Come volevasi dimostrare

Il bonus per la salute mentale è stato estromesso dalla manovra di bilancio per il 2022. Come volevasi dimostrare rivolgersi ad uno psicologo, tra l’altro in un periodo storico in cui le situazioni di disagio crescono esponenzialmente, continua ad essere un lusso per pochi.

A quanto pare le priorità restano televisori, decoder, mobili e altre cose effimere. Non dovrebbe sorprenderci, dunque, la quantità di notizie allarmanti che si accalcano ogni giorno sui telegiornali dato che il governo non ha nessuna intenzione di fornire sostegno economico-psicologico a chi, avendo i mezzi, cercherebbe aiuto presso le giuste sedi. Dopotutto, stiamo parlando dello stesso governo a cui non importa nulla dei giovani senza lavoro, senza futuro, senza pensione, spesso costretti a sottostare a dinamiche di sfruttamento o spinti dalla disperazione a togliersi la vita. Lo stesso governo a cui non importa nulla del numero impressionante di molestie, stupri e femminicidi avvenuti nel corso dell’anno. Continuiamo a sottovalutare l’importanza del supporto psicologico e la gravità degli eventi da cui siamo bombardati.

Siamo sopraffatti dallo stress causato da due anni di pandemia ed è lampante che molte persone non hanno i mezzi per affrontarlo senza nuocere a se stesse e agli altri. Probabilmente non li avevano nemmeno prima che arrivasse il COVID-19.

La fame di certezze e giustizia è palpabile, basta guardarsi intorno, osservare le azioni degli altri.

Poco prima delle festività, sono stata spintonata con grande soddisfazione. Era il mio turno presso la cassa del supermercato e da nemmeno un minuto ero in procinto di imbustare la spesa prima di pagare, quando due uomini hanno cominciato a spingermi col carrello. Se non mi fossi spostata mi avrebbero investito con piacere. Mi hanno praticamente buttata fuori. Tutto questo per non darmi il tempo, che mi spettava, per concludere e lasciare il posto al cliente successivo (loro). Nel momento in cui ho fatto notare quanto fossero cafoni ad essere così insistenti nel togliermi lo spazio e il tempo di cui necessitavo, ho ricevuto di tutta risposta un “Scusi, eh!” di derisione e un’ulteriore spinta col carrello.

Ovunque vada mi accorgo, con amarezza e disgusto, che noi donne non siamo niente. Siamo un sottoprodotto, qualcosa che non merita rispetto, privo di diritti, perché non siamo esseri umani come lo sono gli uomini.

In una società dove il supporto mentale è ancora un tabù, come si può pretendere che le persone costruiscano una famiglia? Non esistono i mezzi perché non c’è lavoro, non esiste rispetto perché non c’è empatia. Chiunque si sente libero di imporsi sugli altri con arroganza e menefreghismo.

Abbiamo costruito una società disumana e ipertecnologica, votata all’inciviltà. É comprensibile che le persone ancora degne di essere definite tali cerchino la solitudine, pongano della distanza dagli altri. Non ci si può fidare di nessuno, non si può contare nemmeno sullo Stato che, teoricamente, dovrebbe essere al servizio del popolo.


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Ovunque tu sia

Si fa qualsiasi cosa per seppellire il vuoto che portiamo dentro, per nasconderlo agli occhi degli altri. Dietro tutti quei sorrisi falsi riempiamo le nostre giornate di cose inutili, di persone che magari non ci piacciono nemmeno, soltanto per evitare di sentire il silenzio assordante che, alla fine, c’invade lo stesso il cuore. La solitudine è una macchia indelebile, per questo si fa di tutto per nasconderla. Ci si fa i conti quando ci accorgiamo di vagare, trascinati da ciò che ci viene chiesto di fare e che, giorno per giorno, malgrado non ci renda nemmeno felici speriamo lenisca il tormento dell’assenza. In quei momenti, quando sentiamo addosso il peso di tutta quella solitudine dell’anima, dove non c’è sollievo nemmeno per la mente, nemmeno per il corpo, è avvilente sentire di non avere alternative. Non si riesce mai davvero a capire se vale la pena affannarsi tanto per qualcuno che non c’è, che vorremmo non desiderare ma che non riusciamo a smettere di cercare.

La quotidianità è scandita da notizie terribili che non fanno che alimentare il pensiero di un futuro privo di giustizia, di certezze, di speranze. È comprensibile che non si riesca più ad avere fiducia negli altri in una società dove non si fa altro che fingere e ingannare, ma che ne sarà delle nostre vite se nessuno le difende? Eppure non so più in cosa sperare. Mi sento tradita e presa in giro, non sembra torni nulla di buono indietro in questa vita.

A volte ti penso, la sera, quando il buio mi travolge e nel silenzio faccio quello che posso per non sentire la tua mancanza. Ho cercato in ogni modo di trovarti. Un paio di volte credevo di esserci riuscita, strada facendo mi sono perfino resa ridicola in nome di questa speranza. Alla fine, mi sono soltanto illusa.

Ovunque tu sia, ammesso che esisti poi davvero, cerca di stare bene anche senza di me. Se proprio devi, pensami soltanto ogni tanto. Non so se credi ancora in me, ti confesso che sto cercando di smettere di sperare d’incontrarti. Ad un certo punto dovrai smettere anche tu. È evidente che le nostre strade non s’incroceranno.

Non voglio sapere se invece sei già riuscito a mettermi da parte, per certi versi potrebbe essermi di sollievo ma per altri mi farebbe sentire dimenticata dal mondo intero. Se fossi qui penso che mi faresti notare che non me n’è fregato mai niente, in fondo, del mondo intero e io allora ti risponderei che non è proprio così perché non ho mai smesso di sperare che da qualche parte avrei trovato te.

Ma si sa, le speranze e le aspettative alla fine si rivelano sempre mal riposte. È comprensibile che ci affanniamo tutti a soffocare quella voce interiore che non smette mai di tormentarci, sperando di dimostrare agli altri che ce la caviamo meglio di loro. Non esiste una bugia più stupida.

Francesca Lizzio


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Madre Terra

Luglio 2021 è il mese più caldo nella storia del pianeta, sempre più allo stremo. Si rincorrono a gran voce gli allarmi dei climatologici che da anni tentano di fare appello al buon senso di chi governa i popoli della Terra, nella speranza di essere finalmente ascoltati. Abbiamo sprecato del tempo prezioso, tempo in cui avremmo dovuto correre ai ripari cambiando il nostro stile di vita non più sostenibile. 

La corsa all’acquisto di un condizionatore è parsa la soluzione al problema del caldo asfissiante, continuando imperterriti ad ignorare le cause scatenanti di questo caldo anomalo. La frequenza con cui si verificheranno gli eventi climatici estremi aumenterà, così come le temperature e il livello dell’acqua dei mari e degli oceani. A pagarne il prezzo più alto saranno le generazioni future ed egoisticamente parlando è di questo che i governi si sono cullati. Un atto di egoismo più grande non esiste. Un’ingiustizia immane nei confronti dei bambini che stanno crescendo in un pianeta sofferente. 

Gli esseri umani sono capaci di splendide cose, meraviglie e amori indissolubili, eppure è attraverso le atrocità che s’impegna a lasciare un’impronta nella storia. 

C’è un mondo da ripensare per chi lo abita e per il corpo celeste che non rispettiamo abbastanza. Serve una rieducazione civica e ambientale di tutti i cittadini che, oltre ad essere spesso incivili nei confronti del prossimo, non perdono occasione per dimostrare quanto gli sia indifferente lo stato di salute del pianeta che ci ospita. 

Nel momento in cui, tra i commenti in un post su Facebook, leggo frasi del tipo “ma basta sempre le stesse notizie allarmiste”, “non pubblicate mai buone notizie” e “avete rotto le palle”, mi ritrovo a pensare che l’umanità meriti l’estinzione. Siamo capaci di infliggere agli altri il male indiscriminato ed esercitiamo un profondo e malsano egoismo sul pianeta. Non abbiamo nessun diritto di sentirci superiori alla natura che con sempre più violenza sta cercando di ripristinare il suo equilibrio. 

Per gran parte della storia dell’umanità, in tutte le culture la Madre Terra era considerata un essere dotato di spirito, una creatura viva e sacra che andava rispettata e celebrata. L‘uomo si poneva all’interno della natura e mai al di sopra, poiché la Dea Madre nutriva gli esseri umani coi suoi frutti e li dissetava con la sua acqua. Grazie a Lei, l’uomo viveva e prosperava. Quando poi si è affacciato al progresso e al guadagno economico sconsiderato, ha iniziato a saccheggiare e privare il pianeta di tutte le sue risorse. 

Albert Einstein affermò che sarebbe stato necessario “costruire un nuovo umanesimo” altrimenti non saremmo riusciti a salvare il pianeta. 

Le alternative alle fonti di energia fossili e al petrolio esistono da tempo ma gli introiti economici legati allo sfruttamento di queste risorse fa gola a tanti, troppi, avvoltoi. Adesso che siamo al collasso, la speranza è che i governi agiscano attivamente. Non c’è più tempo. Gli adulti devono fare la loro parte, insegnando inoltre ai bambini il rispetto verso la natura a cui dobbiamo ogni cosa. 

Capo Seattle, nativo americano, disse “Insegnate ai vostri figli tutto ciò che noi abbiamo insegnato ai nostri: che la Terra è la madre di tutti. La Terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla Terra. Tutto è collegato, come il sangue che unisce una famiglia. Tutto ciò che capita alla Terra capita anche ai suoi figli.” 

Nel nostro piccolo, ognuno di noi può fare qualcosa per salvaguardare il pianeta. Basterebbero dei gesti di educazione e civiltà, ad esempio evitare di gettare la spazzatura per strada, di inquinare il mare dove vive il pesce che mangiamo, di dare fuoco agli alberi che ci consentono di respirare purezza. Allenate il buon senso, ne va della vita di tutti. Non c’è più spazio per l’egoismo. 

Siamo la specie dotata d’intelletto, eppure facciamo il possibile per autodistruggerci. Ciò che più mi lascia sconcertata è l’indifferenza delle persone, come se non condividessimo la stessa aria, lo stesso cielo, la stessa terra. 

Un proverbio amerindio dice che “la terra sulla quale viviamo non l’abbiamo ereditata dai nostri padri, l’abbiamo presa in prestito ai nostri figli”. 

Se non cambiamo adesso, se non facciamo il possibile per stabilire un nuovo equilibrio, non saranno soltanto i nostri figli ad assistere al disastro ma noi stessi. Sta già succedendo. 

Francesca Lizzio


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