Ho perso l’amore?

Come ci si comporta quando capisci che forse non ci credi proprio più?

Vorresti non fosse così, lo vorresti con tutto il cuore, con tutta l’anima.

“Ti serve solo un’occasione” ti dicono. Bene, dove crescono gli alberi delle occasioni? Però che sia chiaro: buone occasioni. Non perse, sprecate, deleterie. Buone, belle, sicure. A chi posso chiedere indicazioni? Dove li trovo? 

L’albero delle occasioni me ne deve una come si deve e se è vero che l’universo ci mette di fronte a ciò di cui abbiamo bisogno, e sia. Ne ho bisogno, non ne ho mai avuto più bisogno di adesso. Mi sento caduta in un sonno profondo, profondissimo, dal quale non riesco più a svegliarmi.

Ho perso davvero tutto l’amore che avevo dentro? Tutto? Cos’è rimasto tra la polvere? Qualcosa deve esserci, altrimenti dormirei e basta, non andrei in cerca di alberi delle occasioni. Dormirei e basta, semplice. L’idea mi attrae, è vero. Sarebbe così facile arrendermi, restare appesa a questo sonno eterno dove non sono né morta né viva. Prendere le cose come vengono, quelle sottospecie di occasioni viste e riviste, dove ogni volta m’illudo di trovare qualcosa di diverso. Dove ogni volta perdo altro amore.

Peccato che l’albero delle buone occasioni non cresca dietro l’angolo.

Peccato, da sola non ce la faccio. So cavarmela da sola in altro, ma non in questo. Non in questo. Non so come fare a tenermi stretto quello che resta, a svegliarmi.

Francesca Lizzio


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Cara solitudine

Cara solitudine, è da un po’ che non parliamo. Credo sia perché ormai ho imparato ad apprezzarti, a considerarti una parte di me. Il nostro è un tacito consenso, un patto di non belligeranza.

Però scommetto che ricordi bene quando siamo entrate in guerra. Ero in piena adolescenza e all’improvviso il mondo aveva cambiato volto, era diventato ostile, crudele, spietato. Non mi piaceva stare da sola, lo odiavo, ne soffrivo ed ero bersaglio di individui penosi. Allora non lo capivo, ero convinta di meritarlo. Nonostante ti detestassi, sei stata l’amica che mi ha reso migliore. Mi hai arricchita, con te sono diventata la donna che sono. Bé, almeno un po’, per certi versi. Mi hai insegnato delle cose importanti che altrimenti non avrei compreso, ad esempio come riconoscere e distinguere le persone. O che a volte puoi avere accanto le persone che ti stanno più a cuore, ma sentirti sola comunque. Incompresa, spaesata, come un riflesso che non riesce a trovare la propria origine.

Grazie a te ho capito che il punto di partenza sono sempre stata io, non le persone a cui volevo bene. Ho capito di non dovermi aspettare dagli altri ciò che dovevo chiedere soltanto a me stessa.

Quanto sono cambiata. Si, la guerra è finita, sei diventata un’alleata. Eppure qualche volta colpisci dove fa più male. Qualche volta, ciò che mi hai insegnato sugli altri e su me stessa fa male come se mi stessero sbranando il cuore. In quei momenti, quando mi sento così abbandonata e rifiutata, lascerei tutto, non so per dove o come ma me ne andrei. Anche se nel profondo so che non aiuterebbe davvero. Perché in quei momenti, tutto quello che vorrei è una pausa dalla realtà che spesso inganna, illude, ferisce, umilia finché non resisti, stringi i denti, la goccia non trabocca dal vaso. Mi sento come in una bolla, invisibile agli occhi degli altri, sordi alla mia richiesta di aiuto. E comunque sento che qualsiasi cosa dica o faccia, nessuno capirebbe. Anzi, temo possa sminuire o infierire e quindi mi chiudo in me stessa. Sono sola. So che uscire da questa bolla è possibile, è una scelta dettata dall’amor proprio e dalla razionalità, ma ci sono delle volte in cui sarebbe di conforto avere qualcuno che mi porge una mano. Invece sono sempre io ad aiutare gli altri, quando poi si tratta di me spariscono tutti. Mi hai insegnato che pochi restano davvero e che chi dice cose come “Puoi contare su di me”, “Ci sarò sempre” e così via, al momento di dimostrarlo non ci sarà. E’ allora che devo volermi più bene e l’ho capito grazie a te. Grazie per tutte le volte che mi hai svelato la vera identità di una persona che amavo.

Ho capito che sei come l’autunno. Il suo arrivo annuncia una fine, un ciclo che si chiude, la morte, ma anche un rinnovo, la rinascita. Avvolgi il cuore con la tua presenza col solo scopo di dare un insegnamento: bisogna lasciare andare ciò che non ci serve più per fare spazio a ciò di cui invece abbiamo bisogno. Bisogna far morire ciò che ci ha fatto del male, per permettere a ciò che potrebbe farci del bene di nascere.

Molti non ti apprezzano come meriteresti, un po’ come succede all’amore, paradossalmente. Eppure, secondo me, soltanto imparando a comprenderti possiamo accogliere un sentimento, scoprire che persone siamo, cosa desideriamo, cosa fa per noi. Sembra difficile, invece non lo è poi così tanto. Purtroppo molti non capiscono che a volte sei perfino necessaria, fondamentale. Io l’ho capito e anche se non è facile, anche se a volte il dolore sembra incolmabile, con te ho imparato a dare il giusto valore a me stessa. Quindi, ti ringrazio.

Francesca Lizzio

“La solitudine è segno di un disperato bisogno di te stessa.”

Rupi Kaur


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Cuore mio

Ti ho odiato per tanto tempo, lo sai.

Perché ti sei fidato troppo e gli altri vigliaccamente ne hanno approfittato.

Perché hai amato tanto chi ti ha ricambiato poco, male o per nulla.

Perché sei rimasto chiuso quando, finalmente, volevano soltanto scoprirti. Eri spiazzato, lo so. Adesso stai male perché hai paura che nessuno ti darà più un’altra occasione. Perché sei convinto che davanti alle tue spine mai più nessuno si soffermerà. Perché credi che un cuore per essere amato debba essere sgombro di spigoli e paure.

Ascolta, non è così. Ho capito che se gli altri preferiscono lasciarti andare, allora è meglio lasciarli fare. Se non ti capiscono quando concedi uno spiraglio, allora non sono in grado di accoglierti. Lo so, è terribile. Specie perché non ti spieghi com’è che non ti hanno capito anche quando hai spalancato le tue porte. Quella era incuranza, fidati. Molti non ti meritavano, non eri tu ad aver sbagliato.

A volte vai fiero della tua risolutezza, orgoglioso di essere andato avanti nonostante tutto, anche quando ti sei sentito morire. Altre, invece, vorresti essere più leggero. Ti chiedi come sarebbe se non avessi imparato a difenderti in questo modo che terrorizza tutti, che nessuno capisce.

Ripensi a chi non ti ha afferrato al volo quando poteva, a chi non hai abbracciato quando ce n’era bisogno. Ti tormenti, ti annienti.

Ricevi altro male, nascono altre spine. Il bene che ti servirebbe scarseggia, conservi quello che c’è. Non basta, ma meglio di niente.

Ti chiedo scusa per tutte le volte che ti maltratto, che me la prendo con te. Lo sai che lo faccio soltanto nel tentativo di ammazzare l’amarezza, perché in quei momenti la tristezza rischia di farmi esplodere. Per fortuna sei forte, resisti sempre.

Quindi, per favore, prometti: la prossima volta non andare incontro al rimpianto. Concediti una nuova occasione. Impara dal passato, ma fai il modo di non rinunciare ad altri attimi di vita. Perché lo sai che non ne vale la pena, che non è giusto. Difenditi, ma se è il caso arrenditi. Le cose possono cambiare.

Ricordati di chi ha scelto di prendersi cura di te. Qualcuno c’è.

Qualcun altro, chissà, potrebbe esserci.

Francesca Lizzio


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Soltanto per una volta

Tra i capelli nascondi disordini e amarezze

e qualche volta credi che nulla possa sciogliere le tristezze,

che ogni notte sia fatta per risorgere col niente

Niente più di quello che sei,

che hai o avuto mai

Soltanto per una volta

trovata, scovata

dal peso opprimente di non valerne la pena sollevata

Soltanto per una volta

non costretta a farcela da sola,

a non crollare, attenta al nodo in gola

Coraggiosa autodidatta,

di spine sei fatta

Per non spiegare più a chi non vuole capire,

per non legarti più a chi non vuole sentire

Soltanto per una volta, cosa daresti

melodia muta di essere smetteresti

Slancio felice, volo leggero

con un respiro diverso

Affidi al buio la missiva,

magari il cielo si accorge che ti senti alla deriva

Cosa daresti, soltanto per una volta

per sentirti libera e dal calore accolta.

Francesca Lizzio


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Fidati ancora di me

Mettiamo caso che conosci questa canzone di Alessandra Amoroso.

Sai, solitamente non amo le sue canzoni, ma questa da subito l’ho sentita mia. Mi ha fatto pensare a te.

E’ stato come se avesse aperto la porta della stanza del mio cuore dove ti tengo nascosto, al sicuro. Lontano dagli altri ricordi, gli altri sorrisi, gli altri dolori.

Con tenerezza e allo stesso tempo con prepotenza, mi ha riportata indietro di qualche anno, da te. Ascoltarla mi ha fatto sentire meno sola, compresa… ma anche triste. Mi ha riportata a quella sera, quando ho deluso entrambi. E sei scomparso, sei andato avanti. Anch’io ho voltato pagina, poi. Mi sono messa l’anima in pace, m’è costato, ma ho dovuto.

Per tutte le volte che ti penso, c’è un rimprovero che non mi risparmio. E la speranza che tu stia bene.

Ho permesso al dolore e alla paura di cambiarmi, di togliermi la fiducia nell’amore. Chissà se alla fine l’hai capito.

C’è chi dice che il rimpianto sia la scelta più facile. Io non ci trovo niente di facile. C’è quell’eterna domanda che ogni tanto t’illude di averti lasciato, liberato, e che a volte invece, viene a cercarti col solo scopo di tormentarti. Per ricordarti che hai perso un’occasione.

Mettiamo caso, quindi, che l’hai ascoltata e ti sei fatto una domanda, un “se” che varrebbe un tentativo, che vorrebbe una conferma.

Quante cose avrei da dirti, da raccontarti.

Io sono qui, sono andata avanti, ma se volessi, eccomi.

Ascolta questa canzone, ci trovi me, quello che ho provato.

Gli anni sono volati e ancora una volta probabilmente sto parlando al vento. Ma se ci fosse ancora qualcosa che ti spinge verso me, ti verrei incontro stavolta.

Anche se sono un disastro, piccolo ingarbuglio di parole, paure e timidezza. Più semplicemente nana, come dicevi tu.

Perché sai, da sola sto bene, ma con te starei meglio.

Credo non leggerai mai queste righe, ma volevo che sapessi. Magari il vento te le fa avere.

Francesca Lizzio


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Dura

Quella corazza dura che hai

basterebbe una carezza

e meno aspra sarebbe, lo sai?

Hai finito per dimenticarlo,

ricordo sepolto per non sciuparlo

ricordo appeso al dolore del passato

Non conosci altro modo

convivi con quel nodo,

quel laccio stretto intorno al collo

che mette in guardia, sento, soffoco

Cammini per strada e pensi

“Chissà come sarebbe”

e il desiderio ti avvolge lentamente

lo senti, è prepotente

Schiava della paura,

solo così ti sei sentita sicura

Però che bello se ricordassi

come, oltre quella corazza dura,

sarebbe amarsi.

Francesca Lizzio


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L’amore ai tempi del…com’era

Avrebbe fatto comodo un bel manuale sulle relazioni sentimentali. Avremmo sfogliato l’indice all’occorrenza, letto quello che c’era da leggere e sarebbe andato tutto bene.

Tra amiche si parla spesso di maschi prevedibili, pseudo amori, avventure, storie e tutte la pensiamo a proprio modo. Concordiamo inoltre sul fatto che il manuale potremmo scriverlo noi stesse.

C’è chi vive quest’epoca di precariato sentimentale con leggerezza, con la voglia di divertirsi e basta, delusa da esperienze passate, chi è impegnata in un rapporto che spera di non veder franare alla minima incertezza, chi ha deciso di stare da sola per un po’, intenzionata a non sprecare altro tempo e altro cuore, decisa a non avere più aspettative.

E’ innegabile. Il sesso è molto più facile. Paradossalmente, per quanto intimo sia, non è abbastanza personale da poter essere vissuto soltanto con qualcuno che ci piace davvero e per intero. Non è impegnativo quanto lo è invece una relazione. Ottieni quello che vuoi e te ne vai, punto. Niente cuori infranti, sogni distrutti, progetti falliti.

Le relazioni stravolgono. Sono un impegno costante. Come possono sopravvivere, ad esempio, alla distanza? Le fondamenta di una relazione come questa, in teoria, dovrebbero essere uguali a quelle di una qualunque relazione: solide, forti, consapevoli. Ma se anche fosse così, con tutto l’amore e la razionalità del mondo, come si fa a non lasciarsi abbattere dalla distanza? Senza potersi vedere quando si vuole, senza poter condividere tutto in modo “normale”.

“Io non so se ce la farei”, ho detto. “Se fossi innamorata ce la faresti”, mi hanno risposto. Ma io so che l’amore non fa miracoli. Anche se fossi innamorata non credo reggerei ai classici dubbi, alle classiche paure, alla classica gelosia, tutto elevato al quadrato, senza poter toccare con mano la soluzione ai miei affanni quando mi pare e piace. Dovrei convivere con delle paranoie che normalmente non avrei o almeno, non con la stessa intensità.

E mentre si chiacchierava, tra amarezza e speranza, ecco lo scenario che avevo per la testa:

A poco a poco ci allontaneremo, aggiungendo il silenzio alla distanza.

Sentiremo la mancanza di quelli che eravamo all’inizio, belli anche senza parole, perché eravamo tipi d’azione, di fatti che avevano l’urgenza di realizzarsi.

Per un po’ siamo stati bene, poi ci siamo rovinati la vita. D’ora in poi malediremo l’ora e il momento.

Diventeremo due disordini che si raccontano che se la caveranno.

Due pianeti privi di vita che si limiteranno ad orbitare e collassare nell’indifferenza altrui.

Come qualsiasi altro amore.

Insomma, in un periodo in cui il presente stesso ha fondamenta traballanti, non biasimo certo chi non pianifica un futuro in grande, con matrimonio e figli all’orizzonte. Allo stesso tempo però, sto dalla parte di chi vuole di più. Perché c’è chi ama talmente tanto l’amore da non volerlo sminuire. E’ cogliere la differenza tra chi ti piace veramente e chi invece non ti resterà impresso nella memoria neanche per un giorno. C’è chi ama così tanto da pretendere un dialogo, condivisione, libertà, confidenza, una fiducia che mai può reggere il confronto con qualcosa di superficiale come Ciao, adios, I’m done. C’è chi vuole l’intimità ed è qualcosa di fottutamente coraggioso. Qualcosa che non puoi trovare con chiunque.

Fra’, al posto del cuore tu però ormai c’hai un posto di blocco, (ho riso tantissimo).

Si, non sono mai stata facile da conquistare, ho sempre applicato la mia personale selezione (naturale o consapevole che sia). E’ vero, sono fatta così. C’è chi riesce a mettere da parte il cuore e chi invece, per quanto lo desideri, no.

Ma allora cosa vuoi?

Quello che ho sempre voluto: autenticità. Consapevolezza. Maturità. Sincerità.

L’ho detto/scritto tante volte, l’amore non è una mia priorità, ma non vuol dire che se dovessi ritrovarmelo davanti lo manderei al diavolo. Non subito, almeno, e siamo esplose a ridere.

Scherzi a parte, a me non piace la solitudine di oggi. Non mi piace quando nessuno difende un sentimento, quando nessuno cerca qualcosa di diverso. Non mi piace quest’incertezza costante, questa rassegnazione passiva, questo tempo che scivola via senza imprimere nella memoria quasi nulla di importante.

Non ho mai apprezzato le belle parole prive di sostanza, lasciate nel vuoto, abbandonate senza fatti. L’ipocrisia di chi ti tiene all’amo e non ti prende mai, ti illude, temporeggia, probabilmente perché incapace (o semplicemente non interessato) ad accogliere qualcuno.

Sembra che nessuno si fermi più un attimo per chiedersi com’era l’amore, quando gli permettevamo di far parte delle nostre vite.

Francesca Lizzio


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Da consumare entro il

Per me i rapporti hanno una data di scadenza. Tutti, anche quelli più importanti, belli, che non penseresti mai possano finire.

Perché si cambia, perché non ci si trova più, perché il tempo da trascorrere insieme ha fatto il suo corso. Quello che c’era da imparare, quello che c’era da perdere e acquisire è andato, fa parte di noi.

Ogni persona che incontriamo lascia un segno del suo passaggio e soprattutto il dubbio misto a certezza che niente dura per sempre. Si è destinati a fare soltanto un certo numero di passi insieme, a condividere tutto quello che c’è da sperimentare soltanto finché c’è ancora ragione di stare insieme. Finché ci fa stare bene, finché non si è costretti a illuderci che l’amore possa colmare distanze e differenze troppo marcate. Finché ci si sceglie perché non si concepiscono alternative e non per comodità, abitudine, morale.

Questo è quello che so. Finiscono i rapporti familiari, figuriamoci tutti gli altri.

Non serve fare i salti mortali col cuore in mano, porre paletti e confini imposti dalla gelosia, farsi tappeto per chi ormai ci sta scivolando tra le dita, sta passando, sta andando via.

Se ti basta una piccola e inconsistente “distrazione” per sostituirmi vai pure, ma abbi la decenza di non tornare. Se non mi scegli più, buona vita.

Se ti basta un niente per mettermi da parte magari non mi meriti.

Se non troviamo più quello che una volta ci ha unito, forse non abbiamo più nulla da vivere insieme, siamo passato che non deve aggrapparsi al presente.

Ho sempre sperato di vincere senza sporcarmi le mani, di essere scelta perché non esisteva paragone che potesse reggere con me. Invece mi sono sempre sentita come una sorta di museo. Le persone entravano, prendevano confidenza, imparavano a farsi spazio, ammiravano il luogo e i suoi tesori finché un giorno improvvisamente ne avevano abbastanza, diventavo terreno per polvere e macerie. Distruggevano tutto quello che potevano e sparivano ed io lì, a raccogliere i pezzi.

Mi sono sempre sentita come niente che avesse importanza, che valesse la pena scegliere. Per questo ho imparato a scegliere sempre me. La mia serenità, la mia autostima, il mio amor proprio.

Perché se i rapporti sono destinati a consumarsi e sparire, io invece sono qui. Perché se è vero che tutto finisce, devo sapere da chi tornare, che appartengo a me stessa comunque vada.

Perché la verità è che gli altri sono soltanto la cornice, l’opera siamo noi stessi. Soltanto noi.

Francesca Lizzio


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Chiediamo perdono all’amore

Per tutte le volte che scegliamo di accontentarci ed essere infelici.

Per tutte le volte in cui pensiamo “se non soffro allora non è vero”.

Per tutte le volte che accettiamo di stare con qualcuno soltanto perché abbiamo paura di stare da soli.

Per tutte le volte che il dolore abita i nostri cuori e picchia i nostri corpi.

Per tutte le volte in cui nutriamo rancore e disprezzo verso un sentimento che non ha colpe.

Per tutte le volte in cui non l’abbiamo compreso veramente.

Per tutte le volte che non rispettiamo gli altri, oltre che noi stessi.

Per tutte le volte in cui scegliamo l’indifferenza davanti alle ingiustizie.

Per tutte le volte in cui diamo spazio alla cattiveria e all’invidia.

Per tutte le volte in cui non siamo gentili.

Per tutte le guerre, i soprusi, le violenze.

Per tutte le volte che gli rendiamo impossibile esistere.

Per tutto ciò che viene detto e fatto di sbagliato ogni giorno nel suo nome.

Chiediamo perdono all’amore.

Anche se, forse, non lo meritiamo.

Francesca Lizzio


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Apre una porta

Ho imparato che una persona potrà vantarsi quanto vuole pur di sentirsi superiore agli altri, potrà ostentare cento lauree, mille viaggi e milioni di amici, ma se manca di sincerità, gentilezza, umiltà e soprattutto maturità… bé, si commenta da sola. Potrà allestire la sua vita in tutti i modi invitanti e illusori che vuole, arriverà (sempre) il momento in cui tutti si renderanno conto del nulla che si affanna a nascondere. Della profonda, meschina, cattiva, voglia di prevaricare sugli altri perché in verità sa di non valere nulla. Di non essere altro che invidia allo stato puro.
Perché una persona sana pur avendo le sue batoste dalla vita, il suo bagaglio emotivo, i suoi problemi e le sue paure, i suoi dolori e le sue gioie, non allestisce un bel niente. Apre semplicemente una porta, sperando che chi sceglierà di entrare non lo farà per fargli del male, augurandosi che nasca qualcosa di bello.
Le persone vuote sono assordanti, quelle ricolme sussurrano. Magari le sentiranno in pochi, ma di sicuro non verranno mai dimenticate. Al contrario delle prime che alla fine si ritroveranno sole, logorate dal loro stesso veleno.

Francesca Lizzio


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