacità di fidarmi degli altri, di aprirmi agli altri, fosse presa a ridotta in cenere.

Adesso ho venticinque anni, so badare meglio a me stessa. Quello che nessuno capisce però è a quale prezzo le persone che hanno subito violenza, psicologica o fisica, imparano a badare a se stesse.

Le vedrete sempre agire diversamente dagli altri. Muoversi, parlare, pensare, guardare, osservare, difendersi. Potete soltanto cercare di immaginare la solitudine e il vuoto che portano dentro, che mai e poi mai, anche se staranno meglio, riusciranno a colmare. Quel vuoto una volta era una parte di loro, una parte che è stata presa e distrutta dall’egoismo e dalla cattiveria di qualche sottospecie di essere umano. E’ come un terreno una volta rigoglioso che dopo una serie di soprusi ha smesso di essere fertile. E’ morto, non darà più vita a nulla. Se ne sta lì, è mancanza.

Le persone come me potranno anche essersi rialzate, ma non avete idea del bagaglio che si portano dentro, di quant’è difficile per loro conviverci. Se non si dispone di una certa sensibilità, di una certa empatia, non potete immaginarlo, è logico.

Ricordo ancora la paura e qualche volta, eccola lì. La sua morsa si stringe o si allenta in base alla forza che riesco a tirare fuori.

Ricordo ancora quando qualcuno rideva delle mie lacrime. Quando chi diceva di volermi bene mi pugnalava alle spalle. Quando l’amore mi deludeva. Quando mi sentivo dire che ero debole, ipersensibile, pazza visionaria, “E’ colpa tua”.

Si, è stata colpa mia, perché soltanto attraverso il dolore e la perdita di una parte di me, ho compreso che avrei dovuto amarmi di più e concedermi meno agli altri. Ho pagato per aver aperto il mio cuore e mi sono ritrovata ridotta all’ombra di me stessa, perfino il mio sorriso non è più stato lo stesso. Ma la mia ingenuità, la mia buona fede, non può essere l’assoluzione di chi ha consapevolmente fatto del male alla mia anima. Tutto quello che mi è stato tolto, i lati del mio carattere mutati irreversibilmente, le scelte che faccio per difendermi anche a costo di dover rinunciare a quello che invece potrebbe farmi del bene, sono cose che chi mi ha fatto del male prima o poi restituirà. La vita è un boomerang: quello che dai, ritorna.

Non ho più bisogno delle scuse, anzi, col senno di poi so che anche se le avessi ricevute non avrebbero avuto importanza. Il danno ormai era fatto.

Per fortuna sono riuscita a riprendermi, grazie a me stessa e alle persone che mi vogliono bene.

Sono una donna che spesso viene considerata strana, riservata, silenziosa, diversa e sapete? Non m’importa più. Perché se essere diversi significa non somigliare affatto a chi giudica senza conoscere, a chi critica senza riflettere, a chi fa del male in qualsiasi modo per il solo gusto di farlo, allora ne sono felice. Una volta odiavo la mia diversità, eppure non era altro che individualità e quando l’ho capito ho imparato ad apprezzarmi e a volermi bene.

Le persone come me non parleranno mai di tutto questo, sta a chi gli sta accanto rispettare e soprattutto capire che siamo fragili. Abbiamo imparato, abbiamo capito, ma credetemi quando dico che non è da tutti restarci accanto. Siamo complicate, siamo un impegno e oggi ogni cosa è a tempo determinato.

Eppure siamo ancora qui, non ci hanno spente, non ci hanno annientate.

Chi non ci conosce avrà sempre da ridire, da criticare, ma dobbiamo fregarcene, viviamo alla faccia sua, che pensa di avere il diritto di decidere al posto nostro, che ha la presunzione di sapere chi siamo. Pensateci, si commenta da solo.

Chi scappa da voi, lasciatelo fare. Avete bisogno di persone di qualità accanto, non di qualcuno privo di sostanza, di chi non ha capito niente e mai ne sarà in grado.

E ricordate che la vera colpa è di chi fa del male, non di chi vuole soltanto fidarsi. Non è vero che non siete abbastanza, che ve lo siete meritato, che è questo il massimo a cui potete aspirare.

Per chi vedrà un mondo intero da scoprire e amare dentro di voi sarete tutto ed è questo ciò che meritate, il massimo a cui dovete aspirare. Perché alla fine si riduce tutto a quest’unica verità: chi tiene davvero a noi ha sempre le idee chiare, non cerca scuse, non ha bisogno di tempo, non ha di meglio da fare, non vuole cambiarci, non credeva fossimo diversi e invece. Tiene a noi e basta. Ci ama e basta.

Francesca Lizzio


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Mancarsi

Mancarsi di Diego De Silva.

IMG_20171125_114632Nicola e Irene non si conoscono e non sanno di avere almeno due cose in comune. La prima è il bistrot dove ogni giorno si concedono un po’ di solitudine, per osservare la gente o semplicemente lasciarsi assorbire dai propri pensieri. La seconda è una mancanza, l’amore. Entrambi, infatti, si sono lasciati un matrimonio alle spalle: Irene ha capito di non amare più suo marito e se n’è andata, Nicola è rimasto vedovo prima che la distanza accumulata negli anni tra lui e la moglie li consegnasse a una tollerabile infelicità. Sarebbero perfetti l’uno per l’altra, se s’incrociassero anche solo una volta.

 

 

Un breve racconto intimo, schietto, quasi crudele per quanto è sfacciatamente vero e sincero. Necessariamente spietato, amaro, dove è impossibile non rispecchiarsi.

Due storie che s’intrecciano, si sfiorano, tra la nostalgia di quello che è stato, i rimpianti, i sensi di colpa. Entrambi i protagonisti fanno i conti con un amore in cui avevano creduto e che invece, non esiste più. Si trovano in balia del passato, della tristezza che gli è rimasta addosso e allo stesso tempo, del desiderio di un futuro diverso, di qualcosa di sconosciuto che potrebbe ancora esserci. Un amore capace di riscattarli.

Un rincorrersi di ricordi, coincidenze, pensieri che incalzano e ci portano in due universi che inconsapevolmente si attraggono, che ci accompagnano silenziosamente, in punta di piedi, in un viaggio dentro noi stessi tenero, coinvolgente e intenso.

Francesca Lizzio


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