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Ringrazio con tutto il cuore le persone che s’interessano a quello che faccio. Sempre.

22-7-2021

cuore di cactus – Blog personale

“Nonostante tutto” – Panesi Edizioni – acquista su Amazon

Peccati di Penna: “Quello che mi auguro è che questo libro riesca ad emozionare chi vorrà dargliene la possibilità”

Il Salotto Letterario: “Quando inizio a scrivere una storia non so mai per certo dove mi porterà, lo scopro strada facendo”

Il Salotto Letterario: “Nonostante tutto”, una delicata storia tutta al femminile

La Stamberga d’Inchiostro: “Nonostante tutto”, una storia sulle difficoltà della vita

ICrewPlay Libri: “Nonostante tutto”, il secondo romanzo di Francesca Lizzio che ho letto con piacere

“Nonostante tutto”, il ritorno di Francesca Lizzio

Un brano tratto da “Nonostante tutto” letto da Sofia Ponente

Chi parla di “Nonostante tutto”

Acquista i miei libri sul sito della casa editrice, in omaggio avrai un e-book a tua scelta

“Fiore di cactus” – Panesi Edizioni – acquista su Amazon

Gli scrittori della porta accanto: “Fiore di cactus”, la paura di amare dopo tanta sofferenza

Gli scrittori della porta accanto: “Oltre le apparenze”

Parte del discorso: “Fiore di cactus”, la bellezza di lasciarsi amare

Parole a colori: “Vedere in noi stessi del potenziale è talvolta la sfida più grande”

Oubliette Magazine: Francesca Lizzio e il suo coinvolgente e delicato “Fiore di cactus”

Sole e Luna – Blog per scrittori esordienti: “Scrivo perché solo così ho meno paura di avvicinarmi agli altri”

La Stamberga d’Inchiostro: “Occorre un atto di fede”

Libri, medicina per il cuore e per la mente: “Questa è Sara ma siamo anche noi donne, chi più e chi meno”

Il profumo delle pagine dei libri: “Questa non è la classica storia d’amore”

LeggIndipendente: “Solo chi dimostra pazienza e devozione avrà il privilegio di assistere a questa meraviglia”

La Ragazza Aquilone: “Delicato, ironico, a volte frustrante come quando la vita ti mette alla prova ma poi ti sorprende”

LeggimiScrivimi: “Nulla è spiegato chiaramente, ma a un certo punto tutto è perfettamente chiaro”

Libri che porto con me: “Molte le frasi che ho sottolineato in cui mi sono ritrovata”

Libri che porto con me: “Non mi sento mai sola quando scrivo”

La lettrice controcorrente: “Ciò che si nasconde dietro l’apparenza”

ItCatania: “Scrivere mi aiuta a ricomporre i pezzi e dargli una nuova forma”

Una ballerina a Parigi: “Se qualcuno mi chiedesse di descrivermi potrei risolvere tutto dandogli questo libro da leggere!”

Ikigai… di libri e altre passioni: “Difficile posare il libro dopo averlo iniziato”

Ikigai… di libri e altre passioni: “Questo pensiero mi ha dato coraggio”

Chili di libri: “Fiore di cactus è un libro che si legge con facilità e piacere”

Words of Books: “Un romanzo che parla della difficoltà nel fidarsi ancora dell’amore”

Peccati di Penna: “Dar voce ai sentimenti è sicuramente più ammirevole di chi li sminuisce o li tradisce”

Tiny Fox in the box: “Ho apprezzato la storia dalla prima all’ultima parola”

Chi parla di “Fiore di cactus”

Scarica gratuitamente l’Antologia “Oltre i media – Raccontalo con un film o una canzone” – Panesi Edizioni

 


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Ma che te ne fai di tutti questi libri?

“Ma che te ne fai di tutti questi libri?” è una delle domande ricorrenti di fronte alla mia sterminata collezione. Per me, non sono mai abbastanza.

All’età di sette anni mi sono innamorata dei libri e da allora non ho mai smesso di nutrire questo amore, che col tempo è mutato e maturato.

Leggere un libro soltanto una volta è come pretendere di capire l’essenza di una persona guardandola, ascoltandola e parlandole un’unica volta.

Chi legge vive molteplici vite, viaggia senza l’ingombro dei bagagli, sperimenta ogni emozione, ogni sentimento. A volte riaffiorano ricordi creduti smarriti, altri che speravi fossero svaniti ma comunque importanti. Leggere è un’occasione per ritrovarsi.

Dalle abitudini e dai gusti di un lettore si possono capire tante cose, specie se esercitarsi a nasconderle è una delle sue attività preferite. Le anime sensibili non amano mettersi in mostra e, di solito, sono un po’ asociali. Per loro è pura selezione naturale, un modo per difendersi.

C’è chi dice che le persone che amano leggere lo fanno perché, fondamentalmente, non hanno una vita degna di nota. È il pregiudizio di chi non sa coltivare una passione o un hobby che dia un senso di leggerezza alla sua vita. Non si tratta soltanto della bellezza della scoperta, del piacere della lettura o, semplicemente, del saper stare da soli. Si tratta di trovare un rifugio al riparo dalla fretta della quotidianità, dal caos delle nostre esistenze. Leggere è un modo per stare con se stessi e allo stesso tempo sentirsi meno soli.

Soltanto leggendo si può comprendere l’immensità custodita in un libro, la vastità di sentimenti che costituisce l’animo umano. Chi legge conosce il conforto delle parole, perché sa che non sono soltanto parole.

Che me ne faccio di tutti questi libri? Ogni volta che ne sento il bisogno, basta allungare la mano e prendere la storia che mi farà stare meglio. So che rileggendo quel libro coglierò un dettaglio che mi era sfuggito, troverò qualcosa che m’appartiene.

Non è possibile scoprire tutto di una persona con uno sguardo, così come non è possibile cogliere il senso di un libro sfogliandolo soltanto. Bisogna immergersi in profondità per capire il più possibile la natura delle cose e, specialmente, delle persone e questo è da anime coraggiose.

Francesca Lizzio


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Non sono gli altri a stabilire il mio valore

Amo scrivere e amo i libri e come tutti gli amori lo considero un amore intimo, personale, che non necessita di eclatanti manifestazioni. In questo piccolo spazio al riparo dalla quotidianità condivido semplicemente quello che sento e quello a cui tengo. Questo vale anche per i social.

Sono iscritta ad Instagram da diversi anni ma non ne ho mai fatto un grande uso, inizialmente ero pure scettica. Imparare a usarlo è stata una necessità, consapevole che sarebbe potuto essere un mezzo attraverso il quale avrei potuto parlare del mio libro. Sinceramente, se non avessi intrapreso questo percorso avrei eliminato il mio profilo Facebook e non ne avrei mai creato uno su Instagram. Ciò che mi spinge a usarli è anche il salvaguardare la mia identità su internet, garantire a chi mi conosce la certezza che sono proprio io a gestire questi profili.

Così come nella vita, sui social cerco di entrare in contatto con persone che sento simili e che soprattutto siano empatiche, gentili, educate e sincere. Mi piace confrontarmi con gli altri sui libri letti, sono molto contenta quando mi viene detto qualcosa di bello sul mio libro ma non ne faccio lo scopo della mia quotidianità. Ho un tempo prestabilito oltre il quale non entro più in nessun social, a volte anche per diversi giorni. Perché, secondo me, serve prendere le distanze anche se in quel momento non ne senti l’immediato bisogno. Sono arrivata a questa conclusione perché mi faceva soffrire vedere che chi mi aveva detto che ci sarebbe stato, che mi avrebbe sostenuta perché credeva lo meritassi, alla fine si era limitato alle belle parole. In quei momenti pensavo che non valesse la pena sforzarsi tanto per un sogno se poi, a conti fatti, ero la sola a crederci. Sul piatto della bilancia, per fortuna i momenti in cui mi sono sentita così hanno un peso inferiore rispetto a quelli in cui ho visto che non è vero che sono la sola a crederci. Ci sono state delle volte, però, in cui mi sono lasciata abbattere dal fatto che tutto il mio impegno e tutta la mia passione non sempre avessero il giusto riconoscimento, è stato allora che ho capito che qualcosa non andava. Non ho mai avuto la presunzione di meritare chissà cosa, anzi, qualche volta penso di non meritare neanche quello che con fatica ho ottenuto fino ad ora e di cui comunque sono sempre grata. Quello che non andava è stato il fatto che cominciavo a sentirmi “meno” degli altri. Gli altri avevano un profilo più curato, lo aggiornavano con costanza oppure scrivevano libri migliori e più coinvolgenti del mio, specialmente se notavo quanto fossero simili le tematiche affrontate. Ho cominciato a pensare che valevo, come persona e come scrittrice, quanto quel numero che appare in alto sul mio profilo. Da allora ho imposto a me stessa di cominciare a fregarmene e di usare i social come, quanto e se ne avevo voglia. Ho scelto di considerarli un semplice svago, un luogo virtuale in cui condividere le mie passioni e alcuni dei miei pensieri. La mia vita non è tutta qui, nelle cose che condivido online. Io non sono quel numero, non valgo quanto quel numero. Non sono gli altri a stabilire il mio valore.

Credo sia questo il problema più grande che i social hanno evidenziato, perché non tutti hanno la forza necessaria per capire che la ricerca spasmodica di consensi virtuali non può colmare le carenze d’autostima o lenire le fragilità dell’anima.

Provo una certa tristezza nel vedere che non c’è più distinzione tra ciò che dovrebbe essere privato e ciò che è di dominio pubblico. L’intimità ha smesso di esistere e quei pochi che la difendono vengono considerati strani. La superficialità viene elogiata, la profondità viene emarginata.

C’è così tanta competizione che sono molti i profili ad adottare la stessa tattica: iniziano a seguirmi soltanto nella speranza che ricambi, nel tentativo di veder crescere quel numerino lì. Questi approcci non suscitano curiosità in me, al contrario, mi spingono a non approfondire. Ho una buona memoria, ricordo i nomi di chi l’ha fatto e poi, magari dopo avermi contattata con qualche complimento e/o richiesta o addirittura aver concordato sul fatto che sia superficiale dare importanza all’apparenza piuttosto che alla sostanza, ha smesso dopo poco di seguirmi. Li ricordo facilmente anche perché molti dimenticano di aver già tentato questo approccio e tempo dopo ci riprovano. Che bella figura.

Proprio di recente, si è “scoperto” che alcuni bookblogger vendono i libri ricevuti gratuitamente dalle case editrici che attraverso loro cercano di svolgere attività di promozione. Ma tu guarda, non l’avrei mai detto. È a causa di questo nuovo tipo di pubblicità che chiunque, incluso chi conosce a stento la grammatica italiana e s’improvvisa critico letterario, pretende da un autore emergente, oltre all’invio gratuito del suo libro, un compenso economico. Sarò strana ma non lo trovo giusto. Nessuno mi ha regalato niente, scrivere non mi ha resa economicamente agiata. Anzi, non lo sono a prescindere.

Smettiamola di far passare per normale elemosinare visibilità su un social, che alla fine la stragrande maggioranza di chi sostiene di amare qualcosa lo fa soltanto perché in quel momento va di moda.
Chi ama veramente quello che fa, chi ha una passione che gli scalda il cuore, non ha pretese di nessun tipo e non mira ad approfittarsi degli altri.

Quando è uscito il mio romanzo d’esordio, credendo fosse l’unica strada possibile, ho acconsentito un paio di volte e me ne sono pentita. Ho avuto a che fare con gente incivile. Una volta mi sono sentita dire che essendo emergente a maggior ragione dovevo accettare questo trattamento, cosa pretendevo? Il mio poi non era nemmeno un vero libro, secondo l’alta opinione di alcuni di quei critici letterari. Quanta invidia, quanta cattiveria. È vero, non sono nessuno, ma non penso di meritare questo trattamento.

Estorcere soldi in questo modo è una mancanza di rispetto non soltanto verso l’autore stesso, ma nei confronti di tutte le persone che hanno fatto sì che una storia diventasse un libro in carta e inchiostro. Il lavoro va pagato, non un hobby.

Chi legge per il puro piacere di farlo e non per lavoro legalmente riconosciuto e dimostrabile, non può pretendere un compenso economico spropositato.

La naturalezza con la quale chiunque si sente libero di usare e calpestare gli altri mi spaventa e mi sconcerta.

Vedessi una tale rivendicazione dei propri diritti quando si tratta di altre tematiche, questioni che riguardano la collettività e sulle quali lasciamo che siano altri a decidere.

Ad ogni modo, questa è soltanto la mia opinione. Il mio modo d’essere e di pensare può piacere o no, come nella vita fuori dai social.

Sono convinta che i social siano lo specchio della società proprio perché hanno messo in risalto tutti i suoi difetti più gravi, per questa ragione sarebbe meglio imparare a farne un uso migliore. Anzi, sarebbe meglio imparare ad essere persone migliori cercando rinforzo e sostegno psicologico nelle giuste sedi e/o coi giusti modi.

Il punto è che bisogna possedere una grande forza d’animo per lavorare su se stessi senza barriere, scorciatoie e finzioni.

Francesca Lizzio


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