Io viaggio da sola

Io viaggio da sola di Maria Perosino.

Io viaggio da sola Maria Perosino

 

Un kit di sopravvivenza per cavarsela tra alberghi, treni, piazze deserte, amori e agguati di malinconia. Un libro che fa bene al cuore, al cervello e a numerosi altri organi. Perché <<viaggiare da sole non significa affatto essere sole. Significa che vi dovete arrangiare a portare la valigia>>.

 

 

 

Ho amato questo libro ancor prima di cominciarlo, appena ho letto l’epigrafe. E l’ho amato fino alla fine.

Questo romanzo è un piccolo manuale per le donne che amano (o vorrebbero imparare) stare da sole. Per le donne che sperimentano la vita in prima persona, piuttosto che stare ad aspettare gli altri che, diciamolo, spesso non ci accompagnano. Perché, cito “Forse è meglio mangiare le ostriche in due invece che da soli, ma non mangiarle del tutto è ancora peggio.”

Maria Perosino anche stavolta m’ispira, raccontando i viaggi della sua vita e dando una lezione che io stessa condivido da sempre: la solitudine non è una condizione di inferiorità, in cui ci si deve risparmiare di vivere qualsiasi esperienza in vista di un futuro in due che non è detto ci sarà (e che non è detto possa essere migliore dell’esperienza fatta al singolare). E’ un invito a vivere la vita come viene, adesso, subito, senza stare a pensare agli altri ma soltanto a noi stesse, senza rimpianti. L’unica opinione che conta è la nostra, se gli altri considerano “solitudine” e “tristezza” sinonimi è un problema che non ci riguarda.

L’autrice con vivace semplicità e ironia, mette nero su bianco il suo mondo interiore regalandoci una grande lezione: apprezzare e valorizzare noi stesse. Una botta d’autostima che spesso dimentichiamo di coltivare, un incoraggiamento a scoprire di cosa siamo capaci non soltanto nel caso di un viaggio da sole, ma sempre, nella vita di tutti i giorni. Dovremmo imparare a contare su di noi sempre, specialmente quando la tristezza fa capolino. E’ allora che dobbiamo ripassare mentalmente tutte le volte che ce l’abbiamo fatta, da sole, appunto.

Questo libro è un vero e proprio kit di sopravvivenza che ogni donna dovrebbe tenere a portata di mano, ricco di emozioni palpabili e intriso di sincerità.   

Francesca Lizzio


©Copyright 2017

segui cuore di cactus su Facebook

Annunci

Milk and honey

Milk and honey di Rupi Kaur.

Milk and Honey

 

Una raccolta di testi di amore, perdita, trauma, violenza, guarigione e femminilità che si divide in quattro capitoli, ognuno con un obiettivo diverso. Accompagna chi legge in un viaggio attraverso i momenti più amari della vita e vi trova dolcezza, perché la dolcezza è dappertutto se solo si è disposti a cercarla.

 

 

 

Versi profondi che toccano temi come il dolore, l’abbandono, la violenza sessuale, l’egoismo, l’inganno, la passione, l’amore, in modo schietto e onesto.

L’autrice trascina in modo semplice quanto intenso, delicato e intimo. Durante la lettura è impossibile non sentire il cuore spalancarsi perché grato di essere compreso, di aver trovato una voce che rivela ciò che racchiude in sé.

Senti tutto: la fiducia tradita, l’amore bugiardo, la figura paterna che marchia inevitabilmente, il proprio corpo violato, l’amore di cui si sente la mancanza, l’importanza di amare noi stesse.

Attraverso l’amarezza, Rupi Kaur ci ricorda che nonostante tutto la dolcezza, il bene, esiste. Dobbiamo soltanto non smarrire la forza e la voglia di cercarlo e tenercelo stretto quando finalmente si lascerà trovare.

Il messaggio che ho trovato nelle sue parole è, essenzialmente, uno: amati e ama con sincerità.

Francesca Lizzio


©Copyright 2017

segui cuore di cactus su Facebook

Il corpo sa tutto

Il corpo sa tutto di Banana Yoshimoto.

Il corpo sa tutto Banana YoshimotoCorpo e psiche, attaccati al dolore fino a opporsi alla guarigione. E’ il filo che unisce i racconti de “Il corpo sa tutto”, che dipanano l’arduo percorso dal dolore alla guarigione attraverso una gamma sorprendente di modulazioni, tra difficilissime prove e piccole gioie, fin quando la liberazione si fa strada, accarezzando la mente e alleggerendo il peso della carne. Conflitti drammatici, traumi psichici, nodi apparentemente insolubili si sciolgono sotto un raggio di intuizione illuminante, permettendo ai personaggi di uscire dalle loro crisi salvi e arricchiti. Ancora una volta Banana Yoshimoto ci offre un caleidoscopico paesaggio del Giappone, realistico e visionario, doloroso e vibrante di ottimismo.

 

Tredici racconti di ordinaria e straordinaria quotidianità, ognuno con un suo messaggio. La loro semplicità accarezza il cuore, accompagnandolo in storie nostalgiche e dolorose. Dalla perdita di una persona cara ad un amore che ti consuma, da ricordi d’infanzia traumatici alla paura del cambiamento, dal senso di isolamento ad una profonda amicizia.

Tristezza, dolore, abbandono, amore, amicizia, famiglia. Sono questi i temi ricorrenti che tratta quest’autrice meravigliosa senza mai ripetersi, senza mai smentirsi. E nonostante siano argomenti delicati, nei suoi romanzi prevale sempre l’ottimismo e il calore della speranza.

Francesca Lizzio


©Copyright 2017

segui cuore di cactus su Facebook

Le scelte che non hai fatto

Le scelte che non hai fatto di Maria Perosino.

15390768_570479023150698_5253882431648111188_n

Tutte le scelte che non facciamo determinano una svolta nella nostra vita. Ma se potessimo seguire le persone che non siamo stati? Se potessimo pedinarle, e poi soprattutto ascoltarle, parlarci insieme, invitarle a cena, cosa succederebbe davvero?

 

 

 

 

Maria guarda la vita con curiosità, attraverso i propri passi e i passi delle sue amiche. Riflette sul passato, sul percorso fatto per diventare adulti, costellato di scelte fatte e non fatte. Intreccia la sua storia con quelle degli altri e della sé di una volta, come fosse davanti a una vetrina di un’agenzia immobiliare e sognasse, soppesando i perché, i come e i se. Le occasioni che abbiamo mancato, un fidanzato, un lavoro, una casa, un figlio mai avuto.

Raccoglie e riflette su tutte queste scelte, incluse quelle non fatte, perché in realtà continuano a camminarci accanto, parallele alla strada che abbiamo scelto. Siamo noi anche se non siamo più noi.

Sostiene che quando dobbiamo prendere una decisione è sempre il 51% di noi a convincerci. E che ne facciamo del restante 49%? Maria lo cerca in altre donne, donne dal passato difficile, messe a dura prova dall’amore e dalla vita. Amiche simili a lei che però hanno fatto scelte diverse.

Quel 49% è la vita che non abbiamo scelto e che, almeno una volta, ci chiederemo come sarebbe potuta essere.

In un viaggio a ritroso, l’autrice risponde a queste domande con un’emotività intensa, limpida e ispiratrice.

Francesca Lizzio


©Copyright 2016

segui cuore di cactus su Facebook


L’abito di piume

L’abito di piume di Banana Yoshimoto.

15541352_571938989671368_3989578733234571118_n

Hotaru torna nel paese natale, un piccolo borgo tranquillo attraversato da un fiume, per dimenticare le sue pene d’amore. Era andata ad abitare a Tokyo e per otto anni aveva vissuto una relazione sentimentale con un uomo sposato, che inaspettatamente l’aveva abbandonata. 
Il ritorno di Hotaru è un modo per ritrovare la pace e la serenità tra gli amici e l’affetto della nonna. La madre è morta e il padre è in viaggio in California.
Hotaru trascorre le giornate ad aiutare la nonna nel suo caffè dall’atmosfera intima e familiare. Rivede luoghi e persone del passato, soprattutto la sua vecchia amica Rumi.
Un giorno, dopo una passeggiata lungo le sponde del fiume, Hotaru incontra Mitsuru, un ragazzo che le lascia una strana sensazione di déjà vu.
Hagoromo (letteralmente “abito di piume”), indica un particolare tipo di kimono leggerissimo che le tennyo, figure mitologiche dalle sembianze di donne-angelo, indossano per volare tra il mondo terreno e l’aldilà.
Guarita dal dolore, Hotaru può indossare il suo “abito di piume” per librarsi in volo verso la vita.

Questo romanzo trasmette la speranza di un futuro migliore. Attraverso gli affetti familiari e l’amicizia, vuole ricordarci che nella vita si può superare anche il più grande dei dolori.

Tutto passa, si va avanti, la tristezza col tempo diventa esperienza.

Basterebbe, in effetti, leggere le prime tre pagine per innamorarsi di questa storia, dove emerge la naturalezza che la Yoshimoto ha nel parlare di sentimenti comuni a molti.

Con uno stile semplice e coinvolgente, riesce a trasportarci in un’atmosfera che sa di sogno.

Hotaru è una ragazza di ventisei anni che attraverso un viaggio dall’infanzia alla donna che è diventata, ricorderà degli eventi del passato che aveva dimenticato e volterà pagina, supererà la malinconia di ciò che è stato. Rinascerà e potrà indossare il suo abito di piume.

Un romanzo tenero, impreziosito dai giusti ingredienti che anche se non hanno una spiegazione logica, permettono di allontanarsi per un po’ dalla realtà.

Francesca Lizzio


©Copyright 2016

segui cuore di cactus su Facebook


Io sono di legno

Io sono di legno di Giulia Carcasi.

14955933_553793854819215_3614368693221578279_n

È l’alba di una domenica qualunque.
Giulia aspetta, Mia non è ancora tornata dai suoi sabati senza freno.
Sono madre e figlia divise da un precipizio di anni e segreti, apparentemente sicure delle proprie scelte: hanno applicato alle loro vite teoremi precisi e sembrano funzionare.
Ma quando Giulia si ritrova a leggere il diario di Mia, l’ingranaggio si rompe. Bisogna tornare indietro. E Giulia lo fa. Torna ai ricordi di una giovinezza ferita: il perbenismo della sorella, la fragilità di una madre che non voleva guerre, l’amicizia con una suora peruviana curiosa dell’amore e dei balli e che di Dio non parlava mai. Torna ai primi passi da medico, tra corsie e sale operatorie, al matrimonio con un primario, alla lunga attesa di una maternità sofferta e desiderata.
Più la storia di Giulia si snoda nel buio del passato, più affiorano misteri che chiedono di essere sciolti. Ma per madre e figlia l’incontro può solo avvenire a costo di pagare il prezzo di una verità difficile, fuori da ogni finzione.

Questa è la storia di una madre e una figlia che non riescono in nessun modo a stabilire un contatto vero.

Giulia, la madre, riconosce in Mia, la figlia, le orme della sua stessa solitudine e così, nel tentativo di trovare uno spiraglio nel suo mondo sigillato, un giorno inizia a leggere il suo diario, scoprendo la sua enorme paura di amare ed essere amata.

Così, per dimostrare alla figlia che non sono in realtà poi tanto diverse e che quindi è in grado di capirla e rispettarla, inizia a raccontarsi a sua volta.

Torna a rivivere la sua infanzia e la sua adolescenza ferite dall’egoismo della sorella maggiore, dalla cecità della madre, la continua ricerca di una vita che non la facesse sentire diversa dagli altri, la speranza di trovarla dopo un matrimonio senza amore, la lunga attesa di una maternità sofferta.

Mia è una ragazza che per evitare di soffrire, per evitare gli inspiegabili silenzi della sua casa, tiene a distanza l’amore, passa da un ragazzo all’altro col cuore anestetizzato, esponendo a tutti la sua visione amara della vita con orgoglio, dove se non vuoi soffrire allora non devi amare.

La storia di una madre e di una figlia che secondo me, andrebbe letta e riletta da tutte le generazioni.

Giulia Carcasi ha uno stile inconfondibile, originale, scrive come stanno le cose, la verità nuda e cruda, storie vicine a tutti.

Scrive che chi ha il cuore complicato è sempre, almeno un po’, di legno. Che il legno è tosto, ma sotto l’acqua può ammorbidirsi. E l’acqua non è altro che amore.

Francesca Lizzio


©Copyright 2015

segui cuore di cactus su Facebook


Un segno invisibile e mio

Un segno invisibile e mio di Aimee Bender.

15230837_564227897109144_2513309335005819507_n

Mona Gray, vent’anni, è innamorata dei numeri fino all’ossessione: l’ordine e la precisione dell’aritmetica le servono a difendersi dall’instabilità del mondo. Da quando il padre ha contratto una misteriosa malattia infatti, Mona ha bloccato ogni propria aspirazione, ha paura di innamorarsi e si rifugia in una serie di piccoli gesti e oggetti scaramantici.
Ma quando viene assunta come insegnante di matematica alle elementari la sua vita, grazie a un’allieva fuori dal comune e a un collega capace di far breccia nella sua timidezza, comincia a cambiare irreversibilmente.

 

Mona è legata al padre da un amore incondizionato per la matematica. Condividono tantissime cose insieme, sono molto uniti.
Quando però un giorno il padre si ammala improvvisamente, le loro vite e il loro rapporto cambiano e ciò avviene quando Mona è ancora una bambina. Così, nella speranza (e nella convinzione) che il suo amore possa far guarire il padre, Mona si affida all’universo stipulando una sorta di patto: se io rinuncio a tutto ciò che mi piace e che amo, tu farai guarire mio padre.
Tra l’altro, in occasione del suo decimo compleanno, il padre le racconta una storia molto particolare che contribuisce a portarla alla drastica decisione di rinunciare a se stessa per amor suo.

Gli anni passano, Mona diventa una giovane donna sola e “stramba” agli occhi degli altri, una ragazza che fino ai vent’anni non conosce se stessa neanche un po’ e che non fa che punirsi ogni volta che incontra qualcosa che le piace, o che le può piacere, per amore del padre.
Ma poi un giorno, finalmente, apre gli occhi e impara a vivere come merita, con coraggio e con amore vero.

Questa è una storia tenera e struggente che secondo me va conosciuta.
Vi consiglio sia di leggere il libro, sia di vedere il film (non importa in che ordine) a mente libera e a cuore aperto. A mio parere è una di quelle rare volte in cui il film non solo rispetta il libro, ma addirittura dà un senso di maggior completezza all’intera storia.

Jessica Alba interpreta Mona con una dolcezza e un’autenticità che ti restano addosso.

Il titolo del film è I numeri dell’amore.

Francesca Lizzio


©Copyright 2015

segui cuore di cactus su Facebook