L’importanza del fare selezione

Una persona che gestisce un blog (che non conosco) ha chiesto di leggere il mio libro, al che ho risposto (educatamente e serenamente) ringraziando per l’interesse e dicendo che prima di decidere mi sarei presa del tempo per farmi un’idea sulle recensioni che pubblica solitamente (giusto per evitare fregature).

Cinque anni fa non ci avrei pensato due volte ad accettare senza riserve, considerata la mancanza d’esperienza. Ho imparato col tempo l’importanza del fare selezione anche in quest’ambito.
Per cui, autori emergenti alle prime armi, non abbiate paura di esercitare il vostro diritto a scegliere con chi collaborare o no. Vi assicuro che constaterete la serietà della persona che sta dall’altra parte osservando quale sarà la sua reazione e capirete se c’è da fidarsi. Non siete obbligati ad accettare qualsiasi cosa vi venga proposta, per non parlare che è nel vostro diritto assicurarvi che la persona in questione conosca la nostra lingua madre, tanto per dirne una.

Alla fine, chi gestisce questo blog ha interpretato la mia risposta come un rifiuto senza pensare neanche lontanamente che in seguito avrei potuto accettare, “vendicandosi” inoltre non pubblicando la presentazione del libro concordata precedentemente. A riprova che se si vuole capire con che tipo di persona abbiamo a che fare basta osservare il suo comportamento, quello che dice conta poco.

Queste dinamiche di strozzinaggio sono la ragione per cui gli autori sperano nel passaparola dei lettori per far conoscere le loro storie.

A tal proposito, mi tornano in mente alcune storie che ho pubblicato su Instagram settimane fa. Riguardavano alcuni esempi di messaggi che trovo periodicamente, a dir poco sconcertanti e ineducati.

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Serve a poco ribadire che questo tipo di approcci non portano a nulla, piuttosto prendo le distanze a maggior ragione. Non è così che si promuove un libro, tantomeno ci si avvicina ad un estraneo.

Io seguo la mia strada senza importunare nessuno, senza fare paragoni con altri scrittori o addirittura invidiarli. Sarà strano ma queste cose non hanno mai fatto parte del mio modo di essere e di relazionarmi con chiunque, non me n’è fregato mai nulla della competizione assurda che c’è in questo campo. La trovo priva di senso, inutile.

Chi ha una passione che gli brucia dentro non sente né il bisogno né la tentazione di paragonarsi agli altri.

Il paradosso è che i cosiddetti autori che tentano questi approcci maleducati, la stragrande maggioranza delle volte hanno più riscontro di autori come me a cui raramente viene riconosciuto qualcosa. Perché? Perché la superficialità è commerciale, vende bene. Quelli come me parlano a pochi intimi perché in pochi sono disposti ad ascoltare.

Ciò nonostante prendo solo il buono e apprezzo sempre quello che ho, anche se poco, perché non mi permetterei mai e poi mai di darlo per scontato, come se fosse dovuto. Sono grata di quello che ho, non m’interessa cosa ne pensa chi non sa niente di me e della mia vita.

Viviamo in una società dove non esiste più il rispetto per gli altri, come se fossimo macchine senza cuore e senza anima, come se dietro a uno schermo ci fosse un automa privo di intelletto e dignità. Una società dove tutti usano e calpestano tutti, vergognosamente incivile e disumana.


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Un foglio bianco rappresenta infinite possibilità

Tra le cose che non fanno per me rientrano i selfie, tant’è che non ero sicura di condividere questa foto. Perché? Perché non è bella secondo i canoni che vanno di moda, oggi.

1-1-2022

Poi mi è tornato in mente un passaggio tratto da Campo di battaglia di Carolina Capria:
“Desidero non avere un corpo. Desidero essere invisibile. Desidero essere una persona esattamente come è concesso ai maschi, che possono passeggiare per i fatti loro e con le cuffiette nelle orecchie senza che qualcuno li osservi e giudichi il loro abbigliamento e il loro corpo.”
Quando mi sento inadatta, fuori posto mi sembra di fare un torto a qualcuno ma forse lo faccio a me stessa. Per questo motivo alla fine ho scattato questa foto.
Nel corso del 2022 spero di riuscire a fare tesoro delle riflessioni scaturite dalla lettura del libro sopra citato, che vi consiglio fortemente. Molte cose che vi ho trovato fanno già parte di me, pensieri che purtroppo mi hanno fatto sentire sempre “meno” delle altre donne perché fuori dal coro, altre spero di riuscire a farle mie. Quasi sicuramente il più delle volte risulto scomoda o trascurabile. Pazienza. Ormai ho capito da tempo che è veramente raro che gli altri ti capiscano, ti rispettino e soprattutto ti vogliano bene per quello che sei. Non posso farci nulla, tranne che accettarlo e proseguire per la mia strada.
Non sono brava a celebrare i miei successi, credo lo dimostri il fatto che non ostenti mai ciò che di buono avviene nella mia vita. Allo stesso modo non riesco a fare bilanci. L’anno che ci siamo lasciati alle spalle non lo definirei entusiasmante ma ha fatto da sfondo alla pubblicazione del mio secondo romanzo e, quindi, non posso che esserne grata. Mi ha concesso emozioni, sorrisi e sostegno di chi l’ha letto e anche di chi mi mostra che il mio romanzo d’esordio trova ancora spazio nelle vite degli altri. È più di quanto abbia osato sperare.
Ogni fine porta con sé un po’ di malinconia ma non dobbiamo lasciarci abbattere perché, dopotutto, un foglio bianco rappresenta infinite possibilità.


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Cos’altro resta in questa vita se non il bene che facciamo?

Il 2021 si sarebbe concluso nel giro di un’ora quando mi sono ritrovata citata in questo post su Instagram.

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Non riesco a descrivere l’emozione che provo quando, dopo tanto tempo, mi accorgo che c’è ancora qualcuno che tiene alla storia di Sara. Sono tanto, tanto grata e commossa.

Il mio augurio per questo nuovo anno è di commuoverci di più per ciò che di bello (r)esiste ancora. Spero che le persone sviluppino maggiore empatia, rispetto per gli altri e per il pianeta che ci ospita.

In fondo, cos’altro resta in questa vita se non il bene che facciamo? Davvero il male conta più di ogni altra cosa? Io credo che se ci si legasse al dito ogni scortesia, ogni mancanza, ogni cattiveria, alla fine ci si ritroverebbe a trascinare delle catene di cui non sarebbe facile sbarazzarsi.

Buon 2022, miei lettori spinosi.


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