Il diritto di vivere a modo mio

Perché il pensiero comune vuole che la parola “single” sia sinonimo di sfiga e infelicità?

Questa vita è meno pesante se la condividi con qualcuno. Non è detto. Deve essere il qualcuno giusto e mica cresce sugli alberi.

Non ho mai preteso che il mio modo di vedere le cose fosse l’unico sensato, giusto, ma se c’è una cosa che pretendo è il diritto di vivere a modo mio.

Dal mio vissuto ho imparato certe cose sull’amore e sono arrivata alle mie conclusioni, come chiunque altro. Ho scelto di affidarmi alla testa, ma non significa che trascuro il cuore. Semplicemente me ne prendo cura e lo faccio vivere a modo mio.

Un giorno vorrò un figlio, magari potrò anche permettermi di compiere questo passo e spero di poterlo adottare. Con o senza un compagno. Perché la vita è difficile, trovare un lavoro stabile è un’impresa, ma trovare un compagno lo è anche di più. Non sta scritto da nessuna parte che lo troverò sicuramente, tra l’altro.

Ad ogni modo, in Italia ai single non è ancora permesso adottare, si è costretti ad aspettare che la civiltà giunga finalmente anche qui. Ci sono persone che nemmeno in un’altra vita meriterebbero di avere dei figli, eppure in questo Paese il problema è un altro. Cioè che io, donna indipendente, sana mentalmente e fisicamente, non ho il diritto di desiderare una famiglia perché non ho un compagno, come se averlo fosse una garanzia di serenità e felicità per i figli e per me stessa. Perché da sola non valgo nulla, sempre e comunque, in qualsiasi ambito e circostanza, figuriamoci.

C’è sempre la via classica, mi sono sentita dire. Inizialmente sono rimasta basita, poi ho lasciato perdere. Perché non si può spiegare il sentimento che c’è dietro il volere adottare e anche riuscendoci, non tutti sono in grado di comprenderlo.

Ci dicono che siamo generazioni senza sogni, ambizioni e volontà, ma la verità è che il futuro ci sembra un’identità astratta e il presente è un inferno. Non siamo pigri, siamo realisti.

E’ vero, formare una nuova famiglia oggi è quasi un atto di incoscienza. Tra guerre, attacchi terroristici, cambiamenti climatici, incidenti nucleari, ingiustizie di vario genere, stiamo distruggendo il pianeta e noi stessi. Eppure avere un figlio resta un mio desiderio e voglio adottarlo, perché nessuno merita di vivere solo e infelice, soprattutto un bambino e nel mondo ce ne sono tanti, troppi. Avevo sedici anni quando l’ho deciso, non lo dimenticherò mai e negli anni questo desiderio non mi ha lasciata, anzi, si è intensificato. Spero che prima o poi anche nel nostro Paese sarà possibile compiere questo gesto d’amore.

L’amore è un impegno, è costanza, soltanto perché sono single non vuol dire che non so cosa significa, che non sono in grado di amare. I single sanno cos’è l’amore, a volte anche meglio di chi è impegnato in una relazione.

Ognuno di noi dà un significato tutto suo a questo sentimento e nessuno può dirci che è sbagliato soltanto perché è diverso. Il significato che ha per me non ha nulla a che fare col matrimonio ad esempio, ma non per questo giudico e condanno le persone che scelgono di sposarsi.

Chiunque ha il diritto di amare a modo suo.

*film che adoro su questo argomento: The blind side, L’incredibile vita di Timothy Green, Lion – la strada verso casa. Ve li consiglio!

Francesca Lizzio


©Copyright 2018

–  seguimi su Facebook e su Instagram

Annunci

Perché sei single?

“Perché sei single?”.

Quante volte ce lo sentiamo chiedere? E quante volte diamo una risposta sincera?

Non ci credo più.

Non voglio impegni, voglio solo divertirmi.

Non riesco a stare con una sola persona.

E’ più facile.

Voglio stare da sola.

Io sono single perché da sola sto bene e perché non trovo quello che voglio. Mi spiego meglio: non voglio quello che oggi è considerato normale, perché “funziona così”.

Mi sono sentita dire cose come “Sei antica”, “Sembri una pensionata”, “Ma vivi e basta, quanto la fai lunga”.

Avete presente “Oggi sono io”, la canzone di Alex Britti? Ecco, per me l’amore è questo. Come faccio, quindi, ad andare contro la mia natura? E anche se ci riuscissi, sarebbe giusto? Davvero mi sentirei bene con me stessa?

Credo che sarebbe tutto più semplice se ognuno di noi sviluppasse più amor proprio, allora si che le persone come me non subirebbero il famoso terzo grado.

Non mi interessa se sono “antica”, se la via più facile è la più praticata, quindi non la mia, non ho mai percorso la stessa strada degli altri. Avrò preso qualche svolta sbagliata, come tutti, qualche incrocio fuorviante che alla fine mi ha riportata al punto di partenza. Però nonostante tutto sono rimasta fedele a me stessa, ai miei principi, ai miei desideri e non è da tutti.

Quante persone scambiano l’amore con qualcosa che di amorevole non ha nulla? La mancanza di rispetto, il tradimento, l’egoismo, la violenza verbale o fisica, la sottomissione totale all’infelicità.

So bene che andare controcorrente non è semplice, hai tutti contro, sei sola. Però non riesco a mandar giù questa superficialità, addirittura indossarla e farla mia, questo insano gioco del chi se ne frega di più tra uomo e donna dove alla fine nessuno dei due si rivela razionale perché “così vanno le cose, ormai”. Ma quale ormai, scherziamo? Davvero non c’è modo di cambiare questa sottospecie di accordo tacito?

E quindi, le persone come me stanno da sole. Qualche volta ci sentiamo come se fossimo portatori di qualche virus, temuti e tenuti a distanza, come se fosse contagiosa la nostra decisione di volere di più. Magari siamo degli illusi, qualche volta sono la prima a pensarlo. Magari invece è questa la via più prossima per la felicità, continuo a sperarlo, nonostante tutto.

Insomma, rompe sentirci porre questa domanda, la tentazione di rispondere “Cazzi miei” o “Che cacchio vuoi anche tu da me?” è forte, lo so. Ma è vero, non tutti lo capiscono. Non tutti riescono a capacitarsi del fatto che qualcuno possa decidere volontariamente di stare da solo, proprio perché non tutti ci riescono. Non è da tutti saper stare da soli.

Per non parlare del fatto che se questa decisione è presa da un uomo è normale e accettabile, se è una donna a prenderla allora ha qualche problema. Se vi viene rifilato questo commento puramente sessista, cedete pure alla tentazione di rispondere come avreste voluto fin dall’inizio e vedrete che non vi chiederanno più perché siete votate alla singletudine.

Quant’è difficile la vita di un single che, per forza di cose, deve interagire con chi non lo comprende. Quant’è difficile la vita per chi mette il cuore in tutto perché è fatto così, non riesce ad amalgamarsi, ad adeguarsi a chi è troppo diverso da lui.

Non siamo sempre contenti di essere diversi, sia chiaro. Aprire il cuore è un passo che spesso e volentieri ci si ritorce contro, ma è più forte di noi non riuscire ad ignorare la sua voce. La sensibilità è la nostra pelle, la nostra forma, la nostra identità.

Non è vero che essere single vuol dire essere sfigati, acidi, antipatici, infelici, così come non è vero che ogni coppia è realmente innamorata e quindi felice.

Capiterà ancora che vi sentirete incomprese, pesci fuor d’acqua, ma non arrendetevi. Opponetevi ad oltranza a quell’ormai che sta snaturando i rapporti. Cercate l’amore a modo vostro. Restate fedeli a voi stesse.

Francesca Lizzio


©Copyright 2017

–  seguimi su Facebook e su Instagram

Quando un amore finisce

Quando un amore finisce si porta via tutto. Il “restiamo amici” (così come il tradimento) è una beffa nei confronti di quello che li ha preceduti. Un insulto, un’offesa vera e propria.

E’ ferire i ricordi che si hanno in comune, le cose che sono state condivise.

E’ infierire su qualcosa che è già morto, come se non fosse abbastanza.

E’ un po’ come avere ancora qualcosa che ci lega anche se in realtà non c’è più nulla, un certo vincolarsi per ritrovarsi poi, un giorno, a pensare che avremmo dovuto riprovarci, come se avessimo vissuto soltanto di felicità, perché i ricordi hanno questa brutta abitudine, ti fanno vedere soltanto il bello di quello che è stato. E il brutto, il perché è finita, dove lo mettiamo?

Per quanto mi riguarda, chi ha amato davvero non è capace di accontentarsi di una semplice amicizia. L’amore è prepotente e, com’è giusto che sia, se non può saziarsi prende le distanze.

Forse sarebbe il caso spendere qualche parola sul fatto che se una storia finisce è sempre colpa di entrambi, che i tradimenti in fondo sono tutti uguali, che eppure “c’eravamo tanto amati”.

No. Sarò estremista, ma non sono d’accordo. Per me quando una relazione giunge al capolinea è perché uno dei due si è rivelato immaturo, inadatto, oppure si era incompatibili e l’unica cosa che accomuna i tradimenti è il fatto che chi tradisce non è innamorato. Una persona innamorata non si sognerebbe mai di ferire, deludere e umiliare in questo modo chi ama. Il tradimento è una forma di egoismo, di noncuranza, di insensibilità.

Quando un amore finisce va via anche un po’ di noi. Non si è più gli stessi. Per un po’ ci si aggrappa ai “se” e ai “ma”, pur di non separarsi definitivamente da quella persona. Poi, un giorno, magari senza nemmeno accorgercene, siamo andati avanti. Perché per fortuna la vita va avanti, sempre e noi dobbiamo seguirla.

Le storie finiscono, gli stronzi mai e pazienza, finché vogliamo cercare l’amore meglio rassegnarci e stare attente.

L’importante è volerci bene, perché siamo noi le uniche responsabili della nostra felicità.

Godiamoci la vita.

E beviamo tanti Margarita.

Francesca Lizzio


©Copyright 2016

–  seguimi su Facebook –

La verità

Sei fantastica, divertente, diversa dalle altre. Chi ti avrà sarà molto fortunato.

Allora perché non mi vuoi?

Era questo che alla fine mi ritrovavo a domandarmi, a volte pensando addirittura di essermelo meritato, di essere sbagliata.

Sei troppo complicata. Con te si deve fare sul serio.

Allora si, sono diventata complicata. Perché ho un cervello e amo usarlo, amo avere un’opinione su tutto e lottare per ciò in cui credo. Si, con me si deve fare sul serio, perché il tempo per le stronzate ha una scadenza. Perché da sola sto bene, se qualcuno vuole starmi accanto deve farmi stare meglio, non peggio.

Ad ogni modo, sembra obbligatorio avere una relazione. Come se da soli fossimo individui inferiori, come se stare in coppia fosse una garanzia per una vita migliore. Come se fosse facile trovare qualcuno che ne vale la pena.

Facciamo il punto della situazione.

Ci sono quelli che ti vogliono ma non fanno nulla per averti.

Quelli che non sanno se ti vogliono ma adottano la soluzione ipocrita “Un giorno magari si”.

Quelli che ti vogliono ma vogliono anche le altre, cazzi tuoi se non ti sta bene.

Quelli che si rifiutano di definire la relazione.

Grazie che non ci fidiamo, grazie che abbiamo mille difese e mille paure, che misuriamo parole e azioni. Spero ci sia un girone dell’inferno tutto per loro.

Che poi, quando ci sentiamo dire le classiche frasi da manuale Non sei tu, sono io/In questo momento non so quello che voglio, la verità è soltanto una: non gli piacciamo abbastanza.

E’ capitato a tutte, almeno una volta, un uomo che ci voleva veramente (se non vi è successo, vale per il futuro). Ricordate cosa avete provato? L’avete capito subito, perché è stato chiaro, diretto, inequivocabile. Semplice. Ecco, quando non avete questa sensazione potete mettere le mani sul fuoco: non vi vuole o almeno, non abbastanza. Quel film dovremmo conoscerlo a memoria (n.b. La verità è che non gli piaci abbastanza).

E allora, se non hanno il coraggio di essere sinceri, preferiscono indorare la pillola o fare a gara a chi ha sofferto di più nella vita, come possiamo pretendere che siano in grado di essere nostri compagni? Riguardatevi il film e se non lo conoscete rimediate.

Una volta mi incazzavo da morire, tiravo su sceneggiati da paura. Volevo spiegazioni, urlavo tutto quello che provavo e pensavo. Poi ho capito che era inutile, un grande spreco di parole ed energie. Perché non c’è niente di più triste del parlare col cuore in mano a chi non vuole ascoltarti, del dare amore a chi non è capace di vedere oltre se stesso.

Abbiamo un istinto che ci viene sempre in aiuto, ci dà tutte le risposte, eppure in amore scegliamo di ignorarlo ed è lì che sbagliamo. Perché nel profondo lo sappiamo sempre se un uomo ci vuole oppure no, se abbiamo investito su qualcuno che lo merita oppure no.

Non è una colpa avere delle speranze, delle aspettative, ma bisogna scegliere con razionalità a chi regalare questo bagaglio emotivo. Il nostro cuore ha un valore, va protetto.

Non smettiamo mai realmente di sbagliare, ma per fortuna si può sempre imparare.

Perciò.

Diffidate da quelli che non parlano mai, non si aprono mai. Tutti abbiamo sofferto, tutti siamo stati presi in giro, ma quando gli porgete una mano (e un cuore) e continuano a starsene lì senza venirvi incontro, allora lasciate perdere. Non hanno niente da offrirvi.

Diffidate da quelli “spenti”, che non si emozionano mai, che non vi dimostrano mai il loro affetto, che non prendono una posizione. Non sono altro che soggetti passivi.

Diffidate da quelli che non smettono mai di parlare, non vi ascolteranno. Non gli interessa ascoltare voi, ma soltanto se stessi.

Diffidate da quelli che vi promettono il mondo, a parole siamo bravi tutti, a volte perfino loro. Sono fatti che non si realizzeranno mai.

E non pensate nemmeno di poter cambiare un uomo, è una battaglia persa in partenza. Non è giusto per nessuno. Tra l’altro, le persone non cambiano. A maggior ragione, quindi, dovete sceglierlo bene.

Perché la vita è difficile, perché si è individui formati e autonomi e per capire se insieme si può andare da qualche parte deve esserci equilibrio. Nessuno deve salvare nessuno, bisogna essere complici. Non sarà per sempre (abbiamo appurato che non esiste ormai), ma per quel periodo che ci è concesso bisogna esserci sempre, non soltanto quando va tutto bene.

La verità è che l’amore è uno stile di vita. Non ci si limita a scegliere una persona, impegnarsi per un po’ e poi lasciare che diventi abitudine. L’amore è come una pianta, ha bisogno di cure e presenza costanti. Perfino i cactus ogni tanto hanno bisogno d’acqua, figuriamoci.

Francesca Lizzio


©Copyright 2016

–  seguimi su Facebook –

La felicità

Sono sempre stata la cinica del gruppo. O la stronza, dipende dalle circostanze. Fatto sta che tutte le volte che tra amiche si tocca l’argomento “uomini”, ecco che esce fuori il mio lato amaro. Vuoi perché col tempo ho imparato a conoscerli, vuoi perché fin da subito non mi sono mai fidata di loro del tutto.

E così, proprio io che una volta ero fermamente convinta che nonostante tutto il mio “happy ending” se ne stava da qualche parte, alla fine mi sono ritrovata a tenere ogni maschio sulla corda.

Se da un lato le mie amiche qualche volta mi rimproverano di essere troppo difficile/diffidente, dall’altro mi sono accorta che qualche maschio che non si arrende alle mie barriere c’è.

Ho scoperto poi di non essere altro che una sfida da vincere e buttare successivamente nel dimenticatoio. Fa niente, è esperienza, fa curriculum.

Perso il desiderio (e la speranza) dell’happy ending, anche quel po’ di romanticismo che avevo è andato a farsi benedire. Accumulando delusioni, ferite e rimpianti, complice il fatto di non aver mai vissuto la singletudine come un dramma, ho capito che stare da sola mi piace troppo. Ho capito che il mio “finale” altro non è che l’inizio di un amore che ogni donna dovrebbe avere: quello per me stessa.

Ad un certo punto mi sono stancata delle solite frasi da manuale Io ci tengo a te, ma non sono pronto per una storia importante (quindi preferisci perdermi? Ok, addio allora), Ho sofferto tanto in passato/Non me la sento di definire il nostro rapporto/Io sono fatto così, se non ti sta bene quella è la porta (oh povero, a me invece mai nessuno mi ha preso per il culo o spezzato il cuore/wow, che atteggiamento maturo/allora sei stronzo, quella è la porta).

Credetemi quando dico che un uomo che vi vuole veramente col cavolo vi lascia andare, inventa scuse o sparisce.

Ad un certo punto ho deciso di stare da sola. Perché gli uomini, alla faccia del “sesso forte”, non hanno né le capacità né il coraggio di investire in una relazione. Perché non ne potevo più di non essere mai “abbastanza” o di essere “troppo” per qualcuno che in realtà non mi ha mai voluto veramente. Perché non merito una persona che mi fa sentire insicura, che mi fa odiare il mio corpo o il mio carattere, che mi dà per scontata. Perché non sono una che si accontenta. Perché questo per me non è amore.

Stare da sola è fantastico. Non devi rendere conto a nessuno di quello che fai, dove vai, con chi vai. Sei libera. E’ anche vero che la solitudine a volte sa essere una gran bastarda, eppure soltanto grazie a lei possiamo fare chiarezza dentro di noi. Grazie a lei saremo in grado di scegliere su quale treno salire, non prenderemo al volo il primo che passa. Grazie a lei saremo in grado di decidere se riprovarci o lasciare le cose come stanno, con assoluta consapevolezza.

Oggi i rapporti non valgono niente, siamo tutti facilmente sostituibili, messi in vetrina finché fa comodo, esposti agli occhi di tutti ma incapaci di guardarci l’un l’altro. Sfiliamo in una piazza in cui tutto è in mostra, ma nessuno ci sceglie mai per quello che realmente siamo. In una società dove valori e sentimenti non contano più nulla, essere single è legittima difesa. E’, tra le altre cose, un’occasione preziosa per imparare ad amarci come nessun altro farà mai.

Per cui, quando si parla d’amore io sono la guastafeste, quella che dice cose come Se è sparito è perché non era veramente così interessato, Non dargli troppe certezze, ti darà per scontata, non cercherà di conquistarti, Tienigli testa, non essere sempre accondiscendente, Fatti desiderare, non concedere tutto subito, deve capire che sei preziosa e non come le altre, Hai una vita senza di lui, non deve pensare che trascorri tutto il giorno in attesa che si faccia vivo e se la sincerità è sempre la strada migliore, devo dire che non sempre è apprezzata.

Per fortuna le persone intelligenti sanno che in queste parole amare ci metto tutto il mio cuore, le pronuncio per il loro bene.

Quello che predico da sempre, a costo di fare la parte dell’egoista pur non sentendomici, è che non bisogna aspettarsi la felicità da un uomo. Prima di tutto perché se non siamo in grado di camminare con le nostre gambe, aggrapparci a un’altra persona equivale ad annullare entrambi. Non è giusto né sano. E poi perché questo fatidico uomo, nessuno ci ha garantito che ci troverà.

Tra l’altro un uomo deve essere un complice, non un salvagente (e vale anche al contrario: crocerossina/Penelope anche no). Considerate che a loro la nostra totale dedizione neanche piace. Se avete degli amici chiedeteglielo. Una donna che cambia la sua intera esistenza per un uomo, la trovano disperata. Una donna sempre disponibile, sempre reperibile, li annoia. Trovano affascinante il fatto che abbiamo una vita, delle passioni, degli impegni, un carattere. Chiaramente sto parlando di uomini intelligenti, non confondiamoci.

La felicità è scoprire che donne siamo. Realizzarci come individui. Avere delle amiche con cui sfondarsi di cibo spazzatura. Mandare al diavolo quello stronzo che non ci merita.

La felicità è investire su noi stesse, non su una persona che oggi c’è e domani chi lo sa.

Quello che bisognerebbe imparare fin da bambine, se soltanto non vivessimo in una realtà profondamente maschilista, è che il nostro “finale felice” non deve essere votato al sacrificio, al completo annullamento. E’ da pazzi spegnersi in questo modo.

Abbiate sempre la voglia (e il diritto) di scoprire e dar voce a voi stesse.

Francesca Lizzio


©Copyright 2016

–  seguimi su Facebook –

Irraggiungibile

Serve del tempo, ma alla fine tornano (quasi) tutti. Arriva sempre il momento in cui quell’ex amica, quell’ex fidanzato, quel ragazzo che “non era pronto per una come te, ma un giorno chissà”, si guarda indietro e si rende conto di chi ha perso. Tutte quelle persone che ti hanno ferita, delusa, rifiutata, tornano sempre. Che sia stato per invidia, cattiveria, leggerezza, stanchezza.

Ad un certo punto, succede che ti ritrovi un messaggio, una richiesta di amicizia, oppure ci s’incontra. Tu, con l’aria di chi si è rialzata ed è andata egregiamente avanti, loro col senso di colpa negli occhi, il rimpianto in tasca, la coda tra le gambe. Ma tu sei passata per loro, non ci sei più e non per vendetta o vanità, ma perché non hai più bisogno di loro, non sono più persone che vuoi nella tua vita.

Ti sei data il tempo per soffrire, star male al punto di desiderare di sparire, per pentirti di tutto quello che hai incondizionatamente (e ingenuamente) dato. E ti è servito, perché così hai capito cosa aspettarti dalle persone. Hai scoperto che sei più forte di quello che credevi e stare da sola ti piace tanto. Hai imparato a volerti bene indipendentemente dagli altri, quegli altri che non ti hanno mai capito e apprezzato veramente.

Sei irraggiungibile e intoccabile: la tua personalissima difesa.

Sai che il “pochi ma buoni” va doverosamente applicato e se mancano anche quelli, meglio sola piuttosto che accontentarti, ritrovarti circondata da persone che non ti chiedono mai “Come stai?” o che te lo chiedono ma in realtà non gliene frega niente.

Sei tu quella che ci mette il cuore e ogni volta se lo ritrova mutilato.

Sei tu quella a cui tutti hanno sempre preteso qualcosa e sistematicamente non era mai abbastanza, come se fossi indistruttibile, come se fossi una specie di distributore gratuito di vita.

Poi, finalmente, hai aperto gli occhi: hai capito che nessuno ti darà mai quello che tu sei sempre stata disposta a donare… e hai imparato a conservarlo per te stessa.

Francesca Lizzio


©Copyright 2016

–  seguimi su Facebook –

Persone coraggiose

Se le persone avessero un’etichetta, un marchio, non sarebbe tutto più facile? Si eviterebbero quelle indegne e si passerebbe direttamente a quelle belle. Perché secondo me, a furia di incassare, star male, imparare, se incontriamo finalmente le persone giuste poi non sappiamo cosa fare. Magari non rischiamo, consci del conto da pagare una volta arrivati alla fine oppure precediamo la fine, distruggendo tutto in anticipo. Perché non c’è niente di peggio del guardarsi indietro e sentirsi patetici per ogni volta in cui abbiamo creduto che valesse la pena usare tutto quel cuore, spendersi in quel modo, perché ci sono cose che non tornano più com’erano prima. La delusione ti rende diffidente. Il dolore ti rende cinica. L’esperienza ti rende selettiva.

A quel punto ci si deve fermare un attimo, per ritrovarsi e rimettere insieme i pezzi. Per capire che quello che è stato era giusto, nonostante tutto. E’ servito.

E’ intrinseco nella nostra società il pensiero che “nessuno si salva da solo” perché la maggior parte delle persone, per paura o per colpa delle convenzioni sociali, ha paura di stare da sola. Come se la vita potesse essere sprecata con persone che non ci rendono felici, a mendicare l’amore di qualcuno che non ci ama veramente, a scappare perfino da noi stessi perché non abbiamo mai avuto il coraggio di chiederci cosa realmente vogliamo.

Stare da soli è per le persone coraggiose. Così come l’amore. Moltissime persone non lo capiscono, riempiono il vuoto che hanno dentro con altre persone, piuttosto che con se stesse. Danno all’assenza il volto di una presenza sbagliata, come se le mancanze fossero tutte uguali.

Stare da soli è un bene, un diritto, a volte anche una necessità, perché soltanto così ci si può rendere conto di cosa si vuole veramente, di che tipo di amore si è capaci.

Ma l’amore che cos’è?

Qualche volta credo di averla una risposta tutta mia, ma qualche altra volta invece penso di non averci capito mai niente.
A volte penso che se non tirassimo in ballo tattiche e strategie, paure ed esperienze passate, se mettessimo le nostre carte in tavola e dicessimo “Ecco, io sono questo. Sono qui e voglio provarci” sarebbe tutto più semplice. Chissà, magari ci sarebbe meno solitudine e più amore.
In ogni caso, secondo me, l’amore dovrebbe essere un valore aggiunto. Dovrebbe arrivare quando abbiamo imparato a conoscere noi stessi, quando si è capaci di essere uno, perché non è un bisogno, è qualcosa di più, è qualcosa in più.
L’amore non conosce forzature, è spontaneo come la complicità: o c’è o non c’è. Nasce da solo, incontrollabile: sta a noi poi curarlo per far si che cresca e resista.
Non deve far dubitare di aver fatto la scelta giusta.
E’ la libertà di essere se stessi, di lasciarsi andare completamente, di potersi fidare.
Ha un vocabolario tutto suo, di parole che a volte soltanto gli occhi e le mani sanno pronunciare, che si riescono a dire soltanto in un sussurro. Ci sono sguardi e gesti che possono essere più intimi del sesso ed è lì che l’amore si nasconde, nella semplicità dei dettagli, nella bellezza disarmante dei dettagli.
L’amore è un atto di fede. Non esiste la persona “giusta”, quella in cui troveremo tutto quello che aspettavamo esattamente come la volevamo: esiste soltanto la persona che con le sue ombre e la sua luce può essere compatibile con le nostre ombre e la nostra luce. Solo così si può aspirare alla felicità con qualcuno, credendo che nonostante tutto insieme si possa andare da qualche parte.
L’amore è una promessa ma non è immune a nulla, perché è la forza che ha di esistere che fa la differenza, che ne determina l’intensità o la fine. E’ venirsi sempre incontro.
Nella società di oggi l’amore è un atto di incoscienza e allo stesso tempo di coraggio. Perché essere sinceri in una realtà che ti vuole falso è controproducente e per pochi. Per quei pochi a cui non piace considerare le persone intercambiabili, che di qualcuno vogliono sapere tutto, scoprire tutto e non esserne mai sazi. Per quei pochi che per “divertimento” intendono immergersi nell’universo di un altro, camminargli accanto, spogliarne poco alla volta le ombre, difenderne la luce.
Nei fatti, l’amore è quasi qualcosa di impossibile. Perché la vita è cara, perché non c’è lavoro, perché è da pazzi progettare castelli in aria, sognare un futuro senza fondamenta.
E perché la maggior parte delle persone, incapace di aspettarlo e/o coltivarlo, si annulla e si accontenta di un fac-simile.

Molti dicono che nemmeno esiste più. Non sappiamo più come si fa questo sentimento.
Si vuole l’illusione di un rapporto vero piuttosto che essere coinvolti realmente.
Si sta con un piede sempre fuori dalla porta, sempre in guardia, si tiene tutto a distanza di sicurezza.
Ci si sfida in un gioco strategico dove alla fine non vince nessuno, a chi è il più indifferente, il più forte, il più sicuro e alla fine si è solo bravi a restare soli o con le persone sbagliate, a perdere tempo.
Si spoglia il corpo, l’anima no perché è troppo rischioso. Ed è vero, è rischioso, ma è autentico. E’ in quel momento, quando siamo più vulnerabili, che ci dimostriamo capaci di amare a prescindere da come finirà. Che ci dimostriamo veri. Che ci dimostriamo diversi.

Francesca Lizzio


©Copyright 2016

–  seguimi su Facebook –

Malinconia

Lo so, non è bello

ma se vuoi un bacio,

un abbraccio

o una carezza,

attenta,

guarda che ti ritrovi senza certezza

Lo senti che niente vale la pena,

niente pesa in questi volti tutti uguali

che non vogliono il tuo nome,

non guardano negli occhi

e del tuo cuore non gli fotte

Sei tu quella che sente i sentimenti

e non li trova in questi tempi,

vivi male tutti i momenti

Vuoi andare via

da questo mondo distorto in cui non trovi poesia,

in cui ci si difende

e né col contagocce

né col “fidati”

ci si arrende

Parli coi muri, parli al vento

dici che se una volta credevi ciecamente in un mondo più bello

oggi fai le valigie, prendi pelle, sangue e cervello

che non credi, non senti e non vuoi saperne più niente

Sarà anche vero che ognuno ha in tasca la propria teoria,

che se fuori fa freddo non è detto che dentro debba essere lo stesso,

ma è anche vero

che a parlare coi muri e col vento

a lungo andare porta a una gran malinconia.

Francesca Lizzio


©Copyright 2016

–  seguimi su Facebook –