Il cuore regolare

Il cuore regolare di Olivier Adam.

Il cuore regolare

Dalla morte di Nathan, il fratello tanto amato, Sarah si sente sempre più estranea alla propria vita. Sperando di riavvicinarsi un’ultima volta al fratello, si rifugia in Giappone, in un piccolo villaggio sotto una scogliera nel quale Nathan le aveva detto di aver trovato la pace. Ma scoprendo i luoghi amati dal fratello scomparso, Sarah riscopre la propria vita, rischiando di perdere questa volta davvero tutto.

 

 

Sarah non si sente padrona della sua vita, si sente imprigionata dagli eventi, anestetizzata, incastrata in una quotidianità che non sente più sua. Cerca di essere la persona che tutti si aspettano, la moglie e la madre perfetta, illudendosi di poter resistere anche alle pressioni di un lavoro che non la soddisfa. Finché una sera riceve la notizia da Clara, la sorella minore: Nathan, il fratello, è morto. Il dolore la devasta al punto che la depressione s’impadronisce di lei, perde il lavoro, il matrimonio è sull’orlo del baratro. E’ convinta che Nathan si sia suicidato, nonostante sia rimasto vittima di un incidente stradale.

Smarrita, distrutta, un giorno decide di partire per il Giappone, lasciando il marito e i due figli per qualche tempo. Qualcosa dentro di lei la spinge ad andare nel luogo in cui suo fratello aveva trovato un po’ di serenità, una sensazione per lui da sempre inaccessibile.

Questa storia struggente, incorniciata da descrizioni magnifiche e dettagliate dei luoghi e dello stato d’animo confuso e devastato di Sarah, scorre parallela a quella di Nathan, un ragazzo fragile che non è mai riuscito a trovare il suo posto nella vita, che per qualche turbamento oscuro dell’anima non è riuscito ad essere felice, nonostante ci abbia provato con tutto il cuore.

A volte il bisogno di essere amati e accettati, di avere vicino qualcuno che creda in noi e la mancanza di tutte queste cose può distruggerci, può farci sentire estranei a noi stessi, difettosi, immeritevoli. Eppure è lì che dobbiamo prestare maggiore attenzione, perché si può perdere la strada in un bicchiere d’acqua che abbiamo erroneamente scambiato per una tempesta. E’ allora che dobbiamo sforzarci di capire l’altro, anche se ci sembra impossibile, anche se ci sembra troppo diverso da noi. Quante volte per colpa di parole non dette, malintesi, silenzi, ci si perde senza una vera ragione?

La vita colpisce tutti, chi più chi meno, è vero. Ma è la capacità di incassare che ci distingue dagli altri, che ci ricorda che siamo individui e come tali siamo tutti diversi, ognuno padrone di una forza d’animo propria, capace di sopportare la propria dose di dolore. E’ una forza che se viene a mancare la si può sempre e comunque costruire, ma purtroppo non tutti se ne rendono conto.

Francesca Lizzio


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Stai tranquilla, io sto bene

Stai tranquilla, io sto bene di Olivier Adam.

IMG_20180215_145846Per Claire la vita scorre con la stessa regolarità anonima del nastro che trasporta i prodotti verso la cassa del supermercato in cui lavora. Claire ha vent’anni e un dolore con cui non riesce a dialogare: il suo adorato fratello Loïc è scomparso dopo un aspro litigio con il padre. Ogni tanto le arriva qualche breve cartolina, indirizzata solo a lei, come labile traccia dell’inspiegabile fuga. Ma un giorno Claire decide di non aspettare più: parte alla ricerca del fratello nella località di mare da cui ha scritto e all’improvviso scopre le trame di una menzogna di famiglia sapientemente tessuta.

Claire, ragazza arresa e disincantata, vive una condizione di totale apatia, va avanti per inerzia in una quotidianità a cui non osa chiedere di più. Non vuole niente, non s’aspetta niente. Si dispera in silenzio. Tutto ciò in cui non riesce a smettere di credere riguarda suo fratello, scomparso improvvisamente e senza nessuna spiegazione.

Dopo un furioso litigio col padre, Loïc decide di lasciarsi tutto alle spalle e parte senza pensarci due volte. Claire a quel punto è devastata dal dolore, smette di mangiare, di uscire, di ridere, di vivere la vita con la gioia e la spensieratezza che aveva sempre condiviso con l’adorato fratello.

Finché un giorno, a casa arriva una lettera. E’ Loïc, dice “ti penso, ti bacio, sto bene, stai tranquilla”. Ma non tornerà. Ed è così che Claire decide di andare a cercarlo.

Una storia cruda, intrisa di dolore e di sentimenti.

L’autore ha uno stile tagliente, scorrevole, schietto.

Claire ha deciso di prendere la vita così come viene, non le interessa raggiungere nessun obiettivo, vive semplicemente in attesa del ritorno del fratello. E mentre lei vive rassegnata al senso di vuoto e abbandono, i genitori si struggono, annientati dal senso di colpa, prede di quelle eterne domande “Abbiamo affrontato tutto nel modo migliore?”, “Potevamo fare di più?”, “Tornerà a stare bene davvero?”.

Una storia fatta di resistenza, mancanza e amore.

Fino a che punto siamo disposti ad arrivare per proteggere qualcuno che amiamo, per aiutarlo, per salvarlo?

Francesca Lizzio


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Solitudini

Solitudini di Paolo Crepet.

Solitudini di Paolo Crepet.jpg“Viviamo uno strano paradosso: nessuno può dirsi solo, eppure tutti, in qualche misura, sentiamo, e temiamo di esserlo. Mai come oggi godiamo di un’incredibile abbondanza di strumenti per comunicare, eppure manchiamo dell’essenziale per dire e sentire. I mezzi di comunicazione di massa ci governano, modificano i nostri comportamenti, entrano nella nostra quotidianità alterandone regole ed equilibri secolari, eppure non possiamo fingere di non accorgerci di quanto la nostra affettività si sia così profondamente desertificata.” Così Paolo Crepet introduce le quattro storie narrate dai protagonisti in prima persona. Una donna che ha avuto molti uomini senza amarne nessuno. Un adolescente incapace di relazioni familiari che comunica solo su Internet. Una ragazza anoressica che cerca l’attenzione materna. Una madre che perde una figlia per malattia e il marito per disperazione.

Quattro storie sulla solitudine, sulla disperazione e sul dolore in tutte le sue declinazioni.

Una ragazza alla disperata ricerca di attenzioni, maltrattata dal padre. Infelice, inevitabilmente sviluppa il senso dell’abbandono e coltiva l’amore distorto. Questo smarrimento la spinge ad ogni costo a ritrovare se stessa nei modi sbagliati, convincendola che non le spetta niente di più, niente di meglio.

La solitudine di un ragazzo che subisce l’infelicità dei genitori e che, per forza di cose, diventa anche sua. Apatico, arreso. Inizia un “gioco” in chat con una ragazza, fatto di confessioni, confidenze, pensieri mai rivelati a nessun altro, ma neanche quello gli è d’aiuto.

Una donna in attesa di un figlio che non vuole, scrive alla madre ripercorrendo l’infanzia e l’adolescenza. Cerca aiuto, conforto, sostegno da una madre che però non l’ha mai fatta sentire amata. Senza recriminare, tenta di spiegarle come si è sempre sentita.

Una madre che assiste impotente la figlia colpita da un cancro, che cerca in ogni modo di essere forte per lei anche se pensa di non esserne assolutamente in grado. Eppure questa forza è insita in noi donne per natura, gli uomini non la possiedono, tant’è che il marito reagisce in modo opposto, rifiutando il dolore e facendo di tutto per evitarlo.

Perché leggere queste storie? Perché chiunque di noi può riconoscersi in queste persone, in questi sentimenti, in questi dolori. Perché purtroppo la vita il più delle volte è formata da eventi che ci cambieranno per sempre e ritrovarsi da qualche parte può essere d’aiuto, oltre che un conforto.

Francesca Lizzio


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Mancarsi

Mancarsi di Diego De Silva.

IMG_20171125_114632Nicola e Irene non si conoscono e non sanno di avere almeno due cose in comune. La prima è il bistrot dove ogni giorno si concedono un po’ di solitudine, per osservare la gente o semplicemente lasciarsi assorbire dai propri pensieri. La seconda è una mancanza, l’amore. Entrambi, infatti, si sono lasciati un matrimonio alle spalle: Irene ha capito di non amare più suo marito e se n’è andata, Nicola è rimasto vedovo prima che la distanza accumulata negli anni tra lui e la moglie li consegnasse a una tollerabile infelicità. Sarebbero perfetti l’uno per l’altra, se s’incrociassero anche solo una volta.

 

 

Un breve racconto intimo, schietto, quasi crudele per quanto è sfacciatamente vero e sincero.

L’autore è necessariamente spietato, amaro, è impossibile non rispecchiarsi in ciò che scrive.

Due storie che s’intrecciano, si sfiorano, tra la nostalgia di quello che è stato, i rimpianti, i sensi di colpa. Entrambi i protagonisti fanno i conti con un amore in cui avevano creduto e che invece, non esiste più. Si trovano in balia del passato, della tristezza che gli è rimasta addosso e allo stesso tempo, del desiderio di un futuro diverso, di qualcosa di sconosciuto che potrebbe ancora esserci. Un amore capace di riscattarli.

Un rincorrersi di ricordi, coincidenze, pensieri che incalzano e ci portano in due universi che inconsapevolmente si attraggono, che ci accompagnano silenziosamente, in punta di piedi, in un viaggio dentro noi stessi tenero, coinvolgente e intenso.

Francesca Lizzio


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Donna per caso

Donna per caso di Jonathan Coe.

Donna per casoImmaginate una giovane donna. Chiamiamola Maria. Ha tutti i numeri per guardare a un futuro pieno di opportunità. Ha successo a scuola. I ragazzi la corteggiano. La famiglia fa il tifo per lei. Eppure da subito è chiaro che Maria si muove nel mondo con la singolare consapevolezza che il caso è più forte della volontà. Le cose capitano, e non c’è altro da fare che guardarle accadere. Con un misto di stupore e disincanto. Immaginate di essere accanto a Maria e di poterla seguire come un osservatore selettivo che decide cosa è importante sapere e non sapere della sua vita. Di entrare nella vita di Maria, di squadrarla da ogni lato e di spiarla con compagne di college, corteggiatori, mariti, figli, con tutto quello schieramento di esistenze che chiamiamo “gli altri”. Gli altri, ovvero una consistente parte della casualità. Ma esiste un grimaldello capace di far saltare l’apparente freddezza esistenziale di Maria? O tutto è destinato a finire com’è cominciato, vale a dire “per caso”?

La storia di Maria l’ho percepita come fosse una barca alla deriva, dapprima in grado di recuperare il mare ma poi distrutta da quelle che si, sono le casualità della vita, ma anche le scelte sbagliate che spesso ci fanno naufragare, appunto.

La protagonista ha una vita promettente e serena, ma a poco a poco scivola in una lenta apatia e si abbandona alla depressione e all’infelicità. L’incontro con le persone sbagliate, prive di sostanza, la devasterà a tal punto.

Maria è persa tra i suoi pensieri e le sue riflessioni al punto da non riuscire a reagire nemmeno alle ingiustizie, perché rassegnata ad una visione pessimistica della vita e cinica dell’amore. S’interroga spesso anche sul senso della sua stessa esistenza. Appare imperturbabile, rassegnata al fatto che tutto dipenda dal caso, come se nulla dipendesse dalla sua volontà, dai suoi sogni, dai suoi desideri.

E’ un romanzo di una sincerità disarmante, lo stile dell’autore è schietto e sarcastico.

Il messaggio che ho percepito è vivi adesso e a modo tuo, perché non ci sarà una seconda occasione.

Francesca Lizzio


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Per dieci minuti

Per dieci minuti di Chiara Gamberale.

Per dieci minutiChiara è una trentaduenne come tante, con un marito, un lavoro che ama e una casa nel suo paese natio. La sua vita, però, cambia dopo che si trasferisce con il marito a Roma. Qui nascono diversi problemi di coppia, che convincono l’uomo a partire per Dublino e rifarsi una vita. Nello stesso periodo Chiara perde anche il suo lavoro; è l’inizio di una profonda crisi personale che comincerà a dilatarsi quando la sua terapeuta le consiglia di fare qualcosa di nuovo, ogni giorno, per almeno dieci minuti.

 

Questa è una storia in cui chiunque può identificarsi, che affronta turbamenti dell’anima, sconfitte del cuore, che vuole incoraggiare a trovare il proprio modo di rimettersi in piedi.

L’autrice con intensità e semplicità, incoraggia a superare i propri limiti per (ri)trovarci e scoprirci rinati, cambiati. E se all’inizio il cambiamento spaventa, alla fine riconosciamo che è stato necessario, sentiamo quanto bene ci ha fatto.

E’ impossibile non lasciarsi coinvolgere dal coraggio, dalla determinazione, dalla curiosità che trasudano le sue parole tenere e vivaci, i suoi pensieri ingarbugliati e i suoi sentimenti bastonati. Insomma, dalla sua ritrovata voglia di vivere.

Francesca Lizzio


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Io viaggio da sola

Io viaggio da sola di Maria Perosino.

Io viaggio da sola Maria Perosino

 

Un kit di sopravvivenza per cavarsela tra alberghi, treni, piazze deserte, amori e agguati di malinconia. Un libro che fa bene al cuore, al cervello e a numerosi altri organi. Perché <<viaggiare da sole non significa affatto essere sole. Significa che vi dovete arrangiare a portare la valigia>>.

 

 

 

Ho amato questo libro ancor prima di cominciarlo, appena ho letto l’epigrafe. E l’ho amato fino alla fine.

Questo romanzo è un piccolo manuale per le donne che amano (o vorrebbero imparare) stare da sole. Per le donne che sperimentano la vita in prima persona, piuttosto che stare ad aspettare gli altri che, diciamolo, spesso non ci accompagnano. Perché, cito “Forse è meglio mangiare le ostriche in due invece che da soli, ma non mangiarle del tutto è ancora peggio.”

Maria Perosino anche stavolta m’ispira, raccontando i viaggi della sua vita e dando una lezione che io stessa condivido da sempre: la solitudine non è una condizione di inferiorità, in cui ci si deve risparmiare di vivere qualsiasi esperienza in vista di un futuro in due che non è detto ci sarà (e che non è detto possa essere migliore dell’esperienza fatta al singolare). E’ un invito a vivere la vita come viene, adesso, subito, senza stare a pensare agli altri ma soltanto a noi stesse, senza rimpianti. L’unica opinione che conta è la nostra, se gli altri considerano “solitudine” e “tristezza” sinonimi è un problema che non ci riguarda.

L’autrice con vivace semplicità e ironia, mette nero su bianco il suo mondo interiore regalandoci una grande lezione: apprezzare e valorizzare noi stesse. Una botta d’autostima che spesso dimentichiamo di coltivare, un incoraggiamento a scoprire di cosa siamo capaci non soltanto nel caso di un viaggio da sole, ma sempre, nella vita di tutti i giorni. Dovremmo imparare a contare su di noi sempre, specialmente quando la tristezza fa capolino. E’ allora che dobbiamo ripassare mentalmente tutte le volte che ce l’abbiamo fatta, da sole, appunto.

Questo libro è un vero e proprio kit di sopravvivenza che ogni donna dovrebbe tenere a portata di mano, ricco di emozioni palpabili e intriso di sincerità.   

Francesca Lizzio


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Milk and honey

Milk and honey di Rupi Kaur.

Milk and Honey

 

Una raccolta di testi di amore, perdita, trauma, violenza, guarigione e femminilità che si divide in quattro capitoli, ognuno con un obiettivo diverso. Accompagna chi legge in un viaggio attraverso i momenti più amari della vita e vi trova dolcezza, perché la dolcezza è dappertutto se solo si è disposti a cercarla.

 

 

 

Versi profondi che toccano temi come il dolore, l’abbandono, la violenza sessuale, l’egoismo, l’inganno, la passione, l’amore, in modo schietto e onesto.

L’autrice trascina in modo semplice quanto intenso, delicato e intimo. Durante la lettura è impossibile non sentire il cuore spalancarsi perché grato di essere compreso, di aver trovato una voce che rivela ciò che racchiude in sé.

Senti tutto: la fiducia tradita, l’amore bugiardo, la figura paterna che marchia inevitabilmente, il proprio corpo violato, l’amore di cui si sente la mancanza, l’importanza di amare noi stesse.

Attraverso l’amarezza, Rupi Kaur ci ricorda che nonostante tutto la dolcezza, il bene, esiste. Dobbiamo soltanto non smarrire la forza e la voglia di cercarlo e tenercelo stretto quando finalmente si lascerà trovare.

Il messaggio che ho trovato nelle sue parole è, essenzialmente, uno: amati e ama con sincerità.

Francesca Lizzio


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Il corpo sa tutto

Il corpo sa tutto di Banana Yoshimoto.

Il corpo sa tutto Banana YoshimotoCorpo e psiche, attaccati al dolore fino a opporsi alla guarigione. E’ il filo che unisce i racconti de “Il corpo sa tutto”, che dipanano l’arduo percorso dal dolore alla guarigione attraverso una gamma sorprendente di modulazioni, tra difficilissime prove e piccole gioie, fin quando la liberazione si fa strada, accarezzando la mente e alleggerendo il peso della carne. Conflitti drammatici, traumi psichici, nodi apparentemente insolubili si sciolgono sotto un raggio di intuizione illuminante, permettendo ai personaggi di uscire dalle loro crisi salvi e arricchiti. Ancora una volta Banana Yoshimoto ci offre un caleidoscopico paesaggio del Giappone, realistico e visionario, doloroso e vibrante di ottimismo.

 

Tredici racconti di ordinaria e straordinaria quotidianità, ognuno con un suo messaggio. La loro semplicità accarezza il cuore, accompagnandolo in storie nostalgiche e dolorose. Dalla perdita di una persona cara ad un amore che ti consuma, da ricordi d’infanzia traumatici alla paura del cambiamento, dal senso di isolamento ad una profonda amicizia.

Tristezza, dolore, abbandono, amore, amicizia, famiglia. Sono questi i temi ricorrenti che tratta quest’autrice meravigliosa senza mai ripetersi, senza mai smentirsi. E nonostante siano argomenti delicati, nei suoi romanzi prevale sempre l’ottimismo e il calore della speranza.

Francesca Lizzio


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Le scelte che non hai fatto

Le scelte che non hai fatto di Maria Perosino.

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Tutte le scelte che non facciamo determinano una svolta nella nostra vita. Ma se potessimo seguire le persone che non siamo stati? Se potessimo pedinarle, e poi soprattutto ascoltarle, parlarci insieme, invitarle a cena, cosa succederebbe davvero?

 

 

 

 

Maria guarda la vita con curiosità, attraverso i propri passi e i passi delle sue amiche. Riflette sul passato, sul percorso fatto per diventare adulti, costellato di scelte fatte e non fatte. Intreccia la sua storia con quelle degli altri e della sé di una volta, come fosse davanti a una vetrina di un’agenzia immobiliare e sognasse, soppesando i perché, i come e i se. Le occasioni che abbiamo mancato, un fidanzato, un lavoro, una casa, un figlio mai avuto.

Raccoglie e riflette su tutte queste scelte, incluse quelle non fatte, perché in realtà continuano a camminarci accanto, parallele alla strada che abbiamo scelto. Siamo noi anche se non siamo più noi.

Sostiene che quando dobbiamo prendere una decisione è sempre il 51% di noi a convincerci. E che ne facciamo del restante 49%? Maria lo cerca in altre donne, donne dal passato difficile, messe a dura prova dall’amore e dalla vita. Amiche simili a lei che però hanno fatto scelte diverse.

Quel 49% è la vita che non abbiamo scelto e che, almeno una volta, ci chiederemo come sarebbe potuta essere.

In un viaggio a ritroso, l’autrice risponde a queste domande con un’emotività intensa, limpida e ispiratrice.

Francesca Lizzio


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