Il diritto di vivere a modo mio

Perché il pensiero comune vuole che la parola “single” sia sinonimo di sfiga e infelicità?

Questa vita è meno pesante se la condividi con qualcuno. Non è detto. Deve essere il qualcuno giusto e mica cresce sugli alberi.

Non ho mai preteso che il mio modo di vedere le cose fosse l’unico sensato, giusto, ma se c’è una cosa che pretendo è il diritto di vivere a modo mio.

Dal mio vissuto ho imparato certe cose sull’amore e sono arrivata alle mie conclusioni, come chiunque altro. Ho scelto di affidarmi alla testa, ma non significa che trascuro il cuore. Semplicemente me ne prendo cura e lo faccio vivere a modo mio.

Un giorno vorrò un figlio, magari potrò anche permettermi di compiere questo passo e spero di poterlo adottare. Con o senza un compagno. Perché la vita è difficile, trovare un lavoro stabile è un’impresa, ma trovare un compagno lo è anche di più. Non sta scritto da nessuna parte che lo troverò sicuramente, tra l’altro.

Ad ogni modo, in Italia ai single non è ancora permesso adottare, si è costretti ad aspettare che la civiltà giunga finalmente anche qui. Ci sono persone che nemmeno in un’altra vita meriterebbero di avere dei figli, eppure in questo Paese il problema è un altro. Cioè che io, donna indipendente, sana mentalmente e fisicamente, non ho il diritto di desiderare una famiglia perché non ho un compagno, come se averlo fosse una garanzia di serenità e felicità per i figli e per me stessa. Perché da sola non valgo nulla, sempre e comunque, in qualsiasi ambito e circostanza, figuriamoci.

C’è sempre la via classica, mi sono sentita dire. Inizialmente sono rimasta basita, poi ho lasciato perdere. Perché non si può spiegare il sentimento che c’è dietro il volere adottare e anche riuscendoci, non tutti sono in grado di comprenderlo.

Ci dicono che siamo generazioni senza sogni, ambizioni e volontà, ma la verità è che il futuro ci sembra un’identità astratta e il presente è un inferno. Non siamo pigri, siamo realisti.

E’ vero, formare una nuova famiglia oggi è quasi un atto di incoscienza. Tra guerre, attacchi terroristici, cambiamenti climatici, incidenti nucleari, ingiustizie di vario genere, stiamo distruggendo il pianeta e noi stessi. Eppure avere un figlio resta un mio desiderio e voglio adottarlo, perché nessuno merita di vivere solo e infelice, soprattutto un bambino e nel mondo ce ne sono tanti, troppi. Avevo sedici anni quando l’ho deciso, non lo dimenticherò mai e negli anni questo desiderio non mi ha lasciata, anzi, si è intensificato. Spero che prima o poi anche nel nostro Paese sarà possibile compiere questo gesto d’amore.

L’amore è un impegno, è costanza, soltanto perché sono single non vuol dire che non so cosa significa, che non sono in grado di amare. I single sanno cos’è l’amore, a volte anche meglio di chi è impegnato in una relazione.

Ognuno di noi dà un significato tutto suo a questo sentimento e nessuno può dirci che è sbagliato soltanto perché è diverso. Il significato che ha per me non ha nulla a che fare col matrimonio ad esempio, ma non per questo giudico e condanno le persone che scelgono di sposarsi.

Chiunque ha il diritto di amare a modo suo.

*film che adoro su questo argomento: The blind side, L’incredibile vita di Timothy Green, Lion – la strada verso casa. Ve li consiglio!

Francesca Lizzio


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Ho perso l’amore?

Come ci si comporta quando capisci che forse non ci credi proprio più?

Vorresti non fosse così, lo vorresti con tutto il cuore, con tutta l’anima.

“Ti serve solo un’occasione” ti dicono. Bene, dove crescono gli alberi delle occasioni? Però che sia chiaro: buone occasioni. Non perse, sprecate, deleterie. Buone, belle, sicure. A chi posso chiedere indicazioni? Dove li trovo?

L’albero delle occasioni me ne deve una come si deve e se è vero che l’universo ci mette di fronte a ciò di cui abbiamo bisogno, e sia. Ne ho bisogno, non ne ho mai avuto più bisogno di adesso. Mi sento caduta in un sonno profondo, profondissimo, dal quale non riesco più a svegliarmi.

Ho perso davvero tutto l’amore che avevo dentro? Tutto? Cos’è rimasto tra la polvere? Qualcosa deve esserci, altrimenti dormirei e basta, non andrei in cerca di alberi delle occasioni. Dormirei e basta, semplice. L’idea mi attrae, è vero. Sarebbe così facile arrendermi, restare appesa a questo sonno eterno dove non sono né morta né viva. Prendere le cose come vengono, quelle sottospecie di occasioni viste e riviste, dove ogni volta m’illudo di trovare qualcosa di diverso. Dove ogni volta perdo altro amore.

Peccato che l’albero delle buone occasioni non cresca dietro l’angolo.

Peccato, da sola non ce la faccio. So cavarmela da sola in altro, ma non in questo. Non in questo. Non so come fare a tenermi stretto quello che resta, a svegliarmi.

Francesca Lizzio


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Cuore mio

Ti ho odiato per tanto tempo, lo sai.

Perché ti sei fidato troppo e gli altri vigliaccamente ne hanno approfittato.

Perché hai amato tanto chi ti ha ricambiato poco, male o per nulla.

Perché sei rimasto chiuso quando, finalmente, volevano soltanto scoprirti. Eri spiazzato, lo so. Adesso stai male perché hai paura che nessuno ti darà più un’altra occasione. Perché sei convinto che davanti alle tue spine mai più nessuno si soffermerà. Perché credi che un cuore per essere amato debba essere sgombro di spigoli e paure.

Ascolta, non è così. Ho capito che se gli altri preferiscono lasciarti andare, allora è meglio lasciarli fare. Se non ti capiscono quando concedi uno spiraglio, allora non sono in grado di accoglierti. Lo so, è terribile. Specie perché non ti spieghi com’è che non ti hanno capito anche quando hai spalancato le tue porte. Quella era incuranza, fidati. Molti non ti meritavano, non eri tu ad aver sbagliato.

A volte vai fiero della tua risolutezza, orgoglioso di essere andato avanti nonostante tutto, anche quando ti sei sentito morire. Altre, invece, vorresti essere più leggero. Ti chiedi come sarebbe se non avessi imparato a difenderti in questo modo che terrorizza tutti, che nessuno capisce.

Ripensi a chi non ti ha afferrato al volo quando poteva, a chi non hai abbracciato quando ce n’era bisogno. Ti tormenti, ti annienti.

Ricevi altro male, nascono altre spine. Il bene che ti servirebbe scarseggia, conservi quello che c’è. Non basta, ma meglio di niente.

Ti chiedo scusa per tutte le volte che ti maltratto, che me la prendo con te. Lo sai che lo faccio soltanto nel tentativo di ammazzare l’amarezza, perché in quei momenti la tristezza rischia di farmi esplodere. Per fortuna sei forte, resisti sempre.

Quindi, per favore, prometti: la prossima volta non andare incontro al rimpianto. Concediti una nuova occasione. Impara dal passato, ma fai il modo di non rinunciare ad altri attimi di vita. Perché lo sai che non ne vale la pena, che non è giusto. Difenditi, ma se è il caso arrenditi. Le cose possono cambiare.

Ricordati di chi ha scelto di prendersi cura di te. Qualcuno c’è.

Qualcun altro, chissà, potrebbe esserci.

Francesca Lizzio


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Soltanto per una volta

Tra i capelli nascondi disordini e amarezze

e qualche volta credi che nulla possa sciogliere le tristezze,

che ogni notte sia fatta per risorgere col niente

Niente più di quello che sei,

che hai o avuto mai

Soltanto per una volta

trovata, scovata

dal peso opprimente di non valerne la pena sollevata

Soltanto per una volta

non costretta a farcela da sola,

a non crollare, attenta al nodo in gola

Coraggiosa autodidatta,

di spine sei fatta

Per non spiegare più a chi non vuole capire,

per non legarti più a chi non vuole sentire

Soltanto per una volta, cosa daresti

melodia muta di essere smetteresti

Slancio felice, volo leggero

con un respiro diverso

Affidi al buio la missiva,

magari il cielo si accorge che ti senti alla deriva

Cosa daresti, soltanto per una volta

per sentirti libera e dal calore accolta.

Francesca Lizzio


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Dura

Quella corazza dura che hai

basterebbe una carezza

e meno aspra sarebbe, lo sai?

Hai finito per dimenticarlo,

ricordo sepolto per non sciuparlo

ricordo appeso al dolore del passato

Non conosci altro modo

convivi con quel nodo,

quel laccio stretto intorno al collo

che mette in guardia, sento, soffoco

Cammini per strada e pensi

“Chissà come sarebbe”

e il desiderio ti avvolge lentamente

lo senti, è prepotente

Schiava della paura,

solo così ti sei sentita sicura

Però che bello se ricordassi

come, oltre quella corazza dura,

sarebbe amarsi.

Francesca Lizzio


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L’amore ai tempi del…com’era

Avrebbe fatto comodo un bel manuale sulle relazioni sentimentali. Avremmo sfogliato l’indice all’occorrenza, letto quello che c’era da leggere e sarebbe andato tutto bene.

Tra amiche si parla spesso di maschi prevedibili, pseudo amori, avventure, storie e tutte la pensiamo a proprio modo. Concordiamo inoltre sul fatto che il manuale potremmo scriverlo noi stesse.

C’è chi vive quest’epoca di precariato sentimentale con leggerezza, con la voglia di divertirsi e basta, delusa da esperienze passate, chi è impegnata in un rapporto che spera di non veder franare alla minima incertezza, chi ha deciso di stare da sola per un po’, intenzionata a non sprecare altro tempo e altro cuore, decisa a non avere più aspettative.

E’ innegabile. Il sesso è molto più facile. Paradossalmente, per quanto intimo sia, non è abbastanza personale da poter essere vissuto soltanto con qualcuno che ci piace davvero e per intero. Non è impegnativo quanto lo è invece una relazione. Ottieni quello che vuoi e te ne vai, punto. Niente cuori infranti, sogni distrutti, progetti falliti.

Le relazioni stravolgono. Sono un impegno costante. Come possono sopravvivere, ad esempio, alla distanza? Le fondamenta di una relazione come questa, in teoria, dovrebbero essere uguali a quelle di una qualunque relazione: solide, forti, consapevoli. Ma se anche fosse così, con tutto l’amore e la razionalità del mondo, come si fa a non lasciarsi abbattere dalla distanza? Senza potersi vedere quando si vuole, senza poter condividere tutto in modo “normale”.

“Io non so se ce la farei”, ho detto. “Se fossi innamorata ce la faresti”, mi hanno risposto. Ma io so che l’amore non fa miracoli. Anche se fossi innamorata non credo reggerei ai classici dubbi, alle classiche paure, alla classica gelosia, tutto elevato al quadrato, senza poter toccare con mano la soluzione ai miei affanni quando mi pare e piace. Dovrei convivere con delle paranoie che normalmente non avrei o almeno, non con la stessa intensità.

E mentre si chiacchierava, tra amarezza e speranza, ecco lo scenario che avevo per la testa:

A poco a poco ci allontaneremo, aggiungendo il silenzio alla distanza.

Sentiremo la mancanza di quelli che eravamo all’inizio, belli anche senza parole, perché eravamo tipi d’azione, di fatti che avevano l’urgenza di realizzarsi.

Per un po’ siamo stati bene, poi ci siamo rovinati la vita. D’ora in poi malediremo l’ora e il momento.

Diventeremo due disordini che si raccontano che se la caveranno.

Due pianeti privi di vita che si limiteranno ad orbitare e collassare nell’indifferenza altrui.

Come qualsiasi altro amore.

Insomma, in un periodo in cui il presente stesso ha fondamenta traballanti, non biasimo certo chi non pianifica un futuro in grande, con matrimonio e figli all’orizzonte. Allo stesso tempo però, sto dalla parte di chi vuole di più. Perché c’è chi ama talmente tanto l’amore da non volerlo sminuire. E’ cogliere la differenza tra chi ti piace veramente e chi invece non ti resterà impresso nella memoria neanche per un giorno. C’è chi ama così tanto da pretendere un dialogo, condivisione, libertà, confidenza, una fiducia che mai può reggere il confronto con qualcosa di superficiale come Ciao, adios, I’m done. C’è chi vuole l’intimità ed è qualcosa di fottutamente coraggioso. Qualcosa che non puoi trovare con chiunque.

Fra’, al posto del cuore tu però ormai c’hai un posto di blocco, (ho riso tantissimo).

Si, non sono mai stata facile da conquistare, ho sempre applicato la mia personale selezione (naturale o consapevole che sia). E’ vero, sono fatta così. C’è chi riesce a mettere da parte il cuore e chi invece, per quanto lo desideri, no.

Ma allora cosa vuoi?

Quello che ho sempre voluto: autenticità. Consapevolezza. Maturità. Sincerità.

L’ho detto/scritto tante volte, l’amore non è una mia priorità, ma non vuol dire che se dovessi ritrovarmelo davanti lo manderei al diavolo. Non subito, almeno, e siamo esplose a ridere.

Scherzi a parte, a me non piace la solitudine di oggi. Non mi piace quando nessuno difende un sentimento, quando nessuno cerca qualcosa di diverso. Non mi piace quest’incertezza costante, questa rassegnazione passiva, questo tempo che scivola via senza imprimere nella memoria quasi nulla di importante.

Non ho mai apprezzato le belle parole prive di sostanza, lasciate nel vuoto, abbandonate senza fatti. L’ipocrisia di chi ti tiene all’amo e non ti prende mai, ti illude, temporeggia, probabilmente perché incapace (o semplicemente non interessato) ad accogliere qualcuno.

Sembra che nessuno si fermi più un attimo per chiedersi com’era l’amore, quando gli permettevamo di far parte delle nostre vite.

Francesca Lizzio


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Da consumare entro il

Per me i rapporti hanno una data di scadenza. Tutti, anche quelli più importanti, belli, che non penseresti mai possano finire.

Perché si cambia, perché non ci si trova più, perché il tempo da trascorrere insieme ha fatto il suo corso. Quello che c’era da imparare, quello che c’era da perdere e acquisire è andato, fa parte di noi.

Ogni persona che incontriamo lascia un segno del suo passaggio e soprattutto il dubbio misto a certezza che niente dura per sempre. Si è destinati a fare soltanto un certo numero di passi insieme, a condividere tutto quello che c’è da sperimentare soltanto finché c’è ancora ragione di stare insieme. Finché ci fa stare bene, finché non si è costretti a illuderci che l’amore possa colmare distanze e differenze troppo marcate. Finché ci si sceglie perché non si concepiscono alternative e non per comodità, abitudine, morale.

Questo è quello che so. Finiscono i rapporti familiari, figuriamoci tutti gli altri.

Non serve fare i salti mortali col cuore in mano, porre paletti e confini imposti dalla gelosia, farsi tappeto per chi ormai ci sta scivolando tra le dita, sta passando, sta andando via.

Se ti basta una piccola e inconsistente “distrazione” per sostituirmi vai pure, ma abbi la decenza di non tornare. Se non mi scegli più, buona vita.

Se ti basta un niente per mettermi da parte magari non mi meriti.

Se non troviamo più quello che una volta ci ha unito, forse non abbiamo più nulla da vivere insieme, siamo passato che non deve aggrapparsi al presente.

Ho sempre sperato di vincere senza sporcarmi le mani, di essere scelta perché non esisteva paragone che potesse reggere con me. Invece mi sono sempre sentita come una sorta di museo. Le persone entravano, prendevano confidenza, imparavano a farsi spazio, ammiravano il luogo e i suoi tesori finché un giorno improvvisamente ne avevano abbastanza, diventavo terreno per polvere e macerie. Distruggevano tutto quello che potevano e sparivano ed io lì, a raccogliere i pezzi.

Mi sono sempre sentita come niente che avesse importanza, che valesse la pena scegliere. Per questo ho imparato a scegliere sempre me. La mia serenità, la mia autostima, il mio amor proprio.

Perché se i rapporti sono destinati a consumarsi e sparire, io invece sono qui. Perché se è vero che tutto finisce, devo sapere da chi tornare, che appartengo a me stessa comunque vada.

Perché la verità è che gli altri sono soltanto la cornice, l’opera siamo noi stessi. Soltanto noi.

Francesca Lizzio


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Sorprendimi

Ci sono un paio di cose che devi sapere.

Quando ero bambina, mamma mi raccontava fiabe dove nessuno salvava la principessa, semmai era il contrario. La mia preferita era Rosabianca e Rosarossa dei fratelli Grimm, poi ho conosciuto La Bella e la Bestia e quella che alla fine ho più amato, Mulan.

Difficilmente do confidenza. Mi hanno ferito tante volte, per cui ho imparato a concedere poco e niente. Almeno, all’inizio.

Sto sempre sulla difensiva. Al primo posto ci sono io, a prescindere. Mi affeziono, voglio bene, ma nel dubbio, se ho il dubbio, scelgo sempre me.

Cammino coi piedi di piombo ed esprimo raramente i miei sentimenti. A dare troppo sono finita col pentirmene, non sapete che farvene, o lo usate contro di me o scappate. Ho imparato ad applicare le mezze misure, ma non per questo hanno meno importanza.

Il mio rifugio è il silenzio, sono una che ha imparato a risparmiare parole oltre che sentimenti.

Per quanto mi sforzi di tenermi a distanza di sicurezza, nel mio sarcasmo e nella mia ironia nascondo sempre qualcosa di profondo, di intimo. In tutto quello che faccio, in tutto quello che mi coinvolge o riguarda c’è sempre qualcosa di me, anche quando non vorrei.

Ho conosciuto talmente tante persone sbagliate che ormai ho paura che se dovesse capitarmene una giusta non saprò riconoscerla.

Me la sono sempre cavata da sola, anche quando in teoria non lo ero.

Il pensiero di “appartenere” a qualcuno mi mette a disagio, mi provoca ansia. Nessuno mai mi ha davvero conquistata del tutto, capiscimi. E si, anch’io non sono una che si lascia conquistare facilmente.

L’amarezza è la mia seconda pelle, la riconosci appena sfiori le spine. Più o meno tutti la scambiano per freddezza o superbia, pochi sanno riconoscerla.

Mi trovi lì dove tutto è fuori dal coro, fuori moda, insolito, strano. Diverso.

Ho gusti difficili. Coi libri, coi film, con la musica, coi vestiti. Con le persone. Difficilmente mi piace qualcosa o qualcuno, ma quando succede non ho confini, non conosco restrizioni.

Se mi prendi testa, cuore e anima è fatta, posso essere tua. Ma se non trovi il modo di dimostrarmi che ne vale la pena, mi allontanerò e non tornerò indietro. Sarò egoista, ma voglio essere felice e se non sai come fare devo andare.

Non credo nel “tutta la vita”, sono una che vive giorno per giorno.

Non giuro, non sono una che dà l’amore per scontato. Sono una che ama finché è possibile, finché guardandoci entrambi troviamo ancora quello che avevamo visto all’inizio, finché insieme siamo capaci di costruire.

Non è vero che bisogna dar retta soltanto al cuore, perché un giorno potremmo stancarci di noi e allora saremmo un altro “per sempre” abbandonato in mezzo a tutti gli altri, uguale a tutti gli altri.

Starò sulle mie, non ti incoraggerò a meno che non sarai in grado di sorprendermi. E tu sorprendimi, accetta il suggerimento.

Francesca Lizzio


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Quando un amore finisce

Quando un amore finisce si porta via tutto. Il “restiamo amici” (così come il tradimento) è una beffa nei confronti di quello che li ha preceduti. Un insulto, un’offesa vera e propria.

E’ ferire i ricordi che si hanno in comune, le cose che sono state condivise.

E’ infierire su qualcosa che è già morto, come se non fosse abbastanza.

E’ un po’ come avere ancora qualcosa che ci lega anche se in realtà non c’è più nulla, un certo vincolarsi per ritrovarsi poi, un giorno, a pensare che avremmo dovuto riprovarci, come se avessimo vissuto soltanto di felicità, perché i ricordi hanno questa brutta abitudine, ti fanno vedere soltanto il bello di quello che è stato. E il brutto, il perché è finita, dove lo mettiamo?

Per quanto mi riguarda, chi ha amato davvero non è capace di accontentarsi di una semplice amicizia. L’amore è prepotente e, com’è giusto che sia, se non può saziarsi prende le distanze.

Forse sarebbe il caso spendere qualche parola sul fatto che se una storia finisce è sempre colpa di entrambi, che i tradimenti in fondo sono tutti uguali, che eppure “c’eravamo tanto amati”.

No. Sarò estremista, ma non sono d’accordo. Per me quando una relazione giunge al capolinea è perché uno dei due si è rivelato immaturo, inadatto, oppure si era incompatibili e l’unica cosa che accomuna i tradimenti è il fatto che chi tradisce non è innamorato. Una persona innamorata non si sognerebbe mai di ferire, deludere e umiliare in questo modo chi ama. Il tradimento è una forma di egoismo, di noncuranza, di insensibilità.

Quando un amore finisce va via anche un po’ di noi. Non si è più gli stessi. Per un po’ ci si aggrappa ai “se” e ai “ma”, pur di non separarsi definitivamente da quella persona. Poi, un giorno, magari senza nemmeno accorgercene, siamo andati avanti. Perché per fortuna la vita va avanti, sempre e noi dobbiamo seguirla.

Le storie finiscono, gli stronzi mai e pazienza, finché vogliamo cercare l’amore meglio rassegnarci e stare attente.

L’importante è volerci bene, perché siamo noi le uniche responsabili della nostra felicità.

Godiamoci la vita.

E beviamo tanti Margarita.

Francesca Lizzio


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La verità

Sei fantastica, divertente, diversa dalle altre. Chi ti avrà sarà molto fortunato.

Allora perché non mi vuoi?

Era questo che alla fine mi ritrovavo a domandarmi, a volte pensando addirittura di essermelo meritato, di essere sbagliata.

Sei troppo complicata. Con te si deve fare sul serio.

Allora si, sono diventata complicata. Perché ho un cervello e amo usarlo, amo avere un’opinione su tutto e lottare per ciò in cui credo. Si, con me si deve fare sul serio, perché il tempo per le stronzate ha una scadenza. Perché da sola sto bene, se qualcuno vuole starmi accanto deve farmi stare meglio, non peggio.

Ad ogni modo, sembra obbligatorio avere una relazione. Come se da soli fossimo individui inferiori, come se stare in coppia fosse una garanzia per una vita migliore. Come se fosse facile trovare qualcuno che ne vale la pena.

Facciamo il punto della situazione.

Ci sono quelli che ti vogliono ma non fanno nulla per averti.

Quelli che non sanno se ti vogliono ma adottano la soluzione ipocrita “Un giorno magari si”.

Quelli che ti vogliono ma vogliono anche le altre, cazzi tuoi se non ti sta bene.

Quelli che si rifiutano di definire la relazione.

Grazie che non ci fidiamo, grazie che abbiamo mille difese e mille paure, che misuriamo parole e azioni. Spero ci sia un girone dell’inferno tutto per loro.

Che poi, quando ci sentiamo dire le classiche frasi da manuale Non sei tu, sono io/In questo momento non so quello che voglio, la verità è soltanto una: non gli piacciamo abbastanza.

E’ capitato a tutte, almeno una volta, un uomo che ci voleva veramente (se non vi è successo, vale per il futuro). Ricordate cosa avete provato? L’avete capito subito, perché è stato chiaro, diretto, inequivocabile. Semplice. Ecco, quando non avete questa sensazione potete mettere le mani sul fuoco: non vi vuole o almeno, non abbastanza. Quel film dovremmo conoscerlo a memoria (n.b. La verità è che non gli piaci abbastanza).

E allora, se non hanno il coraggio di essere sinceri, preferiscono indorare la pillola o fare a gara a chi ha sofferto di più nella vita, come possiamo pretendere che siano in grado di essere nostri compagni? Riguardatevi il film e se non lo conoscete rimediate.

Una volta mi incazzavo da morire, tiravo su sceneggiati da paura. Volevo spiegazioni, urlavo tutto quello che provavo e pensavo. Poi ho capito che era inutile, un grande spreco di parole ed energie. Perché non c’è niente di più triste del parlare col cuore in mano a chi non vuole ascoltarti, del dare amore a chi non è capace di vedere oltre se stesso.

Abbiamo un istinto che ci viene sempre in aiuto, ci dà tutte le risposte, eppure in amore scegliamo di ignorarlo ed è lì che sbagliamo. Perché nel profondo lo sappiamo sempre se un uomo ci vuole oppure no, se abbiamo investito su qualcuno che lo merita oppure no.

Non è una colpa avere delle speranze, delle aspettative, ma bisogna scegliere con razionalità a chi regalare questo bagaglio emotivo. Il nostro cuore ha un valore, va protetto.

Non smettiamo mai realmente di sbagliare, ma per fortuna si può sempre imparare.

Perciò.

Diffidate da quelli che non parlano mai, non si aprono mai. Tutti abbiamo sofferto, tutti siamo stati presi in giro, ma quando gli porgete una mano (e un cuore) e continuano a starsene lì senza venirvi incontro, allora lasciate perdere. Non hanno niente da offrirvi.

Diffidate da quelli “spenti”, che non si emozionano mai, che non vi dimostrano mai il loro affetto, che non prendono una posizione. Non sono altro che soggetti passivi.

Diffidate da quelli che non smettono mai di parlare, non vi ascolteranno. Non gli interessa ascoltare voi, ma soltanto se stessi.

Diffidate da quelli che vi promettono il mondo, a parole siamo bravi tutti, a volte perfino loro. Sono fatti che non si realizzeranno mai.

E non pensate nemmeno di poter cambiare un uomo, è una battaglia persa in partenza. Non è giusto per nessuno. Tra l’altro, le persone non cambiano. A maggior ragione, quindi, dovete sceglierlo bene.

Perché la vita è difficile, perché si è individui formati e autonomi e per capire se insieme si può andare da qualche parte deve esserci equilibrio. Nessuno deve salvare nessuno, bisogna essere complici. Non sarà per sempre (abbiamo appurato che non esiste ormai), ma per quel periodo che ci è concesso bisogna esserci sempre, non soltanto quando va tutto bene.

La verità è che l’amore è uno stile di vita. Non ci si limita a scegliere una persona, impegnarsi per un po’ e poi lasciare che diventi abitudine. L’amore è come una pianta, ha bisogno di cure e presenza costanti. Perfino i cactus ogni tanto hanno bisogno d’acqua, figuriamoci.

Francesca Lizzio


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