E’ ancora lì

Ci sono cose che credevo non sarei riuscita ad affrontare, invece le ho superate. Altre che credevo sarebbero durate a lungo e invece giusto il tempo di rendermi conto di quanto profondamente mi fossero entrate dentro, per poi ritrovarmi improvvisamente a doverne fare a meno.

Ferite che ero certa mi avrebbero distrutta, esperienze che temevo mi avrebbero cambiata radicalmente. Invece… invece.

Si, sono cambiata. Sono diffidente, mi fido di qualcuno dopo diverso tempo, a volte sono così cinica che stupisco perfino me stessa. Però non mi fa più male essere cambiata tanto, soprattutto perché quello che ho dentro, l’essenziale, è rimasto immutato. I miei valori, le cose in cui credo, quelle in cui non riesco a smettere di sperare. La mia sensibilità è sempre lì, integra. Mi porta ancora a non farmi sentire quasi mai a mio agio, mi fa tremare a volte la voce e altre le mani, per non parlare di quando c’è qualcosa di bello proprio lì, davanti a me o addirittura per me. Quelle piccole, grandi cose che mi tolgono il fiato, mi fanno sorridere, mi fanno sentire viva.

E’ ancora lì, così com’è sempre stata e mi conforta, perché significa che avrei perso davvero me stessa soltanto se oggi, niente riuscisse più a toccare certe corde interiori.

Non sarà il massimo sentire così, tenere così tanto a qualcosa… ma non è peggio non emozionarsi mai, non esporsi, non credere, non rischiare? Non è triste non usare il cuore?

La verità è che anche il più disilluso custodisce dentro di sé quel piccolo angolo spinoso del cuore che ancora resiste, che tiene ben nascosto. Ci sarà polvere, disordine, eppure è ancora lì, in attesa di qualcuno che lo trovi, accenda la luce e decida che vale la pena dargli una nuova occasione.

Francesca Lizzio


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Questione di karma

Io sono una che ormai crede in poche cose, una di queste è che la vita è una questione di karma.

Le coincidenze esistono, ma non sempre. L’universo trova il modo di pareggiare i conti attraverso la giustizia cosmica: nel senso che se non esiste giustizia tra le persone, ci pensa lui.

In vita mia ne ho viste tante, sulla mia pelle è stata riversata una quantità di cattiveria e invidia inconcepibile per me stessa e per chi mi vuole bene, ci sono stati periodi in cui mi sentivo uno zerbino, una scarpa vecchia, un rifiuto, un deserto.

Col tempo però ho constatato che è vero quando dicono che nella vita tutto torna, sia il bene che il male. Ero la prima a non crederci, una poi ci fa il callo al male purtroppo, si abitua a vedere che le cose vanno sempre e soltanto in un unico modo, il peggiore. Ma poi l’ho visto coi miei occhi e mi sono innamorata di questa giustizia cosmica che non butta niente, non spreca niente, rende tutto al momento più opportuno e tu non devi fare altro che prendere in mano il tuo dolore e ripetere a te stessa che non sarà sempre così, non ti sentirai sempre così.

Bisogna farsi coraggio, non soffrire più del dovuto per chi ci fa del male, non pentirsi dell’affetto che si è nutrito per questo qualcuno, ma semplicemente andare avanti con la consapevolezza di non essere meschini e cattivi.

Tempo al tempo, ognuno di noi avrà quello che merita, ne sono sicura. Mia madre dice sempre che la vita è un boomerang, quello che metti in circolo torna indietro e qualche volta pure con gli interessi. Perciò quando vi capiterà qualcosa di ingiusto, di crudele, di spietato, non temete. Non provate rancore, rabbia, non serve a niente. Nemmeno soffrire serve, ma quella è una tappa obbligata che in fondo ci aiuta a voltare pagina, quindi almeno un po’ serve eccome.

Vogliate bene, non pentitevi di essere buoni anche se gli altri vi trattano da ingenui, vi usano, vi illudono. Lo fanno perché siete migliori di loro e questo gli logora l’anima. Quel bene che avete indirizzato verso le persone sbagliate troverà il modo di tornare da voi.

Difendetevi, certo, prendete le distanze se è necessario, lasciate andare quando è meglio per voi, usate la testa quando il cuore non ce la fa più. E’ giusto così, non dubitatene. Il dolore passerà, la vita è testarda e va sempre avanti. Al resto ci penserà il karma, abbiate fede.

Francesca Lizzio


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Il diritto di vivere a modo mio

Perché il pensiero comune vuole che la parola “single” sia sinonimo di sfiga e infelicità?

Questa vita è meno pesante se la condividi con qualcuno. Non è detto. Deve essere il qualcuno giusto e mica cresce sugli alberi.

Non ho mai preteso che il mio modo di vedere le cose fosse l’unico sensato, giusto, ma se c’è una cosa che pretendo è il diritto di vivere a modo mio.

Dal mio vissuto ho imparato certe cose sull’amore e sono arrivata alle mie conclusioni, come chiunque altro. Ho scelto di affidarmi alla testa, ma non significa che trascuro il cuore. Semplicemente me ne prendo cura e lo faccio vivere a modo mio.

Un giorno vorrò un figlio, magari potrò anche permettermi di compiere questo passo e spero di poterlo adottare. Con o senza un compagno. Perché la vita è difficile, trovare un lavoro stabile è un’impresa, ma trovare un compagno lo è anche di più. Non sta scritto da nessuna parte che lo troverò sicuramente, tra l’altro.

Ad ogni modo, in Italia ai single non è ancora permesso adottare, si è costretti ad aspettare che la civiltà giunga finalmente anche qui. Ci sono persone che nemmeno in un’altra vita meriterebbero di avere dei figli, eppure in questo Paese il problema è un altro. Cioè che io, donna indipendente, sana mentalmente e fisicamente, non ho il diritto di desiderare una famiglia perché non ho un compagno, come se averlo fosse una garanzia di serenità e felicità per i figli e per me stessa. Perché da sola non valgo nulla, sempre e comunque, in qualsiasi ambito e circostanza, figuriamoci.

C’è sempre la via classica, mi sono sentita dire. Inizialmente sono rimasta basita, poi ho lasciato perdere. Perché non si può spiegare il sentimento che c’è dietro il volere adottare e anche riuscendoci, non tutti sono in grado di comprenderlo.

Ci dicono che siamo generazioni senza sogni, ambizioni e volontà, ma la verità è che il futuro ci sembra un’identità astratta e il presente è un inferno. Non siamo pigri, siamo realisti.

E’ vero, formare una nuova famiglia oggi è quasi un atto di incoscienza. Tra guerre, attacchi terroristici, cambiamenti climatici, incidenti nucleari, ingiustizie di vario genere, stiamo distruggendo il pianeta e noi stessi. Eppure avere un figlio resta un mio desiderio e voglio adottarlo, perché nessuno merita di vivere solo e infelice, soprattutto un bambino e nel mondo ce ne sono tanti, troppi. Avevo sedici anni quando l’ho deciso, non lo dimenticherò mai e negli anni questo desiderio non mi ha lasciata, anzi, si è intensificato. Spero che prima o poi anche nel nostro Paese sarà possibile compiere questo gesto d’amore.

L’amore è un impegno, è costanza, soltanto perché sono single non vuol dire che non so cosa significa, che non sono in grado di amare. I single sanno cos’è l’amore, a volte anche meglio di chi è impegnato in una relazione.

Ognuno di noi dà un significato tutto suo a questo sentimento e nessuno può dirci che è sbagliato soltanto perché è diverso. Il significato che ha per me non ha nulla a che fare col matrimonio ad esempio, ma non per questo giudico e condanno le persone che scelgono di sposarsi.

Chiunque ha il diritto di amare a modo suo.

*film che adoro su questo argomento: The blind side, L’incredibile vita di Timothy Green, Lion – la strada verso casa. Ve li consiglio!

Francesca Lizzio


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Le persone che

Non ho mai ricevuto delle scuse. Da chi?

Da chi ha fatto a pezzi la mia autostima da adolescente, per esempio. Da chi mi ha privata della serenità e della spensieratezza che avrei dovuto sperimentare in quegli anni. Da chi non mi ha aiutata e anzi, ha scaraventato nel mio cuore altro dolore.

Da chi non ha dato alcun peso al fatto di aver distrutto qualcosa dentro di me che non ho mai più riavuto.

Da chi non ha capito cosa ci fosse dietro la mia timidezza, la mia riservatezza, troppo impegnato a giudicarmi, a farsi un’idea di me senza nemmeno prendersi il disturbo di riflettere prima di dare fiato alla bocca.

Da chi mi ha ferita, senza tenere conto del mio affetto.

Da chi mi ha usata, solo per soddisfare il suo interesse.

Da chi mi ha illusa, solo per godere della mia tristezza.

Da chi ha fatto si che la mia capacità di fidarmi degli altri, di aprirmi agli altri, fosse presa a ridotta in cenere.

Adesso ho venticinque anni, so badare meglio a me stessa. Quello che nessuno capisce però è a quale prezzo le persone che hanno subito violenza, psicologica o fisica, imparano a badare a se stesse.

Le vedrete sempre agire diversamente dagli altri. Muoversi, parlare, pensare, guardare, osservare, difendersi. Potete soltanto cercare di immaginare la solitudine e il vuoto che portano dentro, che mai e poi mai, anche se staranno meglio, riusciranno a colmare. Quel vuoto una volta era una parte di loro, una parte che è stata presa e distrutta dall’egoismo e dalla cattiveria di qualche sottospecie di essere umano. E’ come un terreno una volta rigoglioso che dopo una serie di soprusi ha smesso di essere fertile. E’ morto, non darà più vita a nulla. Se ne sta lì, è mancanza.

Le persone come me potranno anche essersi rialzate, ma non avete idea del bagaglio che si portano dentro, di quant’è difficile per loro conviverci. Se non si dispone di una certa sensibilità, di una certa empatia, non potete immaginarlo, è logico.

Ricordo ancora la paura e qualche volta, eccola lì. La sua morsa si stringe o si allenta in base alla forza che riesco a tirare fuori.

Ricordo ancora quando qualcuno rideva delle mie lacrime. Quando chi diceva di volermi bene mi pugnalava alle spalle. Quando l’amore mi deludeva. Quando mi sentivo dire che ero debole, ipersensibile, pazza visionaria, “E’ colpa tua”.

Si, è stata colpa mia, perché soltanto attraverso il dolore e la perdita di una parte di me, ho compreso che avrei dovuto amarmi di più e concedermi meno agli altri. Ho pagato per aver aperto il mio cuore e mi sono ritrovata ridotta all’ombra di me stessa, perfino il mio sorriso non è più stato lo stesso. Ma la mia ingenuità, la mia buona fede, non può essere l’assoluzione di chi ha consapevolmente fatto del male alla mia anima. Tutto quello che mi è stato tolto, i lati del mio carattere mutati irreversibilmente, le scelte che faccio per difendermi anche a costo di dover rinunciare a quello che invece potrebbe farmi del bene, sono cose che chi mi ha fatto del male prima o poi restituirà. La vita è un boomerang: quello che dai, ritorna.

Non ho più bisogno delle scuse, anzi, col senno di poi so che anche se le avessi ricevute non avrebbero avuto importanza. Il danno ormai era fatto.

Per fortuna sono riuscita a riprendermi, grazie a me stessa e alle persone che mi vogliono bene.

Sono una donna che spesso viene considerata strana, riservata, silenziosa, diversa e sapete? Non m’importa più. Perché se essere diversi significa non somigliare affatto a chi giudica senza conoscere, a chi critica senza riflettere, a chi fa del male in qualsiasi modo per il solo gusto di farlo, allora ne sono felice. Una volta odiavo la mia diversità, eppure non era altro che individualità e quando l’ho capito ho imparato ad apprezzarmi e a volermi bene.

Le persone come me non parleranno mai di tutto questo, sta a chi gli sta accanto rispettare e soprattutto capire che siamo fragili. Abbiamo imparato, abbiamo capito, ma credetemi quando dico che non è da tutti restarci accanto. Siamo complicate, siamo un impegno e oggi ogni cosa è a tempo determinato.

Eppure siamo ancora qui, non ci hanno spente, non ci hanno annientate.

Chi non ci conosce avrà sempre da ridire, da criticare, ma dobbiamo fregarcene, viviamo alla faccia sua, che pensa di avere il diritto di decidere al posto nostro, che ha la presunzione di sapere chi siamo. Pensateci, si commenta da solo.

Chi scappa da voi, lasciatelo fare. Avete bisogno di persone di qualità accanto, non di qualcuno privo di sostanza, di chi non ha capito niente e mai ne sarà in grado.

E ricordate che la vera colpa è di chi fa del male, non di chi vuole soltanto fidarsi. Non è vero che non siete abbastanza, che ve lo siete meritato, che è questo il massimo a cui potete aspirare.

Per chi vedrà un mondo intero da scoprire e amare dentro di voi sarete tutto ed è questo ciò che meritate, il massimo a cui dovete aspirare. Perché alla fine si riduce tutto a quest’unica verità: chi tiene davvero a noi ha sempre le idee chiare, non cerca scuse, non ha bisogno di tempo, non ha di meglio da fare, non vuole cambiarci, non credeva fossimo diversi e invece. Tiene a noi e basta. Ci ama e basta.

Francesca Lizzio


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Cara solitudine

Cara solitudine, è da un po’ che non parliamo. Credo sia perché ormai ho imparato ad apprezzarti, a considerarti una parte di me. Il nostro è un tacito consenso, un patto di non belligeranza.

Però scommetto che ricordi bene quando siamo entrate in guerra. Ero in piena adolescenza e all’improvviso il mondo aveva cambiato volto, era diventato ostile, crudele, spietato. Non mi piaceva stare da sola, lo odiavo, ne soffrivo ed ero bersaglio di individui penosi. Allora non lo capivo, ero convinta di meritarlo. Nonostante ti detestassi, sei stata l’amica che mi ha reso migliore. Mi hai arricchita, con te sono diventata la donna che sono. Bé, almeno un po’, per certi versi. Mi hai insegnato delle cose importanti che altrimenti non avrei compreso, ad esempio come riconoscere e distinguere le persone. O che a volte puoi avere accanto le persone che ti stanno più a cuore, ma sentirti sola comunque. Incompresa, spaesata, come un riflesso che non riesce a trovare la propria origine.

Grazie a te ho capito che il punto di partenza sono sempre stata io, non le persone a cui volevo bene. Ho capito di non dovermi aspettare dagli altri ciò che dovevo chiedere soltanto a me stessa.

Quanto sono cambiata. Si, la guerra è finita, sei diventata un’alleata. Eppure qualche volta colpisci dove fa più male. Qualche volta, ciò che mi hai insegnato sugli altri e su me stessa fa male come se mi stessero sbranando il cuore. In quei momenti, quando mi sento così abbandonata e rifiutata, lascerei tutto, non so per dove o come ma me ne andrei. Anche se nel profondo so che non aiuterebbe davvero. Perché in quei momenti, tutto quello che vorrei è una pausa dalla realtà che spesso inganna, illude, ferisce, umilia finché non resisti, stringi i denti, la goccia non trabocca dal vaso. Mi sento come in una bolla, invisibile agli occhi degli altri, sordi alla mia richiesta di aiuto. E comunque sento che qualsiasi cosa dica o faccia, nessuno capirebbe. Anzi, temo possa sminuire o infierire e quindi mi chiudo in me stessa. Sono sola. So che uscire da questa bolla è possibile, è una scelta dettata dall’amor proprio e dalla razionalità, ma ci sono delle volte in cui sarebbe di conforto avere qualcuno che mi porge una mano. Invece sono sempre io ad aiutare gli altri, quando poi si tratta di me spariscono tutti. Mi hai insegnato che pochi restano davvero e che chi dice cose come “Puoi contare su di me”, “Ci sarò sempre” e così via, al momento di dimostrarlo non ci sarà. E’ allora che devo volermi più bene e l’ho capito grazie a te. Grazie per tutte le volte che mi hai svelato la vera identità di una persona che amavo.

Ho capito che sei come l’autunno. Il suo arrivo annuncia una fine, un ciclo che si chiude, la morte, ma anche un rinnovo, la rinascita. Avvolgi il cuore con la tua presenza col solo scopo di dare un insegnamento: bisogna lasciare andare ciò che non ci serve più per fare spazio a ciò di cui invece abbiamo bisogno. Bisogna far morire ciò che ci ha fatto del male, per permettere a ciò che potrebbe farci del bene di nascere.

Molti non ti apprezzano come meriteresti, un po’ come succede all’amore, paradossalmente. Eppure, secondo me, soltanto imparando a comprenderti possiamo accogliere un sentimento, scoprire che persone siamo, cosa desideriamo, cosa fa per noi. Sembra difficile, invece non lo è poi così tanto. Purtroppo molti non capiscono che a volte sei perfino necessaria, fondamentale. Io l’ho capito e anche se non è facile, anche se a volte il dolore sembra incolmabile, con te ho imparato a dare il giusto valore a me stessa. Quindi, ti ringrazio.

Francesca Lizzio


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Cuore mio

Ti ho odiato per tanto tempo, lo sai.

Perché ti sei fidato troppo e gli altri vigliaccamente ne hanno approfittato.

Perché hai amato tanto chi ti ha ricambiato poco, male o per nulla.

Perché sei rimasto chiuso quando, finalmente, volevano soltanto scoprirti. Eri spiazzato, lo so. Adesso stai male perché hai paura che nessuno ti darà più un’altra occasione. Perché sei convinto che davanti alle tue spine mai più nessuno si soffermerà. Perché credi che un cuore per essere amato debba essere sgombro di spigoli e paure.

Ascolta, non è così. Ho capito che se gli altri preferiscono lasciarti andare, allora è meglio lasciarli fare. Se non ti capiscono quando concedi uno spiraglio, allora non sono in grado di accoglierti. Lo so, è terribile. Specie perché non ti spieghi com’è che non ti hanno capito anche quando hai spalancato le tue porte. Quella era incuranza, fidati. Molti non ti meritavano, non eri tu ad aver sbagliato.

A volte vai fiero della tua risolutezza, orgoglioso di essere andato avanti nonostante tutto, anche quando ti sei sentito morire. Altre, invece, vorresti essere più leggero. Ti chiedi come sarebbe se non avessi imparato a difenderti in questo modo che terrorizza tutti, che nessuno capisce.

Ripensi a chi non ti ha afferrato al volo quando poteva, a chi non hai abbracciato quando ce n’era bisogno. Ti tormenti, ti annienti.

Ricevi altro male, nascono altre spine. Il bene che ti servirebbe scarseggia, conservi quello che c’è. Non basta, ma meglio di niente.

Ti chiedo scusa per tutte le volte che ti maltratto, che me la prendo con te. Lo sai che lo faccio soltanto nel tentativo di ammazzare l’amarezza, perché in quei momenti la tristezza rischia di farmi esplodere. Per fortuna sei forte, resisti sempre.

Quindi, per favore, prometti: la prossima volta non andare incontro al rimpianto. Concediti una nuova occasione. Impara dal passato, ma fai il modo di non rinunciare ad altri attimi di vita. Perché lo sai che non ne vale la pena, che non è giusto. Difenditi, ma se è il caso arrenditi. Le cose possono cambiare.

Ricordati di chi ha scelto di prendersi cura di te. Qualcuno c’è.

Qualcun altro, chissà, potrebbe esserci.

Francesca Lizzio


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Soltanto per una volta

Tra i capelli nascondi disordini e amarezze

e qualche volta credi che nulla possa sciogliere le tristezze,

che ogni notte sia fatta per risorgere col niente

Niente più di quello che sei,

che hai o avuto mai

Soltanto per una volta

trovata, scovata

dal peso opprimente di non valerne la pena sollevata

Soltanto per una volta

non costretta a farcela da sola,

a non crollare, attenta al nodo in gola

Coraggiosa autodidatta,

di spine sei fatta

Per non spiegare più a chi non vuole capire,

per non legarti più a chi non vuole sentire

Soltanto per una volta, cosa daresti

melodia muta di essere smetteresti

Slancio felice, volo leggero

con un respiro diverso

Affidi al buio la missiva,

magari il cielo si accorge che ti senti alla deriva

Cosa daresti, soltanto per una volta

per sentirti libera e dal calore accolta.

Francesca Lizzio


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Dura

Quella corazza dura che hai

basterebbe una carezza

e meno aspra sarebbe, lo sai?

Hai finito per dimenticarlo,

ricordo sepolto per non sciuparlo

ricordo appeso al dolore del passato

Non conosci altro modo

convivi con quel nodo,

quel laccio stretto intorno al collo

che mette in guardia, sento, soffoco

Cammini per strada e pensi

“Chissà come sarebbe”

e il desiderio ti avvolge lentamente

lo senti, è prepotente

Schiava della paura,

solo così ti sei sentita sicura

Però che bello se ricordassi

come, oltre quella corazza dura,

sarebbe amarsi.

Francesca Lizzio


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Da consumare entro il

Per me i rapporti hanno una data di scadenza. Tutti, anche quelli più importanti, belli, che non penseresti mai possano finire.

Perché si cambia, perché non ci si trova più, perché il tempo da trascorrere insieme ha fatto il suo corso. Quello che c’era da imparare, quello che c’era da perdere e acquisire è andato, fa parte di noi.

Ogni persona che incontriamo lascia un segno del suo passaggio e soprattutto il dubbio misto a certezza che niente dura per sempre. Si è destinati a fare soltanto un certo numero di passi insieme, a condividere tutto quello che c’è da sperimentare soltanto finché c’è ancora ragione di stare insieme. Finché ci fa stare bene, finché non si è costretti a illuderci che l’amore possa colmare distanze e differenze troppo marcate. Finché ci si sceglie perché non si concepiscono alternative e non per comodità, abitudine, morale.

Questo è quello che so. Finiscono i rapporti familiari, figuriamoci tutti gli altri.

Non serve fare i salti mortali col cuore in mano, porre paletti e confini imposti dalla gelosia, farsi tappeto per chi ormai ci sta scivolando tra le dita, sta passando, sta andando via.

Se ti basta una piccola e inconsistente “distrazione” per sostituirmi vai pure, ma abbi la decenza di non tornare. Se non mi scegli più, buona vita.

Se ti basta un niente per mettermi da parte magari non mi meriti.

Se non troviamo più quello che una volta ci ha unito, forse non abbiamo più nulla da vivere insieme, siamo passato che non deve aggrapparsi al presente.

Ho sempre sperato di vincere senza sporcarmi le mani, di essere scelta perché non esisteva paragone che potesse reggere con me. Invece mi sono sempre sentita come una sorta di museo. Le persone entravano, prendevano confidenza, imparavano a farsi spazio, ammiravano il luogo e i suoi tesori finché un giorno improvvisamente ne avevano abbastanza, diventavo terreno per polvere e macerie. Distruggevano tutto quello che potevano e sparivano ed io lì, a raccogliere i pezzi.

Mi sono sempre sentita come niente che avesse importanza, che valesse la pena scegliere. Per questo ho imparato a scegliere sempre me. La mia serenità, la mia autostima, il mio amor proprio.

Perché se i rapporti sono destinati a consumarsi e sparire, io invece sono qui. Perché se è vero che tutto finisce, devo sapere da chi tornare, che appartengo a me stessa comunque vada.

Perché la verità è che gli altri sono soltanto la cornice, l’opera siamo noi stessi. Soltanto noi.

Francesca Lizzio


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Apre una porta

Ho imparato che una persona potrà vantarsi quanto vuole pur di sentirsi superiore agli altri, potrà ostentare cento lauree, mille viaggi e milioni di amici, ma se manca di sincerità, gentilezza, umiltà e soprattutto maturità… bé, si commenta da sola. Potrà allestire la sua vita in tutti i modi invitanti e illusori che vuole, arriverà (sempre) il momento in cui tutti si renderanno conto del nulla che si affanna a nascondere. Della profonda, meschina, cattiva, voglia di prevaricare sugli altri perché in verità sa di non valere nulla. Di non essere altro che invidia allo stato puro.
Perché una persona sana pur avendo le sue batoste dalla vita, il suo bagaglio emotivo, i suoi problemi e le sue paure, i suoi dolori e le sue gioie, non allestisce un bel niente. Apre semplicemente una porta, sperando che chi sceglierà di entrare non lo farà per fargli del male, augurandosi che nasca qualcosa di bello.
Le persone vuote sono assordanti, quelle ricolme sussurrano. Magari le sentiranno in pochi, ma di sicuro non verranno mai dimenticate. Al contrario delle prime che alla fine si ritroveranno sole, logorate dal loro stesso veleno.

Francesca Lizzio


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