Da consumare entro il

Per me i rapporti hanno una data di scadenza. Tutti, anche quelli più importanti, belli, che non penseresti mai possano finire.

Perché si cambia, perché non ci si trova più, perché il tempo da trascorrere insieme ha fatto il suo corso. Quello che c’era da imparare, quello che c’era da perdere e acquisire è andato, fa parte di noi.

Ogni persona che incontriamo lascia un segno del suo passaggio e soprattutto il dubbio misto a certezza che niente dura per sempre. Si è destinati a fare soltanto un certo numero di passi insieme, a condividere tutto quello che c’è da sperimentare soltanto finché c’è ancora ragione di stare insieme. Finché ci fa stare bene, finché non si è costretti a illuderci che l’amore possa colmare distanze e differenze troppo marcate. Finché ci si sceglie perché non si concepiscono alternative e non per comodità, abitudine, morale.

Questo è quello che so. Finiscono i rapporti familiari, figuriamoci tutti gli altri.

Non serve fare i salti mortali col cuore in mano, porre paletti e confini imposti dalla gelosia, farsi tappeto per chi ormai ci sta scivolando tra le dita, sta passando, sta andando via.

Se ti basta una piccola e inconsistente “distrazione” per sostituirmi vai pure, ma abbi la decenza di non tornare. Se non mi scegli più, buona vita.

Se ti basta un niente per mettermi da parte magari non mi meriti.

Se non troviamo più quello che una volta ci ha unito, forse non abbiamo più nulla da vivere insieme, siamo passato che non deve aggrapparsi al presente.

Ho sempre sperato di vincere senza sporcarmi le mani, di essere scelta perché non esisteva paragone che potesse reggere con me. Invece mi sono sempre sentita come una sorta di museo. Le persone entravano, prendevano confidenza, imparavano a farsi spazio, ammiravano il luogo e i suoi tesori finché un giorno improvvisamente ne avevano abbastanza, diventavo terreno per polvere e macerie. Distruggevano tutto quello che potevano e sparivano ed io lì, a raccogliere i pezzi.

Mi sono sempre sentita come niente che avesse importanza, che valesse la pena scegliere. Per questo ho imparato a scegliere sempre me. La mia serenità, la mia autostima, il mio amor proprio.

Perché se i rapporti sono destinati a consumarsi e sparire, io invece sono qui. Perché se è vero che tutto finisce, devo sapere da chi tornare, che appartengo a me stessa comunque vada.

Perché la verità è che gli altri sono soltanto la cornice, l’opera siamo noi stessi. Soltanto noi.

Francesca Lizzio


©Copyright 2017

segui cuore di cactus su Facebook

Irraggiungibile

Serve del tempo, ma alla fine tornano (quasi) tutti. Arriva sempre il momento in cui quell’ex amica, quell’ex fidanzato, quel ragazzo che “non era pronto per una come te, ma un giorno chissà”, si guarda indietro e si rende conto di chi ha perso. Tutte quelle persone che ti hanno ferita, delusa, rifiutata, tornano sempre. Che sia stato per invidia, cattiveria, leggerezza, stanchezza.

Ad un certo punto, succede che ti ritrovi un messaggio, una richiesta di amicizia, oppure ci s’incontra. Tu, con l’aria di chi si è rialzata ed è andata egregiamente avanti, loro col senso di colpa negli occhi, il rimpianto in tasca, la coda tra le gambe. Ma tu sei passata per loro, non ci sei più e non per vendetta o vanità, ma perché non hai più bisogno di loro, non sono più persone che vuoi nella tua vita.

Ti sei data il tempo per soffrire, star male al punto di desiderare di sparire, per pentirti di tutto quello che hai incondizionatamente (e ingenuamente) dato. E ti è servito, perché così hai capito cosa aspettarti dalle persone. Hai scoperto che sei più forte di quello che credevi e stare da sola ti piace tanto. Hai imparato a volerti bene indipendentemente dagli altri, quegli altri che non ti hanno mai capito e apprezzato veramente.

Sei irraggiungibile e intoccabile: la tua personalissima difesa.

Sai che il “pochi ma buoni” va doverosamente applicato e se mancano anche quelli, meglio sola piuttosto che accontentarti, ritrovarti circondata da persone che non ti chiedono mai “Come stai?” o che te lo chiedono ma in realtà non gliene frega niente.

Sei tu quella che ci mette il cuore e ogni volta se lo ritrova mutilato.

Sei tu quella a cui tutti hanno sempre preteso qualcosa e sistematicamente non era mai abbastanza, come se fossi indistruttibile, come se fossi una specie di distributore gratuito di vita.

Poi, finalmente, hai aperto gli occhi: hai capito che nessuno ti darà mai quello che tu sei sempre stata disposta a donare… e hai imparato a conservarlo per te stessa.

Francesca Lizzio


©Copyright 2016

segui cuore di cactus su Facebook

Alti e bassi

Questi giorni o, meglio, questi mesi sono un po’ così.
Alti e bassi, bassi e alti.
Sento la mia vita altalenare fra momenti di estrema felicità e attimi di eterna paura.
Vado avanti ed indietro, avanti ed indietro.
Non mi fermo, non mi posso fermare.
Il mondo scorre davanti a me, a tratti riesco ad afferrarlo, ma poi mi sfugge dalle mani.
Non so più chi sono, non so più cosa voglio.
Mi osservo davanti allo specchio, alle volte mi riconosco e altre no.
Mi sento come se fossi su di una piattaforma instabile che, da un momento all’altro, potrebbe frantumarsi sotto i miei piedi.
E allora tento di aggrapparmi a ciò che di più caro ho nella speranza di riuscire a non affogare, di nuovo.

The scream of love

Un anno

1

Un anno fa nasceva cuore di cactus. Voi ci credete? A me sembra ieri.

Onestamente quando cerco di ricordare cosa stavo facendo quel pomeriggio piovoso, prima di aprire il blog, ho il vuoto assoluto. Non so come ho fatto, ma so che mi ha spinto il desiderio di trovare qualcosa di buono e di trovarlo con le mie forze.

Scrivere è l’unica cosa che mi fa sentire giusta in tutti i sensi. So che non mi riesce particolarmente bene, ma non ho mai avuto niente e adesso invece scrivo.

Scrivere con amore, per respirare, per fare chiarezza, per liberarsi di un peso, è qualcosa di straordinario. Tocchi i tuoi limiti e impari e ridefinirli. Tocchi i tuoi spigoli e impari e distinguerli.

Mi sento dire cose come “mi piace il tuo stile”, “mi piace il tuo modo di scrivere”. Ancora mi sembra inverosimile scoprire di avere un mio stile o un mio modo di scrivere, è un po’ come scoprire una nuova caratteristica fisica.

Insomma, proprio io che prendo le porte in pieno, inciampo, non mi perdo uno spigolo, cado con non molta grazia, ho uno stile, un modo, scrivo.

Non mi abituerò mai e ne sono felice, è troppo bello essere sorpresi.

Mi sono sentita dire che sono coraggiosa, ma non mi sento affatto coraggiosa. Il cosiddetto “coraggio” forse sta nel fatto che ogni volta che mi prende un attacco di panico non chiudo tutto e non vado a nascondermi da qualche parte.

Insomma, il 2015 è stato l’anno in cui mi sono riscoperta. Ero certa che non sarei riuscita a portare avanti un progetto simile, un po’ per timidezza e un po’ per paura e anche se gli intoppi non sono mancati, so che aprire questo blog è la cosa migliore che abbia mai fatto. E l’ho fatta proprio io.

Oggi sorrido grazie a voi. Grazie ai vostri commenti, ai vostri messaggi, alla vostra presenza.

Un anno fa, nel giro di un mese (più o meno), le mie parole hanno iniziato a fare il giro del web, avvicinando persone da tutte le parti d’Italia. Così, a poco a poco, sono nate delle amicizie. Hanno fatto di cuore di cactus una filosofia di vita, hanno coniato l’appellativo “cactusiane” e non c’è un solo giorno in cui non mi regalano un sorriso.

Nella mia vita l’amicizia è stata la cosa che mi ha deluso di più. Ho avuto le mie batoste dall’amore, ma niente a che vedere con tutte quelle amiche che ho adorato, per cui ci sono sempre stata, a cui ho sempre dato tutto incondizionatamente. Perché anche se non riuscivo a credere completamente nell’amore, avevo un gran bisogno di credere almeno ad una sua sfaccettatura.

Alla fine però mi ha sorpresa. Mi ha fatto conoscere delle persone con cui mi sono sentita vicina, nonostante la distanza. Ci siamo trovate, semplicemente. E’ successo tutto da sé, da un pugno di parole. Ho sempre pensato che la distanza è uno dei volti dell’impossibile, eppure eccoci qua. A parlare di tutto o di niente, del più e del meno, di quello che ci ha cambiate, di quello che amiamo, di quello che desideriamo. A ridere, a gioire, a stringerci quando la vita fa male, a prendere in giro la distanza quando possiamo, farle vedere che non può dividerci veramente.
Conservo nel cuore tutte le volte in cui ci siamo confidate, in cui abbiamo riso e scherzato, tutte le volte in cui abbiamo immaginato dove e come incontrarci, in cui ci siamo aiutate e confortate.
Conserverò sempre nel cuore tutti i nostri momenti, perché sono la prova che nonostante le spine un po’ di amore serve sempre.

Vi auguro di credere in voi stessi e magari di avere anche qualcuno che faccia altrettanto, di non essere soli nell’inseguire i vostri sogni, di dargli tempo, di dargli un’occasione. Ascoltatela sempre quella vocina che magari solitamente se ne sta in disparte, dentro di voi. Ascoltatela quando vi dice qualcosa di buono, quando vi incoraggia verso qualcosa.
Ha ragione.

Grazie per questo anno insieme!

Francesca


segui cuore di cactus su Facebook

Le nostre battaglie ci rendono più forti

Ho conosciuto Donne straordinarie, che mi ispirano ogni giorno di più. Non si abbattono davanti alle loro difficoltà, anzi, trovo che la loro bellezza sia frutto di ogni loro piccola vittoria in questo mondo a volte fin troppo crudele.

Vi lascio un pezzo di una di queste meravigliose Donne.

“..Un cactus non dimentica come vanno le cose,
a nessuno importa che tra le sue brutte spine
nascono frutti e fiori..”
cuore di cactus

Le nostre battaglie, vinte o perse, ci rendono più forti. Non si scappa!

Pervinca lo sa bene.

Pervinca

p

Sii goccia e il resto sarà arcobaleno

“Non ho paura del buio, il buio ha soltanto un colore. Ho paura dell’amore, che è pieno di sfumature”.
cuore di cactus oggi ha citato questa frase di un gruppo musicale che non conoscevo “L’orso”.

So quanto valga per lei questa frase. So quanto sia duro l’Amore, ma so che quelle sfumature che tanto la terrorizzano sono la parte più meravigliosa e dolce dell’Amore. Le sue sfumature sono moltissime. Fanno male, fanno paura. Ma danno un significato alla vita.

Ricordi mio piccolo fiore di cactus l’arcobaleno? Non è altro che luce che attraversa gocce d’acqua dopo un violento temporale mentre ancora il cielo è nero e non sai se la tempesta è passata o meno. Però c’è l’arcobaleno e tu ti senti piena di serenità, tu sorridi ancora, tu sei cosciente che il peggio è passato. Ecco questo è l’Amore. Esso è certezza nel sole. Certezza in un nuovo inizio. Certezza, possibilità, scelte. L’Amore, di qualsiasi natura sia, è di mille sfumature diverse, ma rimane sempre luce. Tu, tesoro mio, sii goccia e il resto sarà arcobaleno.

La Ragazza Aquilone-Kite Girl

Amati

Non puoi essere in lotta continua con te stessa.
Non puoi attribuirti le mancanze delle persone che ami.
Non farti carico di sofferenze altrui che non puoi affrontare.
Non farti condizionare dal parere altrui, scaturito da un’occhiata superficiale a cose o situazioni.
Non arrenderti di fronte alle mille difficoltà che incontrerai lungo la strada del raggiungimento dei tuoi obiettivi.
Non rimpiangere ciò che hai dato, anche se hai dato te stessa e più per chi, poi, non lo ha meritato.
Non essere il nemico di te stessa.
Amati, incoraggiati.

Incanto e disperazione

Felicità

Dobbiamo trovare il modo di essere felici sempre, non importa quanti nemici ci faremo o quanti ostacoli dovremo superare, dobbiamo essere felici e pensare solo a noi stessi.
Solo quando avremo raggiunto i nostri obiettivi e staremo bene potremo regalare un pezzo di felicità a qualcun altro, mettere ogni persona a cui teniamo in un angolo del nostro cuore e tenerla stretta a noi.
L’errore che commettiamo troppo spesso è quello di pensare agli altri e dimenticare noi, ma quello che gli trasmettiamo non sarà mai alla pari di ciò che possiamo fare con la nostra felicità.

La panchina al parco

Io senza te

Ti devo chiedere scusa. Ti chiedo scusa per avere tirato fuori la vecchia armatura dopo tutto quello che hai fatto per liberarmene. Ti chiedo scusa perché mi sono resa conto di non riuscire ad essere felice nemmeno per te.

Oggi è uno di quei giorni in cui vorrei sparire, in cui non posso negare di avere chiuso di nuovo il mio cuore e di averlo sepolto sotto una lastra di ghiaccio, stavolta.

Dicevi che sono un cactus, una pianta che si difende e che se non permette a se stessa di fiorire marcisce dall’interno. Chissà poi se è vero, non mi sono mai documentata e a dirla tutta nemmeno mi interessa, le tue teorie erano giuste a prescindere. E comunque era impossibile non credere in qualcosa di cui tu eri sicura di una sicurezza assoluta, una sicurezza che avrebbe potuto spostare perfino le montagne.

Sai, oggi l’amore ha una data di scadenza. Una volta era più probabile (o almeno si sperava) che iniziassero in estate le storie d’amore e oggi invece arrivano al capolinea appena esce il primo vero raggio di sole, per poi magari riprendere a Settembre.

Sono tempi in cui essere spontanei è sbagliato, ti devi misurare, perché il potere appartiene a chi dei due è meno coinvolto, chi se ne fotte se quell’idiota ci spera. Sono stronzate le cose che si dicono, che gli uomini impazziscono per la tenerezza o la forza di una donna, che deve avere senso dell’umorismo, no vabbé se è cretina poi si stufano, guardano le troie ma poi alla fine sanno da chi devono andare per essere felici.

Era bello quando l’amore si sentiva e basta. Quando lo lasciavamo libero di cambiarci il sorriso e la giornata, senza tattiche, senza prese per il culo che non c’era tempo da perdere, c’era interesse e allora ok, proviamoci, vediamo che succede. Era bello quando era amore e la paura di viverlo spariva con uno sguardo. E comunque era una paura felice. Altri tempi, più di pelle e meno di scuse.

Certe volte penso che la vita era migliore solo perché esistevi tu.

Tu forse non ti saresti stancata (malgrado le delusioni accumulate), magari avresti avuto più pazienza (o forse si tratta sempre e solo di speranza?), forse alla fine saresti stata premiata. Non saresti diventata cinica e diffidente come me. Saresti stata tu quella al fronte, quella decisa a dimostrare al mondo che le eccezioni esistono ancora.

Tu avresti combattuto, io avrei pianto anche per te.

Tu avresti continuato a sperare, io avrei sbattuto la testa in due muri diversi.

Avresti gli stessi occhi e lo stesso sorriso di sempre. Io sarei quella che sono oggi, quella di poche parole e gli occhi altrove, lontani e la testa occupata a non pensare perché se pensa crolla ed è finita.

Oggi il vaso trabocca, lo sai come sono, sono come i cani che quando stanno male al massimo si lamentano un po’ o a volte nemmeno si fanno sentire, stanno in un angolo sapendo perfettamente a cosa stanno andando incontro.

Sono un fiume in piena costretto a degli argini troppo stretti che ad un certo punto straripa e non guarda in faccia nessuno.

Quando mi sento così persa mi tornano sempre in mente le tue parole cariche di speranza “Chi ha cuore vede da lontano” mi dicevi, “Ma quando mai, sono tutti strabici o daltonici” ti rispondevo con la mia amarezza, “Qualcuno c’è sempre” continuavi senza incertezza. Non conoscevi la resa, per te c’era sempre una nuova occasione, una nuova amicizia, un nuovo amore. Per te c’era sempre il “sempre”.

Era bello quando col mio sarcasmo stroncavo qualcuno e tu ridevi così tanto che le guance ti si infuocavano, quando mi mettevo a cantare con la voce grossa e tu dicevi che era assurdo che in un corpo così piccolo ci fosse un vocione da tenore, quando certe cose non erano così irraggiungibili, quando non mi preoccupava essere diversa perché dicevi che le cose sarebbero cambiate.

A volte però vorrei essere uguale a qualche mia coetanea, più “facile-semplice-leggera” che magari vive meglio, è più desiderata, più ben voluta, superficiale, menefreghista, vorrei ottenere qualcosa senza sforzarmi di ottenerla, non essere quella che si fa in quattro per far funzionare le cose, non essere quella che ci mette tutta se stessa e nessuno le viene incontro, non essere quella irreprensibile, quella che alla fine combatte sempre contro i mulini a vento. Invece no, io sono diversa, odio i miei occhi che a volte traboccano di cose che andrebbero seppellite e a volte sono spenti come un vulcano inattivo che poi all’improvviso si risveglia ed esplode, io non sono facile, mi si legge in faccia, sono difficile, ho troppe cose dentro, sono un casino, non la so prendere alla leggera questa vita che mi scivola tra le dita e non si fa afferrare mai, non so ridere di niente in un tempo che so che non tornerà più, che finirà e lo so che è pesante pensarlo alla mia età, ma è così, il tempo vola, sono già qui e cosa ho avuto fino ad oggi? Ho perso il meglio di me per avere in cambio paure, diffidenza, insicurezza e non c’è medicina, non c’è miracolo, non c’è nessuno che possa aiutarmi, sono solo io. Stavolta non ci sei tu ad aiutarmi, devo cavarmela da sola. Devo ritrovare il coraggio di rischiare, di aprirmi, di fidarmi anche se potrò soffrire, anche se finirà, perché altrimenti non vivrò mai, lo so, l’ho capito, tardi, ma l’ho capito. Avevi ragione, hanno ragione tutti, sono piena di spine e mica lo sanno tutti come trasformarle in fiori. Ti sei scordata di darmi la ricetta o forse me l’hai data e io non me ne sono accorta, non l’ho capita, mi spaventa capirla, mi terrorizza ammettere che non è poi così complicata e che addirittura anche gli altri potrebbero scoprirla e metterla in pratica.

Quante cose sarebbero state diverse se tu fossi ancora qui. A 18 anni avremmo fatto quel viaggio in Irlanda, avremmo fatto campeggio, saremmo andate in mongolfiera, avremmo giocato a paintball, saremmo andate a pattinare sul ghiaccio per la prima volta insieme, io ti avrei insegnato a suonare la chitarra e tu avresti provato ad insegnarmi a cucinare, saremmo andate a vedere Tiziano Ferro per la prima volta insieme, avremmo fatto il nostro tatuaggio insieme… saremmo diventate donne insieme.

Invece ci sono solo io. Non sono andata in Irlanda e non so se capiterà mai, non ho fatto campeggio, non sono andata in mongolfiera, non ho pattinato sul ghiaccio, fingo di aver imparato a cucinare, ho visto per la prima volta Tiziano Ferro con la persona sbagliata, ho fatto il nostro tatuaggio senza di te e sono diventata donna senza nemmeno avere salutato l’adolescente che ero.

Vorrei poter prendere il cellulare e chiamarti, prendere la macchina e raggiungerti, fare quelle chiacchierate che si fanno tra amiche, avrei un sorriso diverso, non troverei impossibili e assurde cose come l’amore o l’amicizia, sarei meno dura e stanca, vorrei poter credere che questo ghiaccio che ho intorno al cuore un giorno sparirà, che qualcun altro conosce il tuo rimedio.

Ma soprattutto, più di qualsiasi altra cosa, vorrei che tu fossi ancora qui.

Non lasciarmi mai, ti prego, anche se un giorno penserai che non avrò più bisogno di te. Io ho e avrò sempre bisogno di te.

5 Marzo 2014

Francesca Lizzio


©Copyright 2015

segui cuore di cactus su Facebook