Il male genera altro male

Al di là della mia opinione personale sulla Chiesa cattolica, l’Italia è un paese laico. Eppure, in questi giorni stiamo assistendo a un atto di opposizione: la Chiesa invece di occuparsi, magari per la prima volta seriamente, dei pedofili che agiscono indisturbati spacciandosi per innocui portatori della buona novella, si sta preoccupando di ostacolare l’approvazione del DDL ZAN al grido di “mina la libertà di espressione dei cattolici.”

Lasciando da parte l’ipocrisia della maggioranza di chi si professa fervente cattolico e nel privato è una fogna ambulante, mi sfugge il motivo per il quale qualcuno debba decidere della vita degli altri. Perché non si può essere liberi di vivere la propria vita nel rispetto di sé e, indubbiamente, senza fare del male agli altri? In tutta onestà, l’unico male che vedo in questa diatriba è quello causato ai bambini vittime di pedofili, magari omosessuali latenti a loro volta privati della libertà, che in ogni caso non giustifica la violenza.

La repressione aziona un meccanismo a catena, il male genera altro male. Quello che continuiamo a non voler vedere è che questo male siamo noi stessi a crearlo e a infliggerlo ai nostri simili. Perché?

Mi hanno fatto fortemente arrabbiare le parole di un prete circolate di recente su internet, il quale ha affermato che i bambini trascurati dai genitori di conseguenza cercano amore altrove, inclusa la violenza sessuale. Praticamente se la vanno a cercare, un po’ come succede a noi donne quando osiamo uscire di casa.

Alla luce di questo, adesso esprimerò la mia opinione personale: i pedofili e gli stupratori meriterebbero la pena di morte. Dopo una giusta pena, che mai e poi mai ripagherà il male inflitto a quelle vittime che, se sopravvivono, vivranno un’esistenza a metà, andrebbero giustiziati sulla pubblica piazza. Lo so, è terribile, va contro tutti i diritti umani, ma chi priva qualcuno dei propri a sua volta non merita di goderne. Come ho detto, il male genera altro male.  

Nel Vecchio Testamento veniva predicato l’amore libero e privo di dogmi. Potrei scendere nel dettaglio su quelle “storie” omosessuali o incestuose, le prime ancora prive di pregiudizi e condanne e le seconde volte all’unico sacro scopo, ovvero la procreazione. Il fine giustifica i mezzi. D’altronde, l’unico compito/obbligo della donna nella sua esistenza sta nel dare la vita. Non a caso sono sempre gli uomini a imporsi sulle decisioni riguardo il corpo delle donne. Col Nuovo Testamento subentrarono le cosiddette norme ancora oggi in vigore, poiché più comode e legittimate. 

Voglio concludere questo articolo consigliandovi un libro di cui ho ampiamente parlato sul mio profilo Instagram, ovvero Il mostruoso femminile. Il patriarcato e la paura delle donne  di Jude Ellison Sady Doyle. Leggetelo. È verità e non c’è niente di più sovversivo e meraviglioso della verità.   

Per quanto riguarda i limiti imposti dalla Chiesta cattolica ai suoi preti, ad esempio la libertà di sposarsi e crearsi una famiglia, bisognerebbe riflettere sulla possibilità che perfino Gesù potrebbe avere avuto una moglie e dei figli. Se ci fosse un fondo di verità, minerebbe le fondamenta della religione cattolica perché priverebbe della sua natura divina un uomo che, se fosse esistito davvero, è stato “soltanto” un uomo. Un individuo buono che insieme ad altre persone altrettanto buone ha predicato l’amore e il rispetto verso il prossimo, senza godere di lussi e privilegi.  

Francesca Lizzio


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Non sono solo parole

Ha suscitato indignazione la dimostrazione d’ignoranza e di assenza di empatia da parte di un discutibile duo comico. Giustamente.

Penso sia come minimo imbarazzante cercare di far passare per giusto (e normale) la totale mancanza di rispetto nei confronti di chi subisce discriminazioni e violenze, per non parlare di quanto sia svilente il fatto che basti fare gli idioti per diventare famosi. Che bel paese è il nostro, non c’è che dire.

Le parole non sono solo parole, hanno un peso, ma è evidente che i componenti del duo comico non conoscono il peso di certe parole perché hanno avuto il privilegio di non scoprirlo mai sulla loro pelle.

Non si combattono le discriminazioni col sorriso ma con leggi apposite, con un cambio di rotta culturale e soprattutto sensibilizzando la gente.

È inconcepibile scaricare tutta la responsabilità sulla parte lesa, le carenze del sistema educativo e culturale del nostro paese vengono alla luce ogni volta che viene colpevolizzata la vittima ed è vergognoso.

I componenti del duo comico hanno invitato, dunque, chi subisce discriminazioni e/o violenza a farsi due risate, magari anche quando si sente dire certe parole mentre viene picchiato, cacciato di casa o minacciato di morte.

Non capirò mai perché ci si arroga il diritto di considerare la vita altrui affare proprio.

Vivere in una società in cui è necessario il DDL ZAN perché non si concepisce il fatto che tutti sono, e devono, essere liberi di amare ed essere amati da chi vogliono, è scandaloso. Un diritto dovrebbe essere implicito, inviolabile. Non si tratta di una dittatura del politicamente corretto, ma dei numeri in forte crescita delle persone che subiscono violenze e discriminazioni.

Se soltanto imparassimo fin da bambini a rispettare gli altri, a sviluppare l’empatia, a nutrire tutta quella gamma di emozioni positive attraverso le quali sarebbe possibile costruire una società di cui andare fieri, non ci sarebbe bisogno di creare una legge contro l’omofobia. Ma fobia di cosa, poi?

Il cantante che in diretta tv ha parlato di una battaglia come questa, che poteva anche starsene a casa con la sua famiglia e lasciare che fossero gli altri a combatterla, ha regalato agli italiani un momento di vera informazione. Se tutte le persone a cui viene imposto di rinunciare alla libertà di espressione reagissero esattamente allo stesso modo, avremmo una tv ricca di intelligenza.

C’è chi ha avuto da ridire sul fatto che indossasse un cappello firmato, bisognerebbe indignarsi del fatto che sia stato un cantante durante un concerto a fare politica piuttosto che i politici in Parlamento, troppo impegnati a ripristinare i vitalizi in un paese dove il lavoro non esiste più.

Viviamo in una società dove le minoranze devono combattere per vedersi riconosciuti i propri diritti, le vittime di stupro vengono colpevolizzate e le donne sono costantemente discriminate. Mi torna in mente la ragazza a cui è stato impedito di acquistare gli assorbenti dopo le 18, in zona rossa, perché non sono considerati beni di prima necessità. Come se potessimo scegliere se avere o meno il ciclo o entro che ora farcelo venire. Fosse toccata agli uomini la croce a cui noi donne non possiamo sottrarci ogni mese non staremmo qui a parlarne, sarebbe normale una cosa come il congedo mestruale per chi ha un ciclo doloroso o l’assenza dell’IVA sugli assorbenti.

Siamo ancora in piena pandemia ma continuano a circolare immagini di assembramenti in ogni dove, gente che balla per strada, che si accalca al chiuso, che non indossa la mascherina o che addirittura urina in pubblico incurante della presenza di altre persone.

Come si può avere fiducia nel futuro se le premesse sono queste? Se si minimizza la pericolosità di un’affermazione come “sono solo parole”?

Francesca Lizzio


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Mi guardo intorno

Quando la pandemia sarà finita ci troveremo di fronte ad una crisi psicologica che il COVID-19 ha acuito, basta soffermarsi sugli svariati segnali d’allarme. Le notizie, italiane e non, si accumulano ogni giorno.

Personalmente, quando mi guardo intorno non mi sento del tutto a mio agio. Un esempio lampante è ciò a cui ho assistito un sabato, al centro commerciale vicino casa. Spingevo il carrello diretta al supermercato e nonostante i negozi fossero chiusi e il sole splendesse come in una giornata tipicamente primaverile, la gente passeggiava al chiuso. Le persone girovagavano in un centro commerciale dove ogni negozio aveva la saracinesca abbassata. Assistere ad una scena del genere mi ha sconcertata, soprattutto perché nella mia mente si sono formate due parole: sembrano zombie.

La pandemia ci ha costretti a rinunciare alle abitudini che costituivano la nostra quotidianità e ha portato alla luce il peggio della nostra società, i lati fragili e trascurati dell’individuo, le carenze del sistema. Se avessimo gettato le basi per una società migliore piuttosto che limitarci ai buoni propositi, chissà. Le conseguenze stanno devastando il precario equilibrio a cui, passivamente, ci siamo arresi.

In un mondo ideale coglieremmo l’occasione per costruire quella società migliore che non c’è mai stata, per permettere almeno agli adulti di domani di vivere un’esistenza priva di lotte sociali.

In un mondo ideale, invece di fare a gara a chi si rende più vergognoso in Parlamento, si farebbe qualcosa di concreto per impedire che i giovani senza lavoro si sentano privati della dignità di un futuro. I casi di suicidio, tra i giovani e non, sono in forte aumento. Nessuna brava persona merita di ritrovarsi abbandonata ed emarginata.

In un mondo ideale, piuttosto che cercare altri pianeti in grado di ospitarci, si farebbe il possibile per salvaguardare quello che ci ospita già e che continuiamo a maltrattare.

Mi guardo intorno e non vedo un futuro migliore. Non si tratta di nutrire speranze, puoi concimare un terreno quanto vuoi ma se i semi piantati sono guasti, i germogli saranno guasti.

Da molto tempo non confido più negli altri, specialmente in chi ha il potere di intervenire sulle questioni che riguardano la collettività ma preferisce garantirsi un posto su una poltrona.

Non mi sento a mio agio perché quando esco di casa corro sempre un rischio, dato che viviamo in una società in cui noi donne siamo considerate oggetti sessuali piuttosto che esseri umani, perché quando mi guardo intorno non vedo più nemmeno un po’ di gentilezza. Ci si calpesta a vicenda, si litiga per futili motivi in mezzo alla strada, ogni occasione è buona per prendersela con gli altri anche se non c’entrano nulla coi nostri problemi, parole come “Grazie” o “Scusa” e via dicendo sono passate in disuso e chi ancora le pronuncia diventa un bersaglio. L’indifferenza ha preso il posto di quel poco di empatia che ancora resisteva.

La vita di prima non esiste più. Mi chiedo come faremo a tornare a una parvenza di normalità quando la pandemia sarà finita.

Francesca Lizzio


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