La sua prima fiera

Oggi e domani, non perdetevi LiB – Libri in Baia, Fiera dell’editoria a Sestri Levante (GE) !
(guardando questa foto mi sento come una madre che vede suo figlio andare a scuola per la prima volta).

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Francesca


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Le parole possono unire

Raramente condivido i messaggi che ricevo, quando lo faccio è perché proprio non posso farne a meno.
Conoscere una persona, confrontarsi, avvicinarsi, è un regalo oltre che un’occasione. E non c’è scusa che regga, bisogna accoglierla e prendersene cura, sciuparla è un peccato.
Per me, da quando scrivo pubblicamente, il contatto è diventato ancora più prezioso. Dovrebbe essere sempre così, ovunque e per chiunque.
In questi due anni non è stato tutto rose e fiori, ma parole inattese come queste mi hanno fatto (e mi fanno) amare ancora di più quello che faccio. A qualcuno potrà sembrare niente di che, ma non è vero. Le parole possono creare dei ponti, possono unire le persone. E’ questa l’unica cosa che conta. Emozionarsi, vincere differenze e distanza. Dimostrare che c’è ancora chi mette il cuore in tutto.

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Francesca


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Serena

Ogni anno è sempre la stessa storia. Più si avvicina il mio compleanno, più inizio a dare i numeri. C’è sempre la costante del volere improvvisamente cambiare colore di capelli (che alla fine non cambio mai), mi creo mille problemi (inutilmente). Perché? Non sapevo neanch’io il motivo, poi ho iniziato a pensare che forse ho sempre l’impressione di perdermi qualcosa, di non fare in tempo, di restare indietro.
In generale però, in questo periodo mi sento serena. Anche se di recente mi sono scontrata con l’invidia e l’odio di una persona che ha saputo del libro, e ha reagito come se le avessi rubato qualcosa. Mi sono vergognata per lei, poi sono andata per la mia strada.
Ci vuole coraggio a sentirsi sereni senza un lavoro fisso, il mondo diviso tra ingiustizie di ogni tipo, guerre, attentati terroristici. Ci vuole coraggio a sentirsi in diritto di stare bene. L’ho imparato con fatica. Noi sensibili siamo così, chiediamo scusa e ci sentiamo in colpa quando siamo felici, sempre in punta di piedi nel mondo e nella nostra stessa vita. Eppure, ogni tanto tocca anche a me. E vale anche per chiunque stia leggendo questo post. Non permettete a nessuno di rubarvi il sorriso e la serenità.
Temo un po’ questi venticinque anni che incombono, ma li affronterò con qualcosa in più. Qualcosa di bello, una volta tanto ed è anche grazie alle persone che fanno parte della mia vita.
Le ragazze che nonostante la distanza geografica, ci sono sempre. Ogni giorno mi fanno sorridere, mi fanno sentire meno strana, perché sommando i casini in comune ci rendiamo conto che non siamo poi così diverse, così lontane. Basta un loro messaggio, una loro notifica, e la giornata cambia.
Chi passa a trovarmi su WordPress e mi strappa sempre un sorriso.
Chi mi sta accompagnando in questa nuova avventura con gentilezza e disponibilità, da un mese a questa parte.
La mia famiglia e la mia migliore amica, che mi sostengono sempre. Che mi fanno ridere anche quando sono triste o arrabbiata, mica è facile.
Le persone che mi vogliono bene e me lo dimostrano con semplicità, com’è giusto che sia.

Francesca

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Questa storia

Il 21 Aprile 2015 ho iniziato a scrivere una storia.

Da qualche giorno delle persone passeggiavano per la mia testa, riflessi di me e dei miei sentimenti.

A volte erano insistenti, altre delicate. Stavano lì, giorno e notte, a bussare in attesa che aprissi loro la porta.

All’inizio ho scritto qualcosa su carta, idee disordinate, nomi. Poi ho creato il file al pc e ho iniziato a scrivere pagine e pagine di questa storia che m’è venuta a cercare il giorno prima dei miei ventitré anni.
E’ stata una delle cose più incredibili e difficili che abbia mai fatto. Mi ha fatto del bene ma anche del male, ho dovuto risvegliare cose che avevo con fatica addomesticato.

C’è tanto di quel cuore che mi sono sentita svuotata e ricolma allo stesso tempo.
Ho sorriso, ho riso e ho pianto come una scema mentre la scrivevo.
Per qualche mese l’ho messa da parte, in attesa di capire come concluderla. Nel frattempo mi è capitata l’occasione di partecipare a un concorso con un racconto breve, che alla fine è rientrato nel progetto della casa editrice. Poco dopo l’uscita dei risultati del concorso, è successo quello che nemmeno speravo potesse capitarmi. Era un sogno, un grande e complicato sogno, non credevo che un giorno sarebbe potuto diventare realtà. La Panesi Edizioni mi ha offerto di pubblicare un romanzo. Ho sperimentato così sulla mia pelle l’espressione “piangere di felicità”.

Per un po’ sono stata felice nel vero senso della parola, in pace col mondo e con me stessa. Poi sono tornate a galla tutte le mie solite paranoie, il pensiero di non meritare un’occasione del genere, di non esserne all’altezza. Per fortuna, ho accanto delle persone che sanno come farmi ragionare quando l’insicurezza prende il sopravvento.

Così mi sono seduta e il finale m’è venuto incontro.

Finché le cose non si sono concretizzate, mi sono sentita come fossi spettatrice di qualcosa che non stava realmente capitando a me, che sono cresciuta a pane e sacrifici, che mi è stato insegnato che prima dei sogni c’è la realtà. Ora che mi sto rendendo conto che è tutto vero, mi ritrovo in un vortice di emozioni contrastanti. Sono felice, certo, ma sto scivolando lentamente e inesorabilmente nel panico e nell’insicurezza paralizzante. La paura ormai mi ha afferrato lo stomaco (che presto potrebbe iniziare a divorarmi pur di calmarsi), la testa pare sul punto di esplodere, idem il cuore ma tutto sommato potrebbe trattarsi di un semplice infarto. Cerco di non pensarci, ma se ci penso, sento che vorrei riscrivere tutto, poi penso che in realtà non so scrivere, poi cerco di essere razionale. E alla fine mi sento bipolare e anche un po’ scema. Tutto nella norma, sembra (credo).

Non smetterò mai di ringraziare le persone che hanno creduto in me, una in particolare, che ha sempre avuto parole di riguardo nei miei confronti e che mi ha letteralmente “scoperta”. Mi dice sempre che non è necessario, ma è soltanto merito suo se adesso so come ci si sente quando un sogno si realizza. Se adesso so come ci si sente quando qualcuno crede così tanto e sinceramente in te.

Ringrazio anche con tutto il cuore chi ha materialmente lavorato a questo romanzo, una casa editrice che per me non è soltanto una semplice casa editrice. Sono persone speciali che mi hanno accolta con delicatezza e premura.

Senza ognuno di voi, che siete sempre stati qui tra le mie spine e i miei fiori, non ce l’avrei mai fatta. Ogni parola di questa storia è per voi, per la mia famiglia, per le cactusiane.

Non abbandonate mai i vostri sogni. Siate coraggiosi, anche se la paura tenta di ostacolarvi.

Nei prossimi giorni avrete ulteriori informazioni.

I pensieri che si scontrano tra loro nella mia testa bacata:

  1. L’ho scritto io?
  2. Fa schifo
  3. Tutti sapranno che fa schifo
  4. Le persone diranno di aver sprecato soldi
  5. Che palle, parla d’amore
  6. E se ho sbagliato qualcosa?
  7. Ma io non so scrivere!!!
  8. Qualcuno mi maledirà
  9. Cambio nome, nazionalità e connotati
  10. Di conseguenza, nessuno avrà più mie notizie

Tutto nella norma, insomma.

Francesca


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Due anni

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Due anni fa nasceva questo angolo spinoso. Ne sono successe di cose da allora.

Ho trovato un rifugio dove posso essere sempre me stessa.

Ho conosciuto delle persone straordinarie.

Ho scritto un racconticino.

Non conoscevo la piattaforma, non avevo idea di come gestire tutto, eppure ce l’ho fatta e tra dubbi, incertezze e varie difficoltà sono ancora qui.

Ultimamente mi sono resa conto che molte persone che affermano di amare scrivere sono sempre a caccia di qualcuno da usare e sfruttare per farsi strada. Ogni cosa nella vita, inclusa la scrittura che dovrebbe essere pura e libera, si riduce ad una competizione all’ultimo sangue.

Io non ho alcun interesse nel competere in una gara puramente immaginaria, piuttosto prendo (e ho preso) le distanze da questo genere di persone. Io voglio scrivere e basta. Sarò banale, ripetitiva, impopolare, eppure è tutto quello che voglio. Scrivere quello che sento e penso, come mi pare e augurarmi di essere in qualche modo di conforto per qualcuno.

Tutto quello che ho ottenuto da quando esiste questo blog, l’ho avuto soltanto per merito mio. In modo limpido, pulito, senza elemosinare, senza presunzione e niente può competere con la soddisfazione di riuscire in qualcosa con le proprie forze, onestamente.

Credo che se amassero davvero scrivere rispetterebbero le parole (e i pensieri) degli altri, perché la scrittura è fatta anche di rispetto oltre che di amore. Se mettessero davvero il cuore in quello che fanno lascerebbero in pace gli altri, non avrebbero alcun motivo di “starli a guardare”.

Comunque. Il mese scorso ho attraversato un periodo “senza parole”, più lungo del solito tra l’altro e per un po’ sono rimasta tramortita. A volte ho paura di restare definitivamente senza parole, come mi è successo in passato. Allora mi chiedo, cosa accadrebbe al blog? Dopo tutto questo tempo? Ancora non capisco come ho fatto, dove ho preso il coraggio e allora per uscire da questo circolo vizioso mi vado a rileggere le vostre parole. Quelle belle, di ringraziamento, di sostegno. Quelle che anche se ho paura, anche se non so dove sto andando, mi ricordano che ne vale la pena. E che scrivere, pur non sapendolo fare come forse si dovrebbe, mi permette di essere tutto quello che sono liberamente.

Quindi grazie di essere sempre (e ancora) qui.

Il fatto che il blog registri ogni giorno delle visite, anche quando magari non pubblico qualcosa da un po’, mi riempie il cuore di gioia. Non ho ancora capito come sia possibile, ma grazie. Grazie del tempo che dedicate a questo angolino, dei messaggi che mi inviate. Grazie a chi ha creduto fin dall’inizio in tutto questo e non vuole saperne di smettere. Grazie a chi è capitato qui su consiglio di qualcuno o per sbaglio e non se n’è più andato. Grazie di avermi permesso di conoscervi come meglio si può, anche se virtualmente.

Grazie per questi due anni insieme.

Ancora una cosa: siate gentili. Ultimamente incontro persone che restano esterrefatte davanti alla gentilezza e non è giusto. Non è giusto che la normalità sia priva di empatia e tenerezza, abbiamo tutti fretta, non c’è spazio per le emozioni, siamo tutti concentrati sulla nostra vita e sembra che non esista nient’altro. C’è troppa indifferenza. Restiamo umani, per favore.

Ricordate il regalo di cui ho accennato poco tempo fa? Non manca molto, promesso.

Francesca


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Dare voce al positivo

 

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Questo è il mio quarto tatuaggio. Non trovando in rete il disegno perfetto ci ha pensato mia sorella, rendendolo così ancora più unico e importante. In cinque minuti era pronto, qualche ora più tardi era sul mio braccio.

Ogni tatuaggio che ho ha un significato e mi piace che anche il punto in cui è stato fatto non l’ho scelto per caso. Questo è perfetto anche per un altro motivo: lo vedo sempre.

Io sono una persona che vede di sé solo il negativo (reale o immaginario che sia) ed è agghiacciante. Tra l’altro è qualcosa che fa diventare matto chi mi vuole bene.

Sono sempre stata un mix letale di insicurezza e bassa autostima e il fatto di avere alle spalle molte brutte esperienze di vario genere non ha aiutato. Pur essendo maturata, a volte mi rendo conto che una parte di me continua ancora a credere a tutte quelle persone che mi hanno fatto del male. Pur essendo consapevole della persona che sono, lascio spesso vincere il negativo.

Da quando ho fatto questo tatuaggio però, ho sentito che qualcosa dentro di me sta cambiando. Ogni volta che lo guardo mi sento più serena e più predisposta a dare voce al positivo. Mi tornano in mente tutte le belle “cose” che ho, che ho fatto e faccio, che sono stata e sono.

E’ anche grazie a voi se sono riuscita a diventare più coraggiosa. In questi (quasi!) due anni mi avete fatto spazio nelle vostre vite con gioia, entusiasmo e affetto e ve ne sarò sempre grata.

Qualunque cosa accada, cercate di ricordare sempre chi siete. Che persone siete. Cosa meritate. Non sminuitevi, non accontentatevi, non credete a chi vuole farvi passare per quelle che non siete.

Sto preparando un regalo, spero tanto che vi piaccia.

Francesca


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