Dura

Quella corazza dura che hai

basterebbe una carezza

e meno aspra sarebbe, lo sai?

Hai finito per dimenticarlo,

ricordo sepolto per non sciuparlo

ricordo appeso al dolore del passato

Non conosci altro modo

convivi con quel nodo,

quel laccio stretto intorno al collo

che mette in guardia, sento, soffoco

Cammini per strada e pensi

“Chissà come sarebbe”

e il desiderio ti avvolge lentamente

lo senti, è prepotente

Schiava della paura,

solo così ti sei sentita sicura

Però che bello se ricordassi

come, oltre quella corazza dura,

sarebbe amarsi.

Francesca Lizzio


©Copyright 2017

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Spina

Tu non sai essere me cosa significa

mi guardi, mi trovi cinica

Credi mi piaccia essere spina

non lasciarmi toccare per me è una garanzia

So che nessuno può capirlo davvero

che con tutto quello che ho vissuto non sono più quella che ero,

non voglio più quello che avevo

Ormai ne ho la certezza, incuto paura

succede quando si ama oltre misura

Sarò banale e insignificante

sento troppo, tutto o niente è la mia unica costante

Tu mi guardi, non capisci, pensi che rimarrò da sola

perché del mio cuore, come tutti gli altri, vedi soltanto la forma

Non voglio niente, non aspetto nessuno

ho me stessa, porto sicuro.

Francesca Lizzio


©Copyright 2016

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Pochi

Pochi amori, pochi occhi

guardo le mie mani e penso a chi le ha mai toccate

ma so che toccare non sempre è sentire,

so che in pochi hanno provato a capire

Ho buttato tutto, ho messo una pietra sopra

macigno ingiusto per chi si accontentava di sentirsi sola

e si, pochi hanno provato a scoprire

eppure sono ancora solo un’ombra da coprire

Due volte è passato

la prima, solo una volta l’ho detto, ma ho amato

la seconda, non l’avrei mai detto, ho abbandonato

e ho voltato pagina ma nel mio cuore è rimasto intrappolato

Tornassi indietro e invece non sono tornata,

tornassi indietro ma mai nessuno mi ha fermata,

tornassi indietro… ma no, nemmeno tu mi hai amata

Ad incolpare sempre solo me rendevo leggero il sentire degli altri

che pochi sono stati, pochi hanno ascoltato

e ancor meno l’ombra hanno illuminato.

Francesca Lizzio


©Copyright 2016

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Malinconia

Lo so, non è bello

ma se vuoi un bacio,

un abbraccio

o una carezza,

attenta,

guarda che ti ritrovi senza certezza

Lo senti che niente vale la pena,

niente pesa in questi volti tutti uguali

che non vogliono il tuo nome,

non guardano negli occhi

e del tuo cuore non gli fotte

Sei tu quella che sente i sentimenti

e non li trova in questi tempi,

vivi male tutti i momenti

Vuoi andare via

da questo mondo distorto in cui non trovi poesia,

in cui ci si difende

e né col contagocce

né col “fidati”

ci si arrende

Parli coi muri, parli al vento

dici che se una volta credevi ciecamente in un mondo più bello

oggi fai le valigie, prendi pelle, sangue e cervello

che non credi, non senti e non vuoi saperne più niente

Sarà anche vero che ognuno ha in tasca la propria teoria,

che se fuori fa freddo non è detto che dentro debba essere lo stesso,

ma è anche vero

che a parlare coi muri e col vento

a lungo andare porta a una gran malinconia.

Francesca Lizzio


©Copyright 2016

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La donna che sono

Ci passavo i pomeriggi con la testa fra le nuvole,

guancia con guancia contro la terra,

stretta nel suo abbraccio che sapeva di casa

mentre il cielo mi insegnava a volare

Sentire come sentivo mi rendeva felice,

non mi chiedevo perché e per come,

abbracciavo il mondo con tenera ingenuità,

chi ci pensava che sarei cresciuta

e non avrei trovato nessuno a cui piacesse il mio mondo

Vedevo gli altri avere fretta,

io invece mi aggrappavo a qualunque cosa

nell’illusione di fermare il tempo,

restare così,

restare me stessa,

senza paure, lacrime e responsabilità

Ma il tempo non voleva saperne,

andava avanti trascinandosi il mio cuore

che nel frattempo

faceva a pugni,

collezionava cicatrici,

perdeva pezzi,

imparava silenzi e sentimenti

Sono già qui

e non ho ancora imparato a muovermi in questa vita

che mi sfida, mi stanca e mai una volta me la da vinta

Tiro le somme, guardo le mie carte

bambina di gioia

e ragazza di sogni che ero

Donna di spine che oggi sono,

col cuore

che di giorno fa la guerra

e la notte spicca il volo.

Francesca Lizzio


©Copyright 2015

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Cactus

Il treno è in ritardo, il sole inizia a tramontare,

il vento le passa tra i capelli col suo dolce soffiare

sospira, incrocia le braccia

non guarda nessuno in faccia,

se ne sta lì a fare i conti col passato

che l’ha resa dura e stanca e col cuore congelato

Ha dato retta alla paura chiudendo l’anima all’amore

perché chi al bene non è abituato conosce solo il dolore,

le hanno tolto il sorriso, la speranza, l’incanto

tutti quei coltelli nel cuore l’hanno resa di amianto

Dicono che sembra glaciale

pochi sanno che invece è troppo passionale,

dicono che sembra che niente possa toccarla

meglio, così nessuno osa sfiorarla

Per tutte le volte che è caduta e si è rialzata

ce n’è stata una in cui ha deciso che mai più nessuno l’avrebbe calpestata

così ha smesso di piangere, credere, sognare

ha avvolto il cuore nel cemento e ha imparato ad abbandonare

Sale sul treno, prende posto e guarda attraverso il finestrino,

solo ieri tratteneva le lacrime su quel marciapiede sentendosi un casino

A chi fa domande risponde con amarezza,

se ci pensa non ricorda cosa sia una carezza

Certe parole non sa più pronunciarle,

non riesce nemmeno a pensarle,

tiene spento il sangue, soffoca gli affanni

nessuno sa che non sente da anni

Le persone spesso davanti al buio preferiscono desistere

dimenticando che l’ombra senza la luce non può esistere

così della realtà delle cose ha fatto la sua difesa,

il cinismo dalle illusioni la lascia illesa

Perché un cactus non dimentica come vanno le cose,

le sue spine non sono belle come quelle delle rose,

sta in guardia dal mondo là fuori,

a nessuno importa che tra le sue brutte spine nascono frutti e fiori.

20 Dicembre 2014

Francesca Lizzio


©Copyright 2015

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